vita da mucche

Viscontessa, 10 Febbraio 2005

 

Essere mucca ai giorni nostri non è semplice.
Certo sempre meglio che nascere pollo, ma anche una mucca, oggi come oggi, ha le sue belle difficoltà a trovare i suoi spazi.

Tempo fa, per esempio, avevo chiesto una settimana di ferie per
potermi recare in Svizzera a trovare Milka la mucca viola. Da quando è diventata famosa si è trasferita laggiù dove dice ci siano pascoli verdissimi da brucare tutto l’anno senza che nessun
fattore si preoccupi di prelevartene una fetta per il fieno.
Lei dice che lì il fieno non esiste.
L’ultima volta che ci eravamo viste era ancora una mucca qualunque ma poi per via di quella pubblicità del cioccolato, è diventata famosa e da quando poi l’hanno fatta tutta viola, non deve più neanche preoccuparsi di produrre il latte.
Così, sollevata dall’incarico, ha deciso di rifarsi le mammelle perché, come mi ha spiegato, sullo schermo bisogna sempre essere competitivi e in televisione è pieno di giovani vacche con le mammelle ancora sode, che fanno di tutto per fregarti il posto.

Io allora ho fatto regolare domanda al fattore che a sua volta l’ha inviata alla UE per l’approvazione definitiva della mia trasferta ma quelli, dopo quasi un mese, hanno risposto che non potevano concedermi il nullaosta.
La motivazione riguardava l’impossibilità durante la mia assenza dall’italia, di stabilire quale fosse la provenienza del mio latte e in mancanza di una normativa ben precisa al riguardo, si trovavano costretti a rifiutarmi la trasferta mentre contemporaneamente mi invitavano ad inviargli il mio passaporto fino a quando la questione non fosse stata risolta dalla commissione UE competente.
Non ne ho certo fatto una tragedia, quella Milka lì non mi era poi stata mai, troppo simpatica e tra l’altro, avevo saputo per vie traverse, che più di una volta si era insinuato che la Milka fosse una mucca pazza e io, con certe mucche, preferisco non avere niente a che fare.

Così ho deciso di fare come la Lola che grazie alla Granarolo era finita a servizio da quel principino che ogni mattina prima di bere il suo latte, si assicura dal maggiordomo che il latte sia proprio della sua mucca preferita.

E ho scritto alla Parmalt .

Qualche mese dopo ho ricevuto la risposta "Gentile signora Mucca, nel rispetto della fiducia che da sempre contraddistingue i rapporti con la nostra clientela, ci vediamo purtroppo costretti ad informarla che non possiamo ospitare nelle nostre stalle mucche che non abbiano ricevuto la certificazione del proprio latte.

Questo obbligo morale che ci sentiamo in dovere di assolvere a qualunque costo, ha fatto della nostra azienda una delle principali aziende al livello nazionale e l’orgoglio che deriva da tale posizione, non ci consente purtroppo alcuna deroga al codice deontologico che ci siamo autoimposti.

La qualità del nostro latte è il nostro miglior biglietto da visita.

Spero che vorrà comprendere le nostre motivazioni e nel ringraziarla per la Sua candidatura le auguriamo un futuro ricco di fermenti lattici e la salutiamo cordialmente".

Lì per lì ci sono rimasta un po’ male ma poi mi son detta che il mondo è pieno di opportunità e saperle cogliere dipende solo da noi, così mi sono data una sistemata e sono andata personalmente dai produttori di latte per il parmigiano reggiano, intenzionata a farmi ricevere ad ogni costo.

Certo che lì fanno le cose sul serio, filo spinato, impianti d’allarme e soprattutto un fattore bastardo come il cane della mia vecchia fattoria che ci veniva a pisciare sulle zampe.

Le ho provate tutte, ho provato a scavalcare il recinto e a scavare un tunnel ma quello, manco avesse delle mucche che producono grappa, non ne ha voluto sapere di farmi entrare e io, sempre timorosa di essere scambiata per una mucca pazza, ho finito per arrendermi e tornare alla mia stalla.

Poi un giorno, mentre brucavo svogliatamente l’erba di un pascolo di fine stagione, ho capito di aver sbagliato tutto e di non aver capito quale fosse la vera opportunità da seguire.

Dovevo fare un calendario il Muccandario dove avrei potuto esprimere al meglio la mia personalità e ora, nella latteria del sig. Mario, chiunque può ammirare le mie possenti mammelle e il mio sguardo penetrante come quello di un toro.

Ho saputo, tra l’altro, che è proprio in quella latteria che la cameriera di un famoso produttore televisivo, va ogni mattina comprare il latte.

E ho sentito dire che ultimamente vanno molto di moda i reality show e io spero che prima o poi a qualcuno venga l’idea di girarne uno in una stalla.

Voglio diventare a tutti i costi una Starmucca, questa è la verità.



11 commenti a “vita da mucche”

  1. PlacidaSignora Says:

    Eviva la StarMucca! ;-D

    (quand’ero piccola piccola credevo che le mucche bianche e nere facessero il caffelatte e quelle bianche e marroni la cioccolata. Non c’erano ancora mucche viola; meno male

    ;-))

  2. cloee Says:

    io fossi in te comincerei a fare il provino per la “fattoria 2″..lo presenterà la D’Urso,imperdibile..sai quanto latte riusciresti a produrre col suono melodioso della sua voce? : )

  3. Viscontessa Says:

    son depressa nonostante la Starmucca.

    depressissima, ma che sarà?

  4. cloee Says:

    ciclo?

  5. Viscontessa Says:

    no cloe, mortorio.

    Non trovi che a giro ci sia un gran mortorio?

  6. personalitaconfusa Says:

    obitorio, direi. :)

  7. Viscontessa Says:

    Personalitàconfusa!!!! ti ho mai detto che ti amo? forse no perchè sono timida:-))

  8. utente anonimo Says:

    vis, io quando sono depresso mi drogo.

    silvestro

  9. personalitaconfusa Says:

    grazie mi hai salvato. anche io ti amo. ora però devo andare che mi cihude la macelleria islamica sotto casa.

  10. Viscontessa Says:

    silvestro, dipende.

    L’ultima volta he mi sono fatta una canna in depressione, ho pianto come una vite tagliata di fronte ad un cartone animato giapponese.

    Forse mi dedicherò all’alcool:-))

    Pers (già prendo confidenza e ti abbrevio il nome, faccio prgressi!) mi raccomando in macelleria: un no forte e deciso alla carne di mucca viola che quella si è rifatta le mammelle e rischieresti di mangiarti il silicone :-))

  11. enfiteuta Says:

    L’alcool è sicuramente una buona risposta agli acciacchi dell’anima. Ma, se posso permettermi, consiglierei a tutti coloro che sentono di essere in uno stadio iniziale della depressione di lavarsi ripetutamente i denti. L’alito fresco, oltre a quella magica sensazione di sentirsi impegnati e partecipi nella lotta alle carie, dona autostima e attira la considerazione dei nostri interlocutori. Provate e poi ditemi.

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