Mark
Viscontessa, 26 Febbraio 2005 Ieri sera, per esempio, mi sono ben vestita e sono andata al circolo per un aperitivo in compagnia del veterinario che avrebbe intrattenuto gli astanti sul tema “patologie equine”.
Io facevo parte degli astanti, di quelli cioè che alle otto si aggirano famelici intorno al buffet e neanche si accorgono che c’è un veterinario che mostra le diapositive di una autopsia ad un cavallo morto di pleurite.
Non mi diverto mai molto in queste occasioni ma mia figlia ha lì tutte le sue amiche e così di buon grado, ti tanto in tanto, metto su l’espressione da circolo di equitazione e mi appropinquo verso un divano bianco cercando di individuare fin da subito qualcuno con cui trascorrere la serata.
E’ una tecnica di sopravvivenza che per noi sporchi individualisti equivale ad un risparmio energetico notevole: individui qualcuno che per noia, carattere, timidezza, ti pare più in disparte e prima di venire inglobato nel turbinio delle scomposte chiacchere di gruppo, ti accoppi emotivamente col soggetto che viene immediatamente rivalutato dal mio interesse.
Non perché il mio interesse sia un bene prezioso da bramare, ma perché di solito con il soggetto prescelto non c’è a memoria d’uomo nessuno che sia mai riuscito a scambiarci più di un saluto e la fitta conversazione che io riesco a mettere su con un perfetto e silenzioso sconosciuto, finisce per incuriosire i più.
Così ieri sera ho trovato Mark: segaligno frequentatore del circolo di età improbabile e di abilità terribilmente discutibile. Se non fosse che i tempi sono cambiati, sono sicura che Mark (il cui vero nome è Marco ma il vezzo della nostra istruttrice di modificare i nomi così lo ha ridotto) sarebbe stato uno di quei soggetti a cui mia madre, in fregola di sistemazione delle figlie, avrebbe sicuramente posato il suo occhio benevolo.
Alto, secco, un po’ gobbo, con un paio di occhiali dalla montatura enorme e un dignitoso residuo di capelli sulla testa, Mark è uno di quegli uomini che non attizzerebbero neanche una devota del Signore protagonista di qualche porno soft anni settanta. E le cose non vanno certo meglio quando in sella ad un destriero che renderebbe aitante persino Buttiglione, il nostro Mark si appresta a saltare un paio di ostacoli sui quali si riversa con il suo corpo filiforme con la grazia di un manico di scopa.
Però Mark ha un vizio, ha un vizio che me lo ha reso subito interessante e che me lo fatto scegliere tra il grande numero di partecipanti alla serata. Mark fuma.
Rammentando ciò, l’ho quindi individuato in mezzo alle tartine di Philadelfia e salutandolo con insolita umanità, ho condiviso con lui due olive e tre mozzarelle prima di proporgli di prendere insieme un caffè e andare fuori insieme a fumarci una sigaretta.
Ed è stato allora che è successo qualcosa di insolito.
E’ ovvio e scontato, alla faccia di chi mi crede un’accanita femminista in zoccolo e capello selvaggio, che mai e poi mai mi permetterei di tirare fuori i soldi per un caffè quando sono in compagnia di un uomo.
La mia intraprendenza può giungere ad individuare un rappresentante di sesso maschile da trascinare verso il bar ma poi, giunta al bancone e consumato quello che l’estro del momento mi suggerisce, ringrazio il mio cavaliere ben prima che questo abbia fatto il gesto di pagare.
Certo è anche vero che di solito preferisco accompagnarmi ad uomini dalla virilità più evidente perché quando per curiosità o necessità sono in compagnia di uomini nei quali percepisco immediatamente una sorta di soggezione verso la mia giocosa sfacciataggine, preferisco non sottoporre il poverino all’imbarazzo di dover comprendere l’affascinante mondo femminile e instauro immediatamente un rapporto di parità nel quale l’esborso monetario per una consumazione, è indifferente da quale portafoglio prenda vita.
Così, insomma, avrei fatto ieri sera anche se pagare un caffè con una banconota da 50 euro, può essere imbarazzante come perdere un oliva in un Campari Soda o strozzarsi con una patatina di dimensioni imbarazzanti.
Ho quindi preso il caffè e poi ho estratto dalla tasca della giacca la banconota da cinquanta euro ben infilata in una pinza portasoldi in argento che mi rendo conto essere un accessorio tipicamente maschile, ma a me piace.
Al chè lui, ha rimesso la tazzina nel piattino e appoggiando la sua mano sulla mia mi ha detto “ma scherzi!? Metti via quei soldi”, rendendomi immediatamente partecipe della mia femminilità che in una serata come ieri, pensavo di non essermi neanche portata dietro.
La cosa è assolutamente finita lì nel senso che durante la conversazione che è seguita al caffè e che ci ha visti fuori al gelo a consumare il nostro vizio, il Mark è tornato ad essere il soggetto già previsto e conosciuto che balbettando e sudando nonostante l’aria fredda, mi è venuto dietro in una conversazione che avevo impacchettato a posta per lui.
Un “di cosa ti occupi” è un ottimo viatico per ogni tipo di conversazione ma mentre lui si lasciava finalmente andare ad una conversazione più rilassata e tranquilla, io mi sono distratta da quelle chiacchere tornando per un attimo al pensiero di quel gesto così virile da far sospettare che Mark, epurato con competenza da se stesso, possa riservare piacevoli sorprese.
Io mi trastullo sovente con l’idea di liberare il genere maschile dal giogo di donne come me, ma poi il trasformismo caratteriale di cui dovrei rendermi protagonista, richiede un bel dispendio di energie il cui solo pensiero mi affatica.
Però, se qualcuna fosse interessata a testare le mie capacità di valutazione, secondo me con Mark otterrebbe delle belle soddisfazioni.





26 Febbraio 2005, 14:18
belissimo, viss.
è vero, un piccolo gesto spontaneo, e una persona si rivaluta immediatamente. alla faccia degli impostatoni.
27 Febbraio 2005, 0:01
sei emblematica.
27 Febbraio 2005, 12:30
bellissimo, vis.
anche a me è capitato di trovarmi in posti dove, per farmela passare, ho cercato la persona meno normale possibile. e spesso è stato divertente. con quel piacere di totale libertà nel dialogo, tanto non ci si rivede più. l’essere se stessi.
” ti è venuto dietro nella conversazione “. forse si forse no. io non c’ero quindi non posso dire, ma so che ci sono persone che lasciano volutamente le redini della discussione alla controparte. è una tattica strana…..forse un po’ subdola…
comunque questo scritto è certamente un gradino superiore a tutti gli altri che ho letto in questa pagina.
bacino
otto
27 Febbraio 2005, 23:04
Io credo che ci siano persone semplicemente un po’ timide e che per metterle a proprio agio non ci sia altra soluzione che trovare un argomento di conversazione in cui si sentano sicuri.
Sono emblematica perchè il gesto di Mark, piccola cosa, mi ha incuriosita.
A volte le persone, soprattutto quelle che si espongono poco, hanno risvolti inimmaginabili e i dettagli sono importanti.
Grazie raga :-)))
(a me sto raga mi diverte un sacco!!!)