Dedicato ad Anselmo

Viscontessa, 22 Febbraio 2005

Poniamo il fatto che non ci siano i presupposti.
Non ci sono presupposti per muoversi, mancano gli arti e la scienza non ha ancora provveduto a realizzare delle protesi artificiali adeguate.
Esiste la volontà, la volontà di muoversi e la perseveranza nel credere al miracolo, Black Mambo che si fissa in primo piano l’alluce del piede.
Mettiamo anche il caso che Lourdes non abbia ancora provveduto a riconoscere miracoli sulla ricrescita degli arti, perchè di miracoli ne esistono tanti, ma che si sappia, una gamba non è mai ricresciuta a nessuno.
Attestati tutti i presupposti resta invariato il problema motorio. E allora che fare?
Riflettevo sull’argomento, lo facevo fissando una lampadina accesa che mi accecava l’occhio destro. Ho pensato a Troisi, se quella lampadina si fosse spenta con la sola forza di volontà, io sarei una persona diversa e potrei chiamare il mio cane Ugo anzichè Ottobre Rosso.
Perchè Otto non è il suo vero nome e secondo me lui lo sà benissimo così stasera, quando mi ha fregato il panino di mano, ha fatto finta di non sentire e si è ingollato il tutto senza fare una grinza.
Allora, c’era questa cosa della volontà senza i mezzi, non che abbia una problema di deambulazione, ma capita alcune volte di combaciare così perfettamente con la superficie del divano, che si ha la certezza matematica che, alzandosi, non sarà mai più possibile ricreare una simile simbiosi.
Tu e il divano, ovvero la Sacra Sindone del copridivano, un concetto da affrontare e approfondire soprattutto la domenica pomeriggio.
Dicevo quindi che c’era questa cosa della lampadina che rovinava irrimediabilmente la perfezione dell’attimo, quell’attimo in cui hai la netta sensazione di essere assolutamente presente a te stesso, l’attimo della percezione del fegato, della consapevolezza della milza e dell’assenza del timpano e della pupilla…già la pupilla, è giunto lì il problema perchè la pupilla era perfettamente cosciente e consapevole, la sentivo contrarsi e muoversi freneticamente sotto alla palpebra come una trottola dal moto perenne. Un tormento! e allora mi è venuta in mente questa cosa dell’arto mancante, dell’arto incapace di svolgere la sua funzione e di conseguenza assolutamente inutile e ingombrante.
Insomma, mi sentivo con un arto in meno, mutilata di qualcosa di essenziale che mi permettesse di affrontare la noia della lampadina e pensavo che deve pur esistere una forma di carburante alternativo in grado di muovere ciò che è inamovibile.
L’estirpazione della pupilla indisciplinata mi pareva un’operazione troppo cruenta e allora ho finito per chiedermi se esistesse un modo per non compromettere la propria impronta sul divano e contemporaneamente spengere quella maledetta lampadina.



3 commenti a “Dedicato ad Anselmo”

  1. utente anonimo Says:

    Io mi sono fatto una pera per questo problema.

    Nel senso che ho un interrutore a peretta che arriva fino al divano e spegne la luce.

    M’e’ cambiata la vita da allora.



    manuel ‘fmf’ ferrero

    http://www.servidellagleba.it/~manuel/blog/

  2. cloee Says:

    io penserei seriamente ad addestrare otto in tal senso…

    inutile sperare nel coniuge, son tutti muzio scevola quando ti servono.

    : )

  3. utente anonimo Says:

    PERO’! tu mi conforti: ho trovato qualcuno più pigro di me?

    Maria Josè

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