bisogno di maternità virtuale

Viscontessa, 8 Febbraio 2005

 

Il fatto è che mi si è arrotondata tutta e anche quei suoi dentoni a coniglio di solito così impertinenti e maligni, hanno assunto un’aria più dolce e delicata come petali cremisi di un fiore appassito. Parlo della mia barista, lo scricciolo di cartone che come un burattino imita le sembianze umane mentre prepara il caffè.



Ultimamente vado sempre a mangiare lì perché il prosciutto legnoso deil oro umili panini, mi fa passare l’appetito al solo guardarli e toltala gola, cercare di perdere qualche kilo è più semplice e meno faticoso.

Tra l’altro anche il marito del grillo-talpa, grosso roditore dallo sguardo vacuo, sembra acquisire di giorno in giorno maggior sicurezza e ora, quando deve darmi il resto, non lo conta più con l’aria sospettosa della pantegana che esce dal tombino, ma si accontenta di uno sguardo e un sorriso che qualche volta, sarò sincera, quasi mi commuovono.



Il dubbio è che il grillo talpa sia incinta e che la diversa disposizione dentale nell’arco temporale della sua collocazione orale, sia dovuta al grazioso stato interessante in cui il grillo-talpa si trova.



La gravidanza è una gran cosa. Fino a quando abbassando lo sguardo continui a vederti il ciuffetto di peli del pube, ti senti una gran donna, dopo, quando anche un semplice bidet è un’operazione che richiederebbe un cane guida per ciechi, ti cominci a sentire una balena ma ormai è fatta, da un momento all’altro diventerai floscia come un tricheco e stringendoti tra le braccia quel cosino che ti si avvinghierà su una tetta come mai neanche l’amante più focoso è riuscito a fare, ti accorgerai che rimarrai un po’ puerpera per tutta la vita.

E così oggi, dopo aver affrontato lo sguardo acquoso ma cristallino del grillo-talpa in riproduzione, ho provato una fitta di nostalgia per quel legame forte e strettissimo che si instaura tra la perenne puerpera e il topino nano, e improvvisamente ho provato fortissimo il desiderio di avere anche io nuovamente una piccola creatura da accudire e far crescere tra mille dubbi, incertezze e atroci perprelssità.

Poi ieri leggevo sul blog di Giulia (www.saitenereunsegreto.com) che frequento da spettatrice passiva orami da tempo, che per essere una vera blogstar devi avere almeno un piccolo troll che ti zompetta intorno festoso sovrastando di tanto in tanto le tue parole, con i suoi piccoli e graziosi urli di esserino in fase di crescita.

E così, forse perché il Signore è buono e comprensivo ma non si sa mai come manifesterà con te la sua misericordia, quest’oggi mi è arrivato del tutto inaspettatamente un giovane troll che oltre a dare un certo lustro alla mia persona virtuale, mi consentirà di abbandonare definitivamente il mio piccolo tamagotchi vero e unico surrogato di una maternità virtuale di cui sentivo fortissimo il richiamo ormai da tempo.

Per chi avesse letto il post precedente, cazzi suoi, l’ho cancellato e fanculo ai troll!



7 commenti a “bisogno di maternità virtuale”

  1. cloee Says:

    pensavo di essermi rincitrullita io..

    senti ,rispondi alla mail al posto di delirare?

  2. Tittyna Says:

    Io l’avevo letto e m’ero un po’ preoccupata. Sono contenta che l’hai tolto, zompettare per la blogopalla cercando disperatamente le tue tracce su questi tacchi a spillo non sarebbe stato facile.

    Meglio così, non c’è niente di meglio che sapere esattamente dove si trova la mia Viss.

    Ah dimenticavo, se bastasse avere un troll per essere una blogstar, beh, io lo sarei da tempo.

    Tu lo sei per diritto divino. Sei la vera e unica “Genialità Confusa”.

    Bacio

  3. riccionascosto Says:

    Ecco, brava, così si fa… però ricordati di non dargli troppo da mangiare, al troll… o si riproduce.

    (A proposito di riprodursi, che fine ha fatto Bongo? Avevo un aperitivo in sospeso…)

  4. Paolettos Says:

    Io nella mia vita ho commesso un unico errore.

    Quello di essermi dedicato troppo ad assecondare gli altri e mai ad assecondare me stesso ed i miei bisogni.

    Tu hai la pessima tendenza autolesionista, come se l’unica via da percorrere fosse il Calvario.

    Ho letto il post più in alto e trovo che avere dei bei ricordi sia anche una cosa piacevole.

    A volte una consolazione. Piccola, forse inutile. Non so.

    A me piace ricordare cose belle e spesso le cose che scrivi mi provocano delle piacevoli sensazioni.

    Non vorrei mai che smettessi di scrivere, perchè leggerTi resterà per me sempre un piacere.

    Almeno in questo, mi farebbe piacere che imparassi a scendere dal Calvario.

    Non ti fermare.

    P.s.: ha ragione tittyna, “Genialità confusa” Ti si attaglia

  5. Viscontessa Says:

    vabbè, vabbè, ndiamo avanti…..:-))))

  6. Paolettos Says:

    ho scritto troppe volte “piacere” e mangio troppa cioccolata.

    Ergo non trombo e sono insoddisfatto.

    Me ne accorgo da solo.

    Fortuna c’ho na sfilza di funerali a settimana che almneno mi deprimono un po’….

    Se c’è qualcuna che vuole donarmi la sua gnocca son capace di rifiutargliela …………. (proviamo così, magari qualcuna che non mi conosce ci casca)

  7. cloee Says:

    ahahha..paolettos..non cambi mai! : )

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