Testamento
Viscontessa, 20 Febbraio 2005
Avevo già scritto in ordine sparso di quest’argomento, ma quest’oggi, complice una visita familiare di gruppo al mio babbo che risiede in una casa di cura, ho messo ordine a tutte quelle considerazioni che di solito affiorano a sprazzi tra i miei scritti o più frequentemente tra i miei pensieri e ho deciso di lasciar testimonianza di quanto quest’oggi definitivamente appurato. Premessa: mio babbo, dieci anni fa, attraversando sulle strisce pedonali in un sabato mattina di primavera, è stato investito da un automobilista indisciplinato che gli ha fratturato un ginocchio. Cadendo a terra ha battuto la testa sul muretto in pietra di un’aiuola e qualche ora dopo la botta, è andato in coma per un’emorragia celebrale che ce lo ha riconsegnato con il fisico piuttosto provato e una mente devastata dal conseguente spappolamento di buona parte del cervello. Adesso vive su una sedia a rotelle e il suo grado di consapevolezza equivale a quello di un bimbo di un paio di anni che tra le difficoltà di linguaggio e quelle di controllo del proprio fisico, si affida più facilmente alle sensazioni che non alla propria ragione. I primi anni però non è stato così, insieme al danno celebrale quelli fisici hanno più volte rischiato di portarselo via per complicazioni che passando dall’epilessia, al diabete, dal rischio di soffocamento (per una tracheotomia irreversibile) alla pressione altissima, lo hanno colto con lo strazio con cui solo chi non si rende conto di cosa gli sta succedendo, può provocare in chi gli sta intorno. Oggi quindi visita familiare al babbo e consueta conversazione dal titolo "quando muoio io", avviata come al solito da mia mamma che ogni volta ci tiene a metterci a parte delle sue riflessioni in merito. Quanto segue: Mia mamma rifiuta l’accanimento terapeutico, dice che se sta male lei vuole morire esattamente come non ha fatto con mio padre, per essere sicura di poter morire prima di invecchiare troppo, ha anche tentato più volte di convincere mio padre a morire di buon grado in maniera da rendere libera anche lei di morire un po’ quando le pare. Mio padre naturalmente le ha detto muori te che io sto proprio bene e non faccio un bel niente tutto il giorno. Mia mamma tiene nell’armadio di camera una decina di abitini neri anni 60 che si ostina a non gettare perché utili in caso di morte. Roba che se da morta gli metti un abititino di quelli, il becchino si sganascia dalle risate per tutto il cimitero e no è cosa carina. Allora in alternativa al tubino anni 60, vuole essere cremata, dice che vuole essere avvolta in un lenzuolo e data alle fiamme senza che nessuno la veda da morta. Chiesto da parte mia riscatto finchè è in vita per essere accontentata da morta. L‘alternativa, ho dovuto dirglielo, è l’esposizione nuda per tutto il tempo concesso. Per la donazione degli organi si è detta disposta a lasciare le sue valvole artificiali nel cuore. Mia sorella invece, che ha problemi di salute piuttosto gravi ma che fin da piccola voleva donare tutti gli organi alla sua morte, ha deciso di donare le sue orecchie che sono piuttosto carine e funzionanti. Le ho proposte di vendersi da subito la nuda proprietà. Io, che l’erba cattiva non muore mai, gliel’ho detto: basta che vi sbrigate che vorrei godermi l’eredità finchè sono ancora in tempo per farlo! Questo è tutto.





21 Febbraio 2005, 11:01
non c’entra niente ma http://www.repubblica.it fa sapere che da oggi è on line il sito di manuela arcuri.
http://www.manuelaarcuri.it
FAVOLOSO!!!!!
21 Febbraio 2005, 14:27
mi hai fatto intravvedere i segreti dell’elaborazione del lutto.
leggerò questo post un paio di volte la settimana.
non si sa mai che io smetta di tempestare di telefonate il mio ottuagenario papino per controllare stia bene quando puntualmente interrompo le sue performance erotiche la fidanzata.
bambolescente
21 Febbraio 2005, 14:28
…con la fidanzata
21 Febbraio 2005, 16:47
Anonimo, non è carino venire qui, sul sito di una doppia maggiorata vera (mentale e fisica), per pubblicizzare una monomaggiorata, e per di più artificiale. Io preferisco mille volte la Viss, altroché.
Riguardo il resto, beh, ci tengo troppo io, alle mie cosine, vorrei portare tutto con me. Hai visto mai, di là, mi torni utile qualcosa.
21 Febbraio 2005, 16:48
PS: Viss, riguardo al testo, hai detto che i refusi non contano, vero? Ok sto zitta, sto zitta
21 Febbraio 2005, 17:25
Beh, Bambolescente, quando cominci a collezionare le sfighe familiari come fossero figurine Panini, dopo un po’ effettivamente cominci a riderci un po’ su, tanto per sdrammatizzare:-))
Tit, dove???? cioè riesco a sbagliare anche con word, scrivo e non vedo le linee rosse degli errori, ma com’è questa cosa? io non mi tollero proprio.
21 Febbraio 2005, 17:31
Ridere per sopravvivere (conosco bene sì quel modo di reagire: è l’unico …;-)*
21 Febbraio 2005, 17:42
Vis, se ci paghi (me e Tittyna, ovvio) ti facciamo da correttore ortografico…
Però i tubini anni ‘60 non sono ammessi in pagamento. (vero, Tittyna?)
21 Febbraio 2005, 18:35
Già Signora, per questo che poi alla fine una diventa Placida :-))
Riccio, ho appena comprato una lampadina da nove euro e mezzo che mi si è fulminata appena l’ho avvitata al portalampada.
Non mi parlare di pagamenti oggi che c’ho un errore per capello :-))))
21 Febbraio 2005, 18:50
Appoggio la mozione Riccio, niente tubini. Io mi accontento di un forte abbraccio con bonaria e riconoscente ripetuta pacca sulla testolina.
Mi fa sentire tanto “brava bambina”.
21 Febbraio 2005, 19:30
Vis, mi hai fatto sorridere
GRAZIE
Maria josè