buoni propositi

Viscontessa, 28 Febbraio 2005

 

Ecco, volevo solo dirti che se adesso tu mi facessi
sentire un po’ più a mio agio, me ne andrei a letto tranquilla.

La verità è che volevo scrivere una cosa su una cosa
che mi è successa e che mi ha piuttosto cosata, ma poi mi son distratta pensando
a te e non so più cosa volevo dire.

Cosa ne so io di come vanno le cose quando succedono
certe cose! Ma lo sai che sei proprio un bel tipo?

Io ti dico una cosa e tu cosa fai? Ti cosi subito e
te ne vai.

Guarda facciamo così, adesso io ti dico cosa mi passa
per la testa e tu mi dici cosa ne pensi.

Allora, la prima cosa che ti volevo dire è che sono
piena di buon propositi.

Di solito i buoni propositi li coltivo a fine estate
quando rientro a casa dalle vacanze o anche quando le vacanze non le ho fatte e
io non mi sono mossa di casa ma il TG ci racconta che è in corso il controesodo
e che partire intelligentemente è più stupido che partire stupidamente per cui
tanto vale partire un po’ alla cazzo di cane che tanto la fila te la fai lo
stesso.

Insomma ti volevo dire che avevo messo in
coltivazione dei buoni propositi come faccio in primavera quando pianto festosa
bulbi per il giardino e un’ora dopo il cane li ha tutti disotterati e ci gioca a
palla scodinzolando felice per quell’attività ludica fuori programma. Bulbi che
compri tutti disidratati nelle bustine colorate e che se vengon su a fiore, non
son mai i fiori delle bustine ma ti ritrovi cipolle quando pensavi di aver
piantato gelsomini.

E le patate americane? Chi è che non aveva in casa
sopra alla televisione la sua bella patata americana tutta in vegetazione? Gli
piantavi un paio di stecchini nel costato e l’appendevi su un barattolo pieno
d’acqua e quella vegetava tranquilla per mesi fino a quando si rinsecchiva tutta
e a te non rimaneva niente.

Ma sto divagando e invece i buoni propositi sono una
cosa importante che non è che perché hai un bel culo ad un certo punto ti devi
dimenticare di metterli su. E’ come la nettezza, non è che basta chiudere il
sacchetto e metterlo fuori dalla porta perché tu possa adagiarti sugli allori di
una pattumiera pulita. I buoni propositi son come le scoazze (così le chiamano a
Venezia se non ho ricordi appannati delle mie conversazioni casalinghe con
Marco) li devi riempire di pattume e poi ci devi fare un bel fiocco e le devi
portare fino ad un cassonetto. Di certo però non le devi legare con quel
pezzettino di naylon che ti danno in dotazione con il sacco arrotolato per la
nettezza, quello non regge niente e serve solo per inciamparci quando ti
trascini il sacchettone fuori dall’appartamento. Ma lo sai che trovo
continuamente laccetti di naylon un po’ da tutte le parti? Sono disattenta ma la
nettezza è come i buoni propositi, prima di cestinarli li chiudo per bene con un
nodo e via.

Allora insomma, ho messo su questi buoni propositi di
cui volevo parlarti, roba seria come i culi che vanno giù, l’ho letto oggi da
qualche parte e ci son rimasta male, mi sono immaginata il peso di un culo in
giù e non ho potuto fare a meno di chiedermi se non sia meglio disinteressarsi
proprio di un culo e dedicarsi a tempo pieno alle orecchie che quelle almeno
restano lì dove sono. Ma lo sai per esempio che le orecchie sono l’unico organo
che continua a crescere fino alla morte? Ci hai mai fatto caso che i vecchi
hanno delle orecchie enormi? Che poi i vecchi, beffa del destino, sono sempre un
po’ sordi. E adesso non chiedermi cosa crescono a fare le orecchie perché
francamente non lo so anche se le orecchie mi hanno sempre affascinato per la
loro consistenza croccante.

Son l’unico organo veramente croccante e io che adoro
il croccante ma non lo posso mangiare per via dei denti, mi consolo con le
orecchie altrui.

Non lo posso mangiare perché mi si incolla sui denti
e i denti collosi mi sanno di un che di malato. Aveva un’amica che una volta era
stata corteggiata da uno con la borraccina sui denti e questa cosa mi aveva così
impressionata che da allora preferisco essere corteggiata da uno senza denti
piuttosto che da uno con la borraccina sui denti.

Che poi la borraccina a me sta pure simpatica, ne ho
un po’ nel giardino su un’aiuola e da quando l’ho vista mi son decisa che lì sta
il nord anche se la bussola segna per nord tutto un altro punto.

Ma bussole e compassi non son cose per me, dev’essere
per via di quelle esse in cui è facile inciampare soprattutto se porti
l’apparecchio per i denti, Dio che tristezza quelli che a quarant’anni si
mettono l’apparecchio per i denti perché c’hanno un canino un po’ storto o un
incisivo un po’ come le partenze intelligenti: alla cazzo di cane!

Però io adesso volevo parlarti dei miei buoni
propositi ma tu mi distrai continuamente e io perdo il filo del discorso come mi
perdo il filo dei sacchetti della nettezza, certo quelli li ritrovo più
facilmente che il bandolo di questa matassa che ho messo su e nella quale mi son
perduta come il gatto nel gomitolo di lana.

Ti ho mai detto che per un certo periodo ho lavorato
a maglia? …sai che però visto così sei proprio carino, no, non è che voglia
cambiare discorso, figurati, ti ho scritto apposta per parlarti dei miei buoni
propositi però ecco, visto così con quell’aria un po’ annoiata e quell’orecchio
impudicamente esposto al mio sguardo…..

Senti, scusa, posso sgranocchiarti l’orecchio prima
di parlarti dei miei buoni propositi?

Mark

Viscontessa, 26 Febbraio 2005

 Ieri sera, per esempio, mi sono ben vestita e sono andata al circolo per un aperitivo in compagnia del veterinario che avrebbe intrattenuto gli astanti sul tema “patologie equine”.
Io facevo parte degli astanti, di quelli cioè che alle otto si aggirano famelici intorno al buffet e neanche si accorgono che c’è un veterinario che mostra le diapositive di una autopsia ad un cavallo morto di pleurite.
Non mi diverto mai molto in queste occasioni ma mia figlia ha lì tutte le sue amiche e così di buon grado, ti tanto in tanto, metto su l’espressione da circolo di equitazione e mi appropinquo verso un divano bianco cercando di individuare fin da subito qualcuno con cui trascorrere la serata.
E’ una tecnica di sopravvivenza che per noi sporchi individualisti equivale ad un risparmio energetico notevole: individui qualcuno che per noia, carattere, timidezza, ti pare più in disparte e prima di venire inglobato nel turbinio delle scomposte chiacchere di gruppo, ti accoppi emotivamente col soggetto che viene immediatamente rivalutato dal mio interesse.
Non perché il mio interesse sia un  bene prezioso da bramare, ma perché di solito con il soggetto prescelto non c’è a memoria d’uomo nessuno che sia mai riuscito a scambiarci più di un saluto e la fitta conversazione che io riesco a mettere su con un perfetto e silenzioso sconosciuto, finisce per incuriosire i più.
Così ieri sera ho trovato Mark: segaligno frequentatore del circolo di età improbabile e di abilità terribilmente discutibile. Se non fosse che i tempi sono cambiati, sono sicura che Mark (il cui vero nome è Marco ma il vezzo della nostra istruttrice di modificare i nomi così lo ha ridotto) sarebbe stato uno di quei soggetti a cui mia madre, in fregola di sistemazione delle figlie, avrebbe sicuramente  posato il suo occhio benevolo.
Alto, secco, un po’ gobbo, con un paio di occhiali dalla montatura enorme e un dignitoso residuo di capelli sulla testa, Mark è uno di quegli uomini che non attizzerebbero neanche una devota del Signore protagonista di qualche porno soft anni settanta. E le cose non vanno certo meglio quando in sella ad un destriero che renderebbe aitante persino Buttiglione, il nostro Mark si appresta a saltare un paio di ostacoli sui quali si riversa con il suo corpo filiforme con la grazia di un manico di scopa.
Però Mark ha un vizio, ha un vizio che me lo ha reso subito interessante e che me lo fatto scegliere tra il grande numero di partecipanti alla serata. Mark fuma.
Rammentando ciò, l’ho quindi individuato in mezzo alle tartine di Philadelfia e salutandolo con insolita umanità, ho condiviso con lui due olive e tre mozzarelle prima di proporgli di prendere insieme un caffè e andare fuori insieme a fumarci una sigaretta.
Ed è stato allora che è successo qualcosa di insolito.
E’ ovvio e scontato, alla faccia di chi mi crede un’accanita femminista in zoccolo e capello selvaggio, che mai e poi mai mi permetterei di tirare fuori i soldi per un caffè quando sono in compagnia di un uomo.
La mia intraprendenza può giungere ad individuare un rappresentante di sesso maschile da trascinare verso il bar ma poi, giunta al bancone e consumato quello che l’estro del momento mi suggerisce, ringrazio il mio cavaliere ben prima che questo abbia fatto il gesto di pagare.
Certo è anche vero che di solito preferisco accompagnarmi ad uomini dalla virilità più evidente perché quando per curiosità o necessità sono in compagnia di uomini nei quali percepisco immediatamente una sorta di soggezione verso la mia giocosa sfacciataggine, preferisco non sottoporre il poverino all’imbarazzo di dover comprendere l’affascinante mondo femminile e instauro immediatamente un rapporto di parità nel quale l’esborso monetario per una consumazione, è indifferente da quale portafoglio prenda vita.
Così, insomma, avrei fatto ieri sera anche se pagare un caffè con una banconota da 50 euro, può essere imbarazzante come perdere un oliva in un Campari Soda o strozzarsi con una patatina di dimensioni imbarazzanti.
Ho quindi preso il caffè e poi ho estratto dalla tasca della giacca la banconota da cinquanta euro ben infilata in una pinza portasoldi in argento che mi rendo conto essere un accessorio tipicamente maschile, ma a me piace.
Al chè lui, ha rimesso la tazzina nel piattino e appoggiando la sua mano sulla mia mi ha detto “ma scherzi!? Metti via quei soldi”, rendendomi immediatamente partecipe della mia femminilità che in una serata come ieri, pensavo di non essermi neanche portata dietro.
La cosa è assolutamente finita lì nel senso che durante la conversazione che è seguita al caffè e che ci ha visti fuori al gelo a consumare il nostro vizio, il Mark è tornato ad essere il soggetto già previsto e conosciuto che balbettando e sudando nonostante l’aria fredda, mi è venuto dietro in una conversazione che avevo impacchettato a posta per lui.
Un “di cosa ti occupi” è un ottimo viatico per ogni tipo di conversazione ma mentre lui si lasciava finalmente andare ad una conversazione più rilassata e tranquilla, io mi sono distratta da quelle chiacchere tornando per un attimo al pensiero di quel gesto così virile da far sospettare che Mark, epurato con competenza da se stesso, possa riservare piacevoli sorprese.
Io mi trastullo sovente con l’idea di liberare il genere maschile dal giogo di donne come me, ma poi il trasformismo caratteriale di cui dovrei rendermi protagonista, richiede un bel dispendio di energie il cui solo pensiero mi affatica.
Però, se qualcuna fosse interessata a testare le mie capacità di valutazione, secondo me con Mark otterrebbe delle belle soddisfazioni.

ho preso un granchio

Viscontessa, 25 Febbraio 2005
Quando leggo un romanzo rimango quasi sempre incastrata per giorni sulle righe in cui il personaggio si riposa.
Perché il personaggio di un romanzo che si riposa, lo fa sempre con un’intensità che nella tranquilla vita quotidiana non trova alcuna applicazione valida.
Non è il fatto di dormire, io dormo bene o male che sia, ma non dormo quasi mai con l’entusiasmo del riposo come obbiettivo da raggiungere. Ad una certa ora semplicemente vado a letto e dormo e non riesco a godermi il sonno con il dovuto rispetto per questa maggior parte della nostra esistenza.
Mi piace per esempio tenere in ordine la camera da letto perché indugio sul pensiero di svegliarmi in una camera piacevole e illuminata dalla luce del giorno che filtra dalla finestra.
Immagino un soave risveglio tra lenzuola tiepide e profumo di caffè, mi beo di scompigliati capelli adagiati sui cuscini e sorrido nel ricostruire i sogni del riposo come puzzle immaginari di cui devi mettere velocemente i tasselli a posto prima che svaniscano.

Era da qualche tempo che sognavo meno, mi svegliavo senza ricordi come se il trascorre di quelle ore fosse a solo beneficio del corpo, mi svegliamo arida come il riposo di un personaggio in fuga e mi chiedevo, senza rendermene conto, quale fosse il motivo di questo sonno così insolente.
Poi l’altro giorno mi sono svegliata con il ricordo in un sogno molto strano: mio marito passava l’aspirapolvere e d’un tratto, da dietro alla tenda del salotto, si intravede una sagoma che si è poi rivelata essere un enorme granchio, di proporzioni talmente grandi da farmi ritenere di dover chiamare l’ N.C.I per un’analisi più approfondita dello strano essere.
Gli uomini dell’ N.C.I. sono arrivati di corsa e hanno smembrato il granchio la cui consistenza e forma interna era quella di un cervello umano.
Mi è dispiaciuto per granchio, ne ho dedotto che guardo troppa televisione e sono ancora affascinata dalla stranezza del sogno: mio marito che passa l’aspirapolvere, ma quando mai!
Ho bisogno di un po’ di riposo.

 

Dedicato ad Anselmo

Viscontessa, 22 Febbraio 2005

 Poniamo il fatto che non ci siano i presupposti.
Non ci sono presupposti per muoversi, mancano gli arti e la scienza non ha ancora provveduto a realizzare delle protesi artificiali adeguate.
Esiste la volontà, la volontà di muoversi e la perseveranza nel credere al miracolo, Black Mambo che si fissa in primo piano l’alluce del piede.
Mettiamo anche il caso che Lourdes non abbia ancora provveduto a riconoscere miracoli sulla ricrescita degli arti, perchè di miracoli ne esistono tanti, ma che si sappia, una gamba non è mai ricresciuta a nessuno.
Attestati tutti i presupposti resta invariato il problema motorio. E allora che fare?
Riflettevo sull’argomento, lo facevo fissando una lampadina accesa che mi accecava l’occhio destro. Ho pensato a Troisi, se quella lampadina si fosse spenta con la sola forza di volontà, io sarei una persona diversa e potrei chiamare il mio cane Ugo anzichè Ottobre Rosso.
Perchè Otto non è il suo vero nome e secondo me lui lo sà benissimo così stasera, quando mi ha fregato il panino di mano, ha fatto finta di non sentire e si è ingollato il tutto senza fare una grinza.
Allora, c’era questa cosa della volontà senza i mezzi, non che abbia una problema di deambulazione, ma capita alcune volte di combaciare così perfettamente con la superficie del divano, che si ha la certezza matematica che, alzandosi, non sarà mai più possibile ricreare una simile simbiosi.
Tu e il divano, ovvero la Sacra Sindone del copridivano, un concetto da affrontare e approfondire soprattutto la domenica pomeriggio.
Dicevo quindi che c’era questa cosa della lampadina che rovinava irrimediabilmente la perfezione dell’attimo, quell’attimo in cui hai la netta sensazione di essere assolutamente presente a te stesso, l’attimo della percezione del fegato, della consapevolezza della milza e dell’assenza del timpano e della pupilla…già la pupilla, è giunto lì il problema perchè la pupilla era perfettamente cosciente e consapevole, la sentivo contrarsi e muoversi freneticamente sotto alla palpebra come una trottola dal moto perenne. Un tormento! e allora mi è venuta in mente questa cosa dell’arto mancante, dell’arto incapace di svolgere la sua funzione e di conseguenza assolutamente inutile e ingombrante.
Insomma, mi sentivo con un arto in meno, mutilata di qualcosa di essenziale che mi permettesse di affrontare la noia della lampadina e pensavo che deve pur esistere una forma di carburante alternativo in grado di muovere ciò che è inamovibile.
L’estirpazione della pupilla indisciplinata mi pareva un’operazione troppo cruenta e allora ho finito per chiedermi se esistesse un modo per non compromettere la propria impronta sul divano e contemporaneamente spengere quella maledetta lampadina.

gesti

Viscontessa, 22 Febbraio 2005

Adesso quando entro in bagno lì trovo lì ad aspettarmi come teneri petali di carta che non vorrei usare.

Non so perché ma a volte mi succede di intenerirti per incosistenze lievi come cellulosa e di rimanere per giorni dietro ad un gesto o ad un pensiero come se da quello dipendesse tutta la mia felicità futura.

Ieri mattina erano finiti i fazzolettini di carta e non spendo come arginare il raffreddore di mia figlia, mio marito ha preso un rotolo di carta igienica e lo ha diviso in tanti piccoli pezzi che poi ha ripiegato su stessi e ha consegnato alla piccina perché potesse usarli al posto dei fazzoletti mancanti.

Poi all’ultimo tuffo io ho trovato in un cassetto una confezione di fazzolettini di carta e quei piccoli petali bianchi di carta igienica sono rimasti sul cassettone con la grazia e il candore che solo l’attenzione di quel gesto può aver reso tali.

Li ho ammirati a lungo, ho apprezzato la precisione con cui erano stati confezionati e ho immaginato lo sguardo assorto e un po’ infantile con cui mio marito deve essersi preso cura di loro.

Curvo su quel rotolo bianco di carta, deve aver moderato il suo virile vigore per seguire con cura la tratteggiatura del taglio della carta e deve aver assolto il suo compito con la consapevolezza che quel gesto avrebbe aiutato la sua piccolina ad affrontare quel fastidioso raffreddore.

Poi forse si è inchinato per poterla guardare negli occhi e le ha messo nella tasca del suo piccolo grembiule quelle nuvole bianche che avrebbero dovuto accompagnarla tutto il giorno. E lei riconoscente gli ha sorriso riconoscendo nello sguardo del padre l’atavico amore che ci lega ai nostri cuccioli.

Ma forse no, le cose non sono andate proprio così, sono solo io che mi sono affezionata all’idea perché il gesto di ieri mi ha riportato alla mente quella volta che mio padre mi comprò la merenda.

Mi comprò una brioche senza sapere che a me non piaceva e io, riconoscente di tanta attenzione, non fui capace di dirglielo e neanche di mangiarla.

La conservai in fondo alla cartella per tanto tempo.

Futili beni deteriorabili senza importanza.

mah!

Viscontessa, 21 Febbraio 2005

 

Se fosse possibile avrei bisogno che qualcuno gentilmente mi spiegasse come fa ad essere certo che Bush non sia un OGM di ultima generazione. Un umanoide geneticamente modificato per rendere il minino con i massimi consumi, una zucca dalle dimensioni di un acino d’uva, un spiga di grano dal valore nutritivo di una confezione di chupa chups, un androide programmato per devastare i liberi neuroni degli esseri umani in circolazione.

L’altro giorno ascoltavo qualcosa sul protocollo di Kyoto che un "esperto" americano giudicava una sciocchezza per via di una falsa informazione che circola per il nostro pianeta ormai da troppo tempo.

Sosteneva insomma che l’inquinamento non esiste e che il surriscaldamento della terra non può che essere un bene giacchè la produzione di cibo è incrementata dal caldo mentre, da che mondo è mondo, è il freddo ad uccidere e non il caldo.

Lo stesso Bush che temo si appresterà a democratizzare anche l’inquinamento definendo il medesimo non più inquinamento ma "azione di incremento alimentare" ha quest’oggi dichiarato che non potrà ricevere ufficialmente il Principe Carlo di Inghilterra (così come previsto da una visita programmata da mesi) se costui avrà l’ardire di presentarsi con colei che allora sarà la sua consorte, perché questa risulta essere divorziata e pertanto contro i principi religiosi che alimentano questo OGM dell’umanità.

Testamento

Viscontessa, 20 Febbraio 2005

 

Avevo già scritto in ordine sparso di quest’argomento, ma quest’oggi, complice una visita familiare di gruppo al mio babbo che risiede in una casa di cura, ho messo ordine a tutte quelle considerazioni che di solito affiorano a sprazzi tra i miei scritti o più frequentemente tra i miei pensieri e ho deciso di lasciar testimonianza di quanto quest’oggi definitivamente appurato.

Premessa: mio babbo, dieci anni fa, attraversando sulle strisce pedonali in un sabato mattina di primavera, è stato investito da un automobilista indisciplinato che gli ha fratturato un ginocchio. Cadendo a terra ha battuto la testa sul muretto in pietra di un’aiuola e qualche ora dopo la botta, è andato in coma per un’emorragia celebrale che ce lo ha riconsegnato con il fisico piuttosto provato e una mente devastata dal conseguente spappolamento di buona parte del cervello.

Adesso vive su una sedia a rotelle e il suo grado di consapevolezza equivale a quello di un bimbo di un paio di anni che tra le difficoltà di linguaggio e quelle di controllo del proprio fisico, si affida più facilmente alle sensazioni che non alla propria ragione.

I primi anni però non è stato così, insieme al danno celebrale quelli fisici hanno più volte rischiato di portarselo via per complicazioni che passando dall’epilessia, al diabete, dal rischio di soffocamento (per una tracheotomia irreversibile) alla pressione altissima, lo hanno colto con lo strazio con cui solo chi non si rende conto di cosa gli sta succedendo, può provocare in chi gli sta intorno.

Oggi quindi visita familiare al babbo e consueta conversazione dal titolo "quando muoio io", avviata come al solito da mia mamma che ogni volta ci tiene a metterci a parte delle sue riflessioni in merito.

Quanto segue:

Mia mamma rifiuta l’accanimento terapeutico, dice che se sta male lei vuole morire esattamente come non ha fatto con mio padre, per essere sicura di poter morire prima di invecchiare troppo, ha anche tentato più volte di convincere mio padre a morire di buon grado in maniera da rendere libera anche lei di morire un po’ quando le pare.

Mio padre naturalmente le ha detto muori te che io sto proprio bene e non faccio un bel niente tutto il giorno.

Mia mamma tiene nell’armadio di camera una decina di abitini neri anni 60 che si ostina a non gettare perché utili in caso di morte.

Roba che se da morta gli metti un abititino di quelli, il becchino si sganascia dalle risate per tutto il cimitero e no è cosa carina.

Allora in alternativa al tubino anni 60, vuole essere cremata, dice che vuole essere avvolta in un lenzuolo e data alle fiamme senza che nessuno la veda da morta.

Chiesto da parte mia riscatto finchè è in vita per essere accontentata da morta.

L‘alternativa, ho dovuto dirglielo, è l’esposizione nuda per tutto il tempo concesso.

Per la donazione degli organi si è detta disposta a lasciare le sue valvole artificiali nel cuore.

Mia sorella invece, che ha problemi di salute piuttosto gravi ma che fin da piccola voleva donare tutti gli organi alla sua morte, ha deciso di donare le sue orecchie che sono piuttosto carine e funzionanti.

Le ho proposte di vendersi da subito la nuda proprietà.

Io, che l’erba cattiva non muore mai, gliel’ho detto: basta che vi sbrigate che vorrei godermi l’eredità finchè sono ancora in tempo per farlo!

Questo è tutto.

incazzature in ordine sparso

Viscontessa, 18 Febbraio 2005

 

La premessa è che io almeno una volta al mese mi prendo un paio di giorni dal lavoro per smaltire tutte quelle grane domestiche chi si accumulano per mesi: bollette arretrate, banca, denuncia all’ufficio tributi per lo smaltimento della nettezza urbana e via dicendo.

Un giorno è per le pratiche l’altro per incazzarmi in tutta tranquillità domestica per come funzionano le cose.

Due anni fa sono caduta di bicicletta atterrando con l’anca sinistra su una merda di cavallo in pieno centro a Firenze, l’umiliazione di quell’atterraggio con la gonna che mi svolazzata sotto al mento, mi ha indotto a non occuparmi della mia anca sinistra per molto tempo.

Poi un giorno, non troppo tempo fa, ho preso atto del fatto che con quella caduta mi ero procurata un ematoma che a distanza di tanto tempo sta ancora lì. Un gonfiore anomalo piuttosto antiestetico e talvolta anche doloroso.

Ho chiesto al mio medico e lui mi ha prescritto un’ecografia.

Al CUP, avveneristico sportello unico della ASL per prenotare gli esami, mi hanno risposto che le liste per l’ecografie sono chiuse. Provare a ritelefonare tutti i giorni in attesa che le riaprano.

Busta paga di gennaio, un euro meno del solito, poi leggo ieri sul quotidiano locale che per i redditi tra i 21 e i 28 mila euro lordi annuali, non solo le tasse non sono diminuite ma grazie ad un meccanismo che diminuisce le detrazioni in favore delle deduzioni (o l’opposto non ho avuto voglia di verificare) questa fascia di reddito sarà più colpita rispetto agli anni passati.

Ritiro delle pagelle a scuola di mia figlia, terza elementare.

In prima ha due insegnanti A di italiano e B di matematica, a metà della prima A se ne va e arriva C.

In seconda D di italiano B di matematica e E di inglese.

In terza D di italiano, F di matematica e G di inglese, a metà anno F se ne va e arriva H.

H però è in maternità quindi ha diritto all’orario ridotto quindi oltre alla matematica non farà le materie che le competerebbero come informatica, scienze e geografia.

Chi le fa? Se le accolla l’insegnante di italiano che però informatica non la fa e anche per geografia non gli rimane troppo tempo.

H ha diritto entro l’anno di cambiare sede di lavoro, in quarta avremo l’insegnante G di matematica.

Pagelle:

H si tiene stretta perché conosce poco i bambini, poi l’anno prossimo non ci sarà non si capisce quando pensa di conoscerli.

Geografia e informatica non hanno praticamente ancora iniziato il programma per cui il voto non ha significato.

Attività motorie prevede un’ora di ginnastica alla settimana ma nella scuola di mia figlia non c’è la palestra e nessuna alternativa che consenta di muoversi. Voto: buono in relazione al secondo obbiettivo (?????)

Un bambino handicappato di sei anni, non ha potuto fare la prima perché le classi elementari sono ai piani superiori e non c’è ascensore né rampa di accesso. E’ rimasto all’asilo del pianterreno.

Tiscali dopo quasi un anno che mi tiene illecitamente la linea dsl impegnata, si decide a mollare l’osso, chiamo Telecom che mi manda il modem per Alice.

Precisazione: l’arrivo deve tassativamente avvenire in ufficio visto che in casa non ci sono.

La signorina Telecom prende scrupolosamente appunto, mi tranquillizza sulla loro efficienza e mi garantisce che entro giovedì avrò il modem.

Che mi arriva rigorosamente a casa dove non essendoci nessuno, non viene recapitato.

 

Ufficio postale: prodotti Banco Posta o Prodotti Postali, prendere il numerino scegliendo il prodotto e attendere in compagnia di una signorina vestita di giallo che all’interno dell’ufficio postale vende cancelleria, dischi, libri, prodotti informatici.

E’ la nuova trovata degli uffici postali per allietare l’attesa che è sempre la medesima: lunghissima!

Arriva il mio numero, ho sbagliato tagliandino, se vuoi pagare una bolletta devi prendere il Banco Posta e non il Prodotto Postale.

Rifaccio la fila in compagnia della solita signorina annoiata che vende anche candele per profumare la casa.

Treno dei pendolari per andare a trovare un’amica che vive vicino a Firenze: sei carrozze ma due sono chiuse perché è necessario un controllore ogni quattro carrozze e qui ce ne è uno solo.

I pendolari che avrebbero bisogno di dieci carrozze per spostarsi, vengono stipati in quattro misere sudice puzzolenti e fredde carrozze che arrivano con uno ritardo medio di mezz’ora.

Influenza: ti serve l’aspirina, qualcosa per il raffreddore, il mal di testa, il mal di gola, la febbre….paghi tutto di tasca tua. Di influenza (una delle patologie più comuni) ti puoi ammalare senza gravare sul bilancio dello Stato.

E intanto si scopre che la segretaria particolare di Sirchia è stipendiata da una nota casa farmaceutica.

 

 

 

 

 

 

Tutto sulla signora Concetta

Viscontessa, 16 Febbraio 2005

 

Io credo che sia una questione di età.

Non c’è verso: se così non fosse non troverei tanti piccoli boy scout virtuali pronti ad aiutarmi ad attraversare la strada dei blog senza finire schiacciata come un rospo sotto la mia inadeguatezza tecnologica.

Ieri, per esempio, ho scoperto da Trenta (Dio quanto mi piacerebbe linkare il post di Trenta!) il contatore degli accessi informato, mica quell’asettico contapecore che mi ricorda tanto il numerino della gastronomia all’Esselunga!
Un vero e proprio conta cavoli vostri pieno di sorprese che mi ha permesso di trascorre buona parte della giornata in compagnia di un sacco di gente che non sapevo neanche che esistesse.

Si lo so, comincio a manifestare i primi cenni di stordimento senile, ne ho avuto oggi la prova concreta quando ho cominciato sconsolata ad accanirmi con l’omertoso contapecore che tutt’al più mi concedeva di essere copiato e incollato e ne ho avuto prova certa quando rinvenendo casualmente nel mio blog quella finestrina verde alla mia sinistra, ho sorriso beota di fronte a quella pagina piena di informazioni che non so a cosa mi servano ma che nel loro palesarsi così complesse, mi hanno regalato l’illusione di essere una donnetta quasi tecnologica.

E’ come scoprire il Kukidet quando ti balla la dentiera, ho agguantato la rosa in bocca e mi sono concessa un tango con il contapecore informato.

Che poi ho pensato, ma lo sai quanto più gradevole sarebbe la fila per quel pezzo di taleggio della gastronomia se ad ogni nuovo fruitore del conta numeri la macchinetta ci concedesse qualche informazione in più del prossimo cliente?

L’annoiato addetto alla gastronomia preme il pulsante che fa scorrere i numeri e insieme al numero 87 appaiono sul display le informazioni della Signora Concetta:

reggiseno quarta coppa C (ovazione del pubblico in attesa)

altezza: 1.55 (smosciamento del pubblico eccitato),

specialità: carbonara con pancetta affumicata (attacco di colesterolo del pubblico),

caratteristiche: eccessiva sudorazione (fuga al reparto deodorante del pubblico in attesa)

rischio calcolato :aerofagia (esodo di massa vero il contanumeri del reparto pane fresco),

specializzazioni: sesso feticista (ritorno in massa del pubblico dal reparto pane con bagette appena sfornate)

vezzi: non porta mutande (pubblico in delirio che addenta le grosse bagette)

sogni proibiti: tutta nuda, farsi ricoprire di mortadella a fette (assalto indisciplinato alle mortadelle del pubblico eccitato).

OTTANTASETTE A CHI TOCCA?

A me! – sussurra la signora Concetta – due olive, io voglio solo due olive!

la Lotta Continua

Viscontessa, 15 Febbraio 2005

 

Mentre dal grillo-talpa addentavo il solito panino farcito di prosciutto del 1985 (ottima annata pare per il maiale docg), ho preso il quotidiano locale alla ricerca più che altro di un qualche infortunato conosciuto o di un morto per sentito dire sul quale esclamare un "oh mammina! Ma guarda tu chi è questo!".

Si tratta di una operazione di marketing, funziona un po’ come la tessera a punti del supermercato, più esclami e più vinci e siccome io oggi avevo una manciata di spiccioli raccattata in fondo alla borsa e una fame da American Express Platinum, speravo di procurarmi almeno il caffè in omaggio mettendo a parte il grillo talpa delle vicende personali di quel tale che ieri è rimasto ferito ad un mignolo in un incidente che ha bloccato la circolazione per ore.

Invece non ho trovato niente di interessante, tutti i Mario Rossi collocati sulle pagine del quotidiano di oggi erano dei perfetti sconosciuti la cui vita mi era quasi più estranea della mia.

Ho pagato il conto a malincuore e adocchiando un bacio perugina che proprio non mi sarei potuta permettere, ho proseguito a sfogliare il quotidiano con la speranza che un imprevisto aumento del prezzo delle zucchine di importazione, avesse scatenato la protesta unita della CO.DA.CONZU e di tutte le associazioni di categoria.

Questo sono quel genere di notizie che se non ti consentono di ottenere un caffè in omaggio, ti permettono almeno di piantare il chiodo dopo aver discusso con il grillo talpa, tra esclamazioni e complici occhiate di rammarico, un argomento così toccante.

E invece niente, il prezzo delle zucchine è parso essere più solido della Rocca di Gibilterra così come le intenzioni del nostro Governo: diceva Tremonti esattamente un anno fa "Lotta al carovita e alle evasioni: incremento del 67% nei controlli alle medie e grandi aziende". Dice Siniscalco l’altro ieri "Lotta all’evasione fiscale: faremo 1.200.000 controlli".

Ora non resta che da chiedersi perché in prossimità di San Valentino il Ministro del Tesoro del momento si fa cogliere da simili fregole.

Ah, per il Bacio Perugina non c’è stato niente da fare!

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