piccole soddisfazioni crescono

Viscontessa, 17 Gennaio 2005

 
Quando ho deciso di mettere l’adsl, ho telefonato alla Telecom, qualche giorno dopo mi è arrivato il modem in comodato e la password per la sua attivazione
Poi ho cambiato casa e nel nuovo appartamento non c’era neanche il telefono.
Ho richiamato la Telecom e ho chiesto contemporaneamente sia il telefono che l’adsl.
Ma le due richieste non possono essere formulate contemporaneamente e così ho cominciato col chiedere la linea telefonica che nel giro di una settimana sarebbe dovuta essermi attivata.
Dopo due mesi di solleciti telefonici nei quali mi assicuravano che la mia richiesta era già stata inoltrata all’ufficio tecnico e che quindi entro qualche giorno mi avrebbero attivato la linea telefonica, ho fatto scrivere dall’avvocato (lo tengo in famiglia) e ho scoperto che l’ufficio tecnico aveva accantonato la mia pratica perché il Comune, un anno prima, aveva cambiato il nome della mia via e a loro quella via non risultava.
Due giorni dopo avevo il telefono e così ho richiamato la Telecom perché mi attivasse Alice.
Siccome avevo già il modem e il precedente contratto ADSL sul telefono dell’altro appartamento era intestato a me, ho chiesto se si poteva trasferire il contratto sul nuovo numero di telefono considerato anche che non potevo per contratto disdire Alice prima di una anno di abbonamento.
Ma trasferire un contratto Alice da un numero all’altro non è possibile e così ho fatto una nuova richiesta.
Dopo un mese di solleciti telefonici nei quali mi hanno detto che non avevano modem a disposizione (ma io ce l’avevo già!), hanno cominciato ad addebitarmi in bolletta la linea ADSL che io non avevo.
Ho richiamato la Telecom e mi hanno detto che c’era stato un disguido per cui si scusavano e rimettevano la mia richiesta di adsl in attesa del modem che io dovevo avere, che loro non avevano e che io avevo già
Contemporaneamente mi autorizzavano a decurtare la bolletta dell’importo dell’adsl che io non avevo, ma un mese dopo mi hanno inviato un sollecito per il pagamento intero della bolletta che io avevo pagato decurtata dall’importo.
Allora ho inviato una raccomandata piena di improperi alla Telecom chiedendo la sospensione della mia domanda di Alice giacchè mi avevano detto che l’avrei avuta nel giro di qualche giorno e invece erano passati mesi senza saperne niente.
Poi ho chiamato Tiscali e due giorni dopo avevo un modem tutto nuovo e l’adsl con Tiscali.

Due mesi dopo mi richiama la Telecom chiedendomi se sono davvero intenzionata a voler disdire quel contratto Alice che in realtà continuavano ad addebitarmi in bolletta e che io decurtavo dell’importo non dovuto.
Ho risposto al tecnico che non volevo più Alice perché avevo fatto l’abbonamento con Tiscali e il tecnico mi ha risposto che siccome la mia linea telefonica risultava impegnata dalla DSl della Telecom, probabilmente annullando la mia richiesta di Alice, sarebbe caduta anche la linea di Tiscali.
Cosa che è puntualmente avvenuta il giorno dopo.
Allora ho chiamato la Tiscali e dopo qualche settimana sono riuscita a parlare con un tecnico della Tiscali che mi detto che sono cose che capitano spesso e che come Tiscali avrebbero inoltrato a Telecom il loro subentro nella linea DSL.
Dopo un mese la mia linea DSL continuava a non funzionare e io continuavo a pagare l’abbonamento a Tiscali che prelevava l’importo del mio abbonamento direttamente dalla mia carta di credito.
Quattro mesi e molti tentativi telefonici dopo, io continuavo a pagare l’abbonamento Tiscali e a non avere una linea DSL, così ho chiamato la banca e ho chiesto che sospendessero il pagamento sulla mia carta di credito ma la mia Banca ha detto che loro non potevano farci niente e che dovevo chiamare il numero verde della Visa.
Ho quindi chiamato il numero verde della Visa che mi ha detto che loro non potevano farci niente e che io non potevo disdire un pagamento con la mia carta di credito se non avevano contemporaneamente l’autorizzazione della Tiscali.
Ho scritto ha Tiscali ma non mi hanno risposto e così dopo qualche giorno ho fatto scrivere a Tiscali e alla Visa dall’avvocato.
Un mese dopo ero senza DSL ma per lo meno non pagavo nessuno.
Cosi’ ho richiamato la Telecom e fatto una nuova richiesta per una linea ADSL che mi sarebbe dovuta arrivare nel giro di qualche giorno.
Un mese dopo mi hanno comunicato che non potevano darmi la linea ADSL perché risultava occupata dalla Tiscali.
Ho fatto causa alla Telecom e alla Tiscali.

Oggi la prima sentenza, ho ottenuto un risarcimento dalla Telecom di € 500 + € 1.400 di spese legali, fanculo a loro ! tiè

FENOMENOLOGIA DEL DEBITORE PERMANENTE

Viscontessa, 17 Gennaio 2005

 Di Enzo Coffani:

senza titolo

Viscontessa, 15 Gennaio 2005

 

Le mie voglie sessuali sono troppo indisciplinate per poter essere tenute sotto controllo da un regolare rapporto di coppia. Non si tratta del desiderio di altri uomini, ho un compagno che non mi fa mancare niente, ma l’incapacità di domare i miei istinti sessuali durante il regolare corso della giornata, mi crea talvolta situazioni a dir poco imbarazzanti.


Non è sempre così, ci sono giorni in cui è tutto molto semplice, ma ce ne sono altri in cui ho la sensazione che il mio corpo e la mia testa, siano fatti esclusivamente per procurarmi piacere.
In quei giorni particolari mi vesto e mi trucco con più cura, indosso biancheria intima molto ridotta e mi concedo il capriccio di indossare reggiseni che alzino e evidenzino il mio seno. Sopra metto una camicetta leggera e la sensazione di esporre allo sguardo altrui il mio seno, mi procura un languido piacere.
La cosa strana è che il piacere è ancora maggiore se con la fantasia mi immagino seduta alla mia scrivania a seno nudo e immagino che miei capezzoli, turgidi dal piacere, ondeggino tra le mie mani mentre mi accingo a scrivere con la penna tra le dita. Allora, quasi involontariamente, allargo un po’ le gambe e quella lievissima corrente che attraversa le mi cosce, ha il sapore di una carezza maliziosa che interromperà la sua corsa, un attimo prima di raggiungere il mio sesso.
Talvolta, quando sono assalita da questo prepotente desiderio, mi accorgo di ansimare lievemente e le mie dita cominciano ad accarezzare dolcemente la penna, seguendone la lunghezza con scrupolosa dovizia. Poi allargo ancora le gambe sfruttando tutto lo spazio che ho a disposizione sotto alla scrivania e comincio a sfiorami i capezzoli creandomi piccoli sussulti di piacere ogni volta che il mio tocco si fa un po’ più audace.
Oggi era una di quelle giornate e siccome in studio non riuscivo a trovare la giusta concentrazione per godermi ogni mio piccolo gesto, ho salutato gli astanti ignari della mia cupidigia sessuale e sono andata a farmi una lampada.
Ho trovato da un po’ di tempo questo sistema, quando sento che il desiderio è troppo prepotente per essere acquietato con dei semplici e maliziosi gesti compatibili con l’ufficio, mi rifugio in uno di quei camerini con le lampade UVA.
Non il lettino però che limiterebbe i miei movimenti, preferisco le lampada trifacciale, quella da fare comodamente seduti su un’ampia poltrona bianca.

Dopo aver accostato la porticina a soffietto, mi sono levata la camicetta e mi sono accomodata sulla poltrona, tenevo le gambe così strette da sentir pulsare il mio sesso sulle cosce. Poi mi sono rilassata e sotto l’effetto benefico di quel calore ronzante, ho lasciato che il mio corpo si aprisse piano piano alle mie mani.
Quindici minuti è il tempo esatto che avevo a disposizione e avevo tutte le intenzioni di utilizzarlo fino all’ultimo secondo, per procurarmi quell’orgasmo di cui sentivo di aver bisogno.
Ho cominciato inarcuando la schiena perché la lampada scaldasse il mio reggiseno, era come se avessi voluto sentir urlare il mio seno perché lo toccassi e lo strapazzassi, volevo che i miei capezzoli mi chiedessero di essere pizzicati e succhiati e mordicchiati fino quasi a farmi venire così, senza toccarmi.
Poi ho tolto il reggiseno e offrendo i miei capezzoli duri come marmo a quel calore improvviso, ho avuto la sensazione che il caldo avesse sciolto anche il mio sesso.
Ho allargato velocemente le gambe ma non ho ceduto alla tentazione di sfiorare la mia clitoride, se lo avessi fatto sarei venuta subito e non era questo il gioco che mi ero preparata per godere. Con una mano ho spalancato la fessura umida e ho infilato dentro velocemente, due dita dell’altra.
Una involontaria contrazione della vagina, le ha avvolte in un abbraccio umido e piacevolissimo che ho contracambiato subito con istintiva gratitudine, esplorandola in ogni suo più piccolo anfratto. I miei movimenti erano ora vigorosi e circolari, ora lenti ma decisi, adesso più frettolosi ma precisi, le mie dita uscivano ed entravano a loro piacimento come se scivolare in quel tiepido oblio, fosse la loro stessa ragione di essere. Facendo attenzione a non sfiorare la mia clitoride impaziente, accarezzavano ogni ruga del mio sesso con certosina pazienza, le grandi labbra completamente spalancate, erano come l’argine di un fiume in piena che io percorrevo come una canoa affusolata capace di assorbire ogni goccia più piccola goccia.
Fino a quando ho sentito un tepore particolare avvilupparsi completamente intorno alle mie dita… .
Ho estratto lentamente le dita madide e le ho fatte circolare intorno alla clitoride che adesso intuivo gonfia e arrossata come un frutto maturo.
Con tocchi lenti e lievissimi, l’ho corteggiata e coccolata perché mi regalasse una delle sue magnifiche esplosioni, l’ho trattata con tutto il riguardo che spetta all’ospite di riguardo, l’ho accarezzata lievemente per poi strapazzarla amorevolmente fino a quando, riconoscente, si è manifestata in tutta la sua generosità e mi ha regalato uno di quei momenti indimenticabili, che salendomi dalla punta dei piedi, invadono ogni angolo del mio corpo fino ad esaurirsi in una esplosione di piacere ….
Zot…..la lampada si è spenta, mi sono asciugata le dita bagnate ripulendole accuratamente con la lingua mentre a gambe serrate mi godevo gli ultimi atti di quel momento.
Poi mi sono rivestita e sono tornata in ufficio.
Dedico a tutti voi il mio orgasmo sperando che ne sappiate fare un buon uso.

il vinello e il caffettino

Viscontessa, 14 Gennaio 2005

Lei è una biondina rinsecchita con la dentatura da coniglio, lui non è niente, ostenta la diffidenza dello stolto e rimane nel suo piccolo senza quasi mai aprire bocca.

Sono i nuovi gestori di un barretto poco più grande di un buco dove vado a volte a prendere il caffè e quando è troppo tardi per gli altri posti, ci prendo anche un panino ripieno di tignoso prosciutto tagliato a mano, sicuramente eredità di almeno tre o quattro gestioni precedenti.

Da loro puoi sempre trovare una Luisona che ti aspetta.

Lei parla per luoghi comuni, talmente comuni da essere sinceramente imbarazzante, ha un’opinione su tutto dall’euro che era meglio tenersi la lira, al fumo che "si dice" faccia male. Lei dice sempre "si dice" e se le chiedi chi lo dice ti risponde "la gente".

Lui non dice niente e conta sempre le monetine a voce alta per paura di sbagliare un resto.

Lei, se non fosse che lo squallore è a volte più intollerabile del mal di testa, susciterebbe una certa compassione ma poi sorride con quei suoi denti a coniglio e qualcosa ti si attorciglia nelle viscere rendendoti consapevole del fatto che nessuna umana pietà ti verrà in aiuto.

Però lei ci prova, prova ad essere gradevole e disponibile, prova a mostrare una certa confidenza negli atteggiamenti che vorrebbe forse suggerire all’avventore di passaggio che lì, nel suo micragnoso barretto, è come trovarsi a casa propria.

Tutte le volte quando mi vede, si stira leggermente portando le braccia sui fianchi e allungando la schiena, poi sorride lievemente, di quella leggerezza quasi materna con cui si mostra un informale interesse per le persone care e quindi mi chiede con quei suoi orribili dentoni "caffettino?".

Caffettino un cazzo! Mi verrebbe voglia di rispondere, cazzo vuol dire caffettino mentre ti stiri?

Ma poi mi limito ad un laconico si già sapendo che nonostante la millantata confidenza, dovrò chiedergli per la quarta volta in un giorno di macchiarmi il caffè con il latte freddo.

Solo una volta, qualche mese fa, si ricordò del latte prima che glielo chiedessi io ed era così felice di essersi ricordata che lo volevo macchiato, che iole ho risposto no, che il latte non ce lo volevo.

Niente da fare, nessuna umana pietà.

Quest’oggi però quasi quasi mi aveva convinta, c’è stato un attimo, una frazione di secondo in cui mi sono dispiaciuta per lei. Nel bar c’erano i soliti tre o quattro operai e un paio di impiegati di qualche studio vicino. Uno di loro al banco ha chiesto un bicchiere di vino e lei zelante e patetica come di consueto, ha preso velocemente due bicchieri e ha detto "Libero un vinellino anche per te?".

La cosa, a dire il vero, avrebbe assunto il solito squallido tono se non fosse che la biondina rinsecchita, ha assunto la posizione a ben nota della schiena stirata e ha ripetuto a voce alta per due o tre volte, lo stesso familiare invito al sig. Libero.

E’ stato come se per un attimo lei si fosse sentita davvero a suo agio con gli altri esseri umani, un momento, una frazione di secondo in cui il suo sguardo sfuggente pareva lontano, e finalmente assente da se stessa.

Un rapido momento in cui mi sono accorta di aver pensato "allora c’è vita in questo corpo", un momento subito interrotto dal Sig.Libero che piuttosto seccato da tanto silenzioso clamore, le ha risposto "eh!?! Non lo vedi che ce l’ho già il vino".

Poi ho fatto subito ammenda del mio peccato e le ho chiesto cosa ne pensasse della nuova legge sulla fecondazione artificiale dei fagiani.

Enigmistica

Viscontessa, 12 Gennaio 2005

 

La mia amica Roberta, che una volta teneva in casa una pantegana
albina morta di infarto (l’autopsia rivelò un concentrato di
colesterolo altissimo nel sangue) ha sempre ammesso senza vergogna
alcuna, che a lei Celentano piace.
Lei Celentano se lo farebbe, e lo dice con la stessa sfacciataggine
con cui una donna normale potrebbe dire lo stesso di Brad Pitt.


Ognuno ha i suoi punti di riferimento, i suoi miti, le sue star.


Io, per esempio, sono una devota della segretaria del notaio unico vero esemplare umano oggetto di culto della sottoscritta.

La notizia è piuttosto vecchiotta ma fatto sta che questa fanciulla,
assunta come segretaria in uno studio notarile, quando non sapeva dove
archiviare un documento, un fascicolo, un atto, un contratto, si
limitava ad infilarlo nel trita documenti liberandosi
contemporaneamente, non solo del fastidioso documento, ma anche
dell’ingombrante inefficienza che la sua titubanza avrebbe potuto
causargli.
Scoperta, la Giovanna d’Arco del documento ribelle, fu
licenziata e denunciata dal notaio ma per me è sempre rimasta un fulgido esempio
di candore e coraggio.
Di recente una infermiera di Lecco ha fatto più o meno la stessa cosa
ma non credo di essere ancora pronta per sostituire il mio mito.


Il fatto è che per quella che io reputo essere una condiziona astrale
favorevole alla concomitanza, io mi trovo sempre in mezzo al disordine
altrui e una congiuntura morfologica dei miei lineamenti, deve far
supporre a questi eterei del materiale, che io sia la persona giusta per
porre ordine nelle loro cose.


Succede in ufficio come a casa, succede quando sono tra amici o tra
nemici, succede sempre e basta.
Stamattina, tanto per fare un esempio, si è perduto nell’ordine:
1) maglioncino marrone di mio marito
2) cerchietto per i capelli di mia figlia
3) sottocasco di mio marito
4) guinzaglio del cane Birba
5) scopetta pulisci cesso del gatto Sfigatto.
Il tutto tra le otto e le otto e mezzo, ovvero un orario in cui non
solo non sarei in grado di trovare una scopetta per il cesso del
gatto, ma in cui anche il mio solo neurone programmato sulla ricerca,
pensa ancora di essere un neurone in tanga che balla la samba sulla
spiaggia di Copa Cabana.
Che poi c’è il fatto che alla gente piace ("piace" pronunciato
indugiandoci su come fosse un dolce al cioccolato) vantarsi del
proprio disordine come a voler mostrare il proprio distacco dai beni
materiali a favore di un’attività intellettiva tutta propensa al
filosofeggiare e al creare so una sega io cosa.
Avere una scrivania in ordine è per molti la prova concreta della
mediocrità, sapere dove è stata riposta una bolletta pagata due anni
prima, rappresenta per gli istrioni del disordine una pecca alla
propria immacolata vocazione, un calzino appaiato è un’onta, un
quotidiano ripiegato e posto nell’apposito cestino una debolezza che
questi paladini del caos primordiale non possono permettersi.
Tanto poi ci sono quelli che morfologicamente suggeriscono l’ordine e
si occupano delle loro incombenze con un’efficienza solo lodata ma mai
provata.
Dicevo quindi, che io sono una accanita fan della segretaria del
notaio, per cui il golfino, riposto insieme agli altri maglioni, è
adesso finito in mezzo alle tute da ginnastica, il cerchietto è sulla
scrivania, il guinzaglio l’ho messo in mezzo alle pentole e la
scopetta pulisci cesso è sotto al divano.
Chi l’ha visto? Giocateci voi con la Settimana Enigmistica che io
stamattina ho dato la giornata libera la mio neurone ballerino!


Adattamento e tolleranza

Viscontessa, 12 Gennaio 2005

(quando ho aperto questo blog non avevo idea di cosa ne avrei fatto. basta guardare il titolo per rendersene conto .

però, strada facendo si incontrano persone che avresti voglia di ospitare a casa tua e anche se ci sono ancora scatoloni un po’ ovunque, il modo di accomodarsi lo si trova uguale.

e quindi ecco, ecco questo post a firma di Enzo Coffani…sshhhh….adesso silenzio che si inizia)

 Questa mattina scrutavo, dalla finestra del mio cesso, il pollaio 4 per 4 per 2,5 in muratura, esternamente tinteggiato di giallastro(noto colore che si ottiene applicando dello scadente giallo opaco per esterni e lasciando riposare per trentanni)mentre all’interno solo imbiancato con della calce. Annesso, un cortiletto cintato da rete metallica cui le galline possono accedere da una sorta di microtunnel. "Pensate alle vostre colleghe in batteria, scriteriate!", ruminavo interiormente. Qualcosa non funzionava più come doveva, laggiù. Le galline avevano smesso di fare l’uovo, con grande disdoro mio e di altre quattro persone." Si vede che sono stressate" dice la zia ma la sua argomentazione non resiste al primo abbozzo di vaglio logico.Nessuna condizione è mutata, quantomeno microcosmica. Ok di macrocosmico c’è stato l’effetto Tsunami e relativo spostamento dell’asse terrestre e, ve lo confesso, per un attimo ho pensato di attribuire a questo macroavvenimento la causa remota del comportamento delle mie pennute scioperate. Tuttavia questa suggestione geomantica aveva il grosso difetto di non essere rimovibile mediante un mio intervento diretto, consegnando la mia alimentazione ad una indefinita e penosa incertezza. Scorato(participio passato contratto di scoraggiato, non contrazione sfinterica mefitica accaduta in un passato prossimo)al pensiero di questo nebuloso avvenire, mi risolsi di fare un sopralluogo ma, beninteso, non con la frettolosità psicopatica ed inutilmente rumorosa della mia vecchia zia che per una curiosa e disgraziata sequela di accidenti non ha mai conosciuto le gioie del sesso, bensì con quel senso di invisibilità felpata e silente di cui nessuno è al corrente e che solo conoscono i guardoni vecchia guardia, i preti mentre si onanismano ascoltando le confessioni di chissàchi, chi ruba sugli autobus e chi medita in collina al primo imbrunire da ormai dodici anni. Percorsi il breve vialetto di pietra lavica che congiunge la cantina al pollaio attraverso il cordoglio di zolle ormai incolte ed in riposo e, giunto al cancelletto-staccionato, occhieggiai all’interno. Ora, non voglio certo negarvi che la sorte depose a mio favore rivelandomi al primo tentativo l’arcano, nondimeno risolsi istantaneamente l’arcano che tanto cruccio accumulava sui miei nervi, del resto così duramente provati dalle anormali condizioni d’esistenza stabilite dalla cosiddetta mentalità moderna. Ebbene, signori, i fatti sono questi: un gattino senza famiglia si era installato nella cassetta ove le mie pennute depongono il meglio del loro essere quotidianamente. Non solo, il trovatello per molti giorni è sopravvissuto alimantandosi di granaglie. Non solo, le galline, che, si sa, sono esseri abitudinari, non hanno fatto altro che andare a deporre quotidianamente il
loro ovetto in fondo al cortile, vicino all\’argine del fiume dove, dopo essermi infilato degli stivali di gomma verde, ho potuto ritrovare una quantità di uova, le più vecchie ormai marce. Il mondo intorno continua a parlarci e, se non lo ascolti, prima o poi ci perdi.

Fatti non fum(m)o per viver come Sirchia

Viscontessa, 10 Gennaio 2005

 

Va bene, ok, ammetto, mia avete stracciato le palle con questa cosa del fumo.

Ok, avete vinto voi venditori di fumo.

Ore di connessioni andate in fumo, tutto fumo e niente arrosto.

Fumo degli occhi.

Ok, va bene, adesso posto anche io sul fumo, va bene?

Però posto una roba vecchia che avevo scritto molto tempo prima che gli animi si accendessero per spegnere una sigaretta, posto anche io una cosa che parla di fumo, fumo antico, fumo vecchio, fumosi ricordi sul fumo.

La prima sigaretta era una Muratti Bianca, le aveva comprate Patrizia che è stata tanto tempo fidanzata con un parrucchiere e poi ha sposato un avvocato. Almeno così dice mia mamma.
La prima sigaretta aspirata era per Luca, lui riusciva a buttare fuori il fumo dal naso e quell’estate avevo dato il primo bacio. Dovevo crescere in fretta, se Luca me lo avesse chiesto avrei fatto uscire il fumo dalle orecchie.

MS seicento lire al pacchetto, trecento se le compravi da 10, una monetina al giorno dal portamonete di mio padre.
Se il portamonete te lo lavoravi, non rimanevi mai senza sigarette.
Una volta ho fatto un colpo gobbo, 10 mila lire tutte insieme e ho comprato anche un accendino e un pacchetto Brooklin al gusto arancio.

Ottocento lire al pacchetto le prime Marlboro, Marco mi portava a pesca, io guidavo la barca, lui stava sott’acuqa e si faceva trascinare. Le spigole, se non le sciupi con la fiocina, nei ristoranti te le pagano bene.
Marlboro, cocktail di gamberetti surgelati in salsa rosa e birra, mi diceva che ero una suora però dopo più di venticinque anni siamo ancora amici.
Domani si torna a pesca.

Giorgio voleva studiare psicologia o magari filosofia, tempo fa l’ho visto in televisione, faceva il giornalista sportivo e fumava le camel.
A volte veniva a Firenze e io andavo a trovarlo in una pensioncina vicino alla stazione.
Le camel sono più dolci ma senza filtro sono troppo forti.
Io tossivo e lui mi baciava le labbra. Erano molto dolci.

Poi sono venute fuori le Slim con il filtro bianco. Silvia, Laura, Francesca, sono donne di carattere.
Le slim le fumano le donne di carattere ma non ci puoi fare una canna.
Se le lecchi per aprire la cartina ti si spappolano tutte in bocca.
Fumavano dentro alla pipa del babbo di Giovanna, poi un giorno è morto di infarto mentre fumava la pipa.
Non l’avevo mai visto così sereno – disse la moglie osservandolo dentro alla bara.

Sandra invece fumava le mie Camel con filtro, le teneva con la punta delle dita e tossiva come una matta prima di regalarmi uno dei suoi sorrisi. Forse ero un po’ innamorata di lei ma poi si è sposata e io non l’ho più voluta vedere.
Ogni tanto la sogno ancora.

1991, sciopero delle sigarette, Maurizio alla terza settimana di sciopero si accende un toscano dopo il caffè della mattina e sviene. Io provo con l’erba secca del giardino e un po’ di spezie e vomito.
Poi vado a Napoli per lavoro e insieme all’autista recuperiamo qualcosa.
Torniamo da Napoli dopo due giorni con un bagagliaio pieno di sigarette e ci perdonano il ritardo.

parliamo d’altro????

Viscontessa, 10 Gennaio 2005

 In questo post non si parla della legge contro il fumo.

In questo post si può accendere una sigaretta, una sigaro, la pipa e volendo anche una canna (purchè la si faccia girare) e si può parlare di qualsiasi altro argomento.

In questo post, chiaramanete contro corrente rispetto a tutto il resto d’Italia, non si affronta l’argomento fumo perchè del fumo non ce ne frega proprio niente.

In questo post la sottoscrita  si è accesa una sigaretta e gradirebbe discorrere del tempo, che tempo fa lì da voi? qui c’è l’aria pesante, giriga fumo di Londra 

mi rifaccio le orecchie

Viscontessa, 9 Gennaio 2005

Dopo domani la mia amica danese va a rifarsi le tette.

No, non è una questione estetica ma una necessità che trova il suo perché nella tragica tradizione di famiglia che vede tutte le sue parenti di sesso femminile, morte in giovane età per una forma subdola di tumore.

Pare non diagnosticabile fino alla metastasi.

Anche sua mamma, nonostante i ripetuti controlli, è morta così qualche anno fa e lei indebolita da questa eutanasia (che sua madre ha consapevolmente scelto per porre termine alle sue sofferenze) e terrorizzata dal suo probabile destino, ha deciso un anno fa di farsi asportare entrambe i seni.

Un’operazione lunga e dolorosa che l’ha costretta nel corso di quest’anno appena trascorso, a sottoporsi a continue cure che le permettessero infine l’applicazione di due belle protesi in silicone che avverrà martedì.

La mia amica danese, coraggiosa e determinata, aveva un gran bel seno sodo e rotondo e con capezzoli chiarissimi e turgidi che insieme alle sue ghiandole mammarie, sono in parte finiti sotto al bisturi del chirurgo.

Si consola pubblicizzando il suo seno di silicone che a differenza del nostro, rimarrà per sempre nella sua plastica posizione eretta.

Difficile giudicare la situazione, farsi asportare un organo sano, bello e funzionante per il timore, se pur giustificato, che un giorno quello sarà la causa della nostra morte, non dev’essere una scelta facile, eppure tante donne minacciate solo dalla loro insicurezza, si sottopongono ad interventi simili a quello della mia amica danese e si fanno omologare un seno certificato ISO9002 che le uniformi a quelli che loro ritengono essere i canoni di bellezza attuale.

Ben inteso, la mia non è una critica a 360° a chi si sottopone agli interventi di chirurgia plastica, ma mi rattrista pensare che i reggiseni diventeranno presto un articolo fuori corso e non perché siano stati bruciati sulla pubblica piazza, ma per la prossima inutilità del medesimo.

In tutto c’è una misura, è vero, seni troppo grossi o troppo piccoli, richiedono una bella dose di sicurezza in se stessi per essere portati a giro in questo mondo di "belli" con sfrontata sfacciataggine, ma sempre più di frequente il ricorso alla chirurgia estetica ha poco a che vedere con la fragilità di chi si cruccia per un naso storto o un seno strabico e sempre più di frequente questo genere di interventi hanno il solo scopo di risalire la corrente del tempo passa come i salmoni risalgono quella del fiume per riprodursi.

Spesso si comincia con un naso da ritoccare, o un po’ di grasso da eliminare e poi, piano piano, ci si trova risucchiati nella spirale della giovinezza da riconquistare.

Nutro dubbi sulla chirurgia estetica, si era capito?

 

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Viscontessa, 8 Gennaio 2005

E’ tutto il giorno che mi arrovello il cervello per trovare un luogo idoneo per la vendita la mia sedia a rotelle con comode pedanine aerodinamiche.

E’ evidente che non ho confidenza col mezzo.

Né quello mobile, né quello virtuale.

a.a.a vendo sedia a rotelle come nuova, usata pochissimo (per fortuna) e accessoriata di pedanine aerodinamiche ottime per difendersi dai male intenzionati che festosi si avvicinano per firmarti il gesso.

Il mezzo non inquina, è foderato di pelle ecologica azzurra (plastica), è facile da chiudere ed è un ottimo coadiuvante della conversazione nei luoghi pubblici.

Political corret è adatto per le ideologie di sinistra così come quelle di destra senza per altro trascurare le posizioni più moderate del centro e grazie inoltre alla sua seduta anatomica si adatta perfettamente sia agli ambiziosi culi femminili che a quelli maschili.

E’ esente da tassa di circolazione, di successione, di possesso, di utilizzo, di immatricolazione e può circolare tranquillamente sia nelle zone a traffico limitato che in quelle pedonali, non necessita di manutenzione, di revisione, di controllo dei gas di scarico, di catalizzatore e neanche di lifting o parrucchiere.

Ottima per ogni circostanza ove sia necessario suscitare della compassione, è raccomandata a chi è in cerca di una occupazione o chi si debba recare all’ufficio delle imposte. Duttile e maneggevole, se ne raccomanda l’uso anche a chi voglia intraprendere la redditizia professione dell’accattonaggio o a chi voglia documentarsi seriamente sulle barriere architettoniche della propria città.

Utilissima in ogni circostanza, è particolarmente adatta a chi come me voglia passare la cera sul pavimento pur con un arto fratturato.

Naturalmente l’articolo sarà corredato dal manuale di uso, istruzioni e suggerimenti redatto personalmente dalla sottoscritta.

In omaggio un paio di stampelle, un forno a microonde e una mountain bike con cambio shimano.

Se la bicicletta l’avete già, potete scegliere in alternativa il set del buon riposo formato da una borsa dell’acqua calda, una cintura del dott. Jibaud e il libro di Bruno Vespa.

 

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