mi ricordo
Viscontessa, 27 Gennaio 2005
Quello è stato un viaggio strano perché è arrivato all’improvviso in un periodo di transizione come un gattino trovato in un cassonetto dove si buttano via i residui di un trasloco. Transitavo tra una vita e l’altra e facevo sogni nei pisolini pomeridiani di un albergo a Vienna o Praga o in quello sul lago dove dentro al letto ci trovai degli strani insetti ma la mattina a colazione trovai anche il burro fresco e la marmellata fatta in casa. Transitavo con amici di cui una con un passaporto americano che mettevamo sempre per ultimo quando dovevamo passare il confine con i paesi dell’est e transitavamo un po’ dove capitava in cerca a volte solo di un gulash o di una birra più buona delle altre. Tutto sommato transitavamo di buon umore, allegri per quel gattino imprevisto in cui ci eravamo trasformati con le nostre cazzate e transitavamo ridendo del mio sogno su mia mamma che mi aveva fatto piangere un pomeriggio intero. Transitammo in un giorno di sole in un ristorantino con le tovaglie scacchi e le cameriere con la crestina bianca e il grembiulino immacolato e fu lì tra un boccale di birra e un sogno, un wrustel grigio e inquietante come una giornata di pioggia e una carezza affettuosa come un miagolio, che ci apparve il cartello che indicava Mathausen. Non fu una scelta facile perché certe morti si rischia di commemorale più per curiosità che non per orrore e non fu una scelta facile perché la serenità dell’animo appare irrispettosa anche quando è spontanea e innocua. Non fu una scelta facile ma la nostra amica americana, avvezza per razza a sentimentalismi di altro genere, ci convinse a quel luogo di orrore e di morte e ci condusse lei, con leggerezza quasi infantile, all’interno di quel luogo. Dentro ci perdemmo quasi subito, arrivati in gruppo come cuccioli spauriti, finimmo per seguire ognuno un percorso diverso, un percorso che hai la sensazione ti sia dettato da una coscienza, da una sensibilità, da una curiosità diversa. Ci rincontrammo fuori, con l’animo greve e le parole che uscivano sussurrate dalle nostre bocche, parole minime, giusto per scegliere la strada che per il resto fu silenziosa per molto tempo. I miei transiti, per molti giorni, rimasero immobili.





27 Gennaio 2005, 19:55
Grazie. Solo grazie.
Lamaffy
27 Gennaio 2005, 23:18
C’è qualcosa di infame nella memoria. Credo il ladro sappia che contravviene alle prescrizioni del codice penale quando delinque. Eppure non serve, non serve, non serve. Il giorno della memoria è una cagata pazzesca.
27 Gennaio 2005, 23:37
Ricordare è importante, perchè ti aiuta a capire. E se capisci, se comprendi gli atroci meccanismi che lo hanno prodotto, li sai anche spiegare e sai descrivere tutta la loro assurdità . E quando spieghi, tramandi. E tramandarlo è importante, perchè permetti ad altri di ricordare.
28 Gennaio 2005, 7:56
Leggo, ti vedo e resto immobile anch’io, a pensare.
28 Gennaio 2005, 11:43
Riporto qui questo intervento che avevo lasciato altrove, perchè sono tutto sommato sono d’accordo con l’utente anonimo e la sua cagata pazzesca.
Riprendo un po’ il tema che è stato trattato su MN, ma è da ieri che penso questa cosa e alla fine è giusto che la metta là dove deve stare.
Giornata della memoria, lo sappiamo tutti, ma la giornata della memoria scollegata da quello che è la nostra attualità , rimane solo una commemorazione fine a se stessa dove chi non ha bisogno di ricordare perchè non ha mai dimenticato, si limita a riportare in superficie fatti e sensazioni che rimangono comunque di pochi.
Purtroppo, com’è evidente, la memoria dell’aberrazione umana non ci ha insegnato niente e pur senza voler riferirsi a fatti di portata mondiale, basta girarsi intorno per scoprire che dove risiede l’ignoranza trova una sua collocazione naturale anche l’odio razziale.
Tanti servizi, tanti articoli, tanti ricordi, ma nessuno che oggi abbia proposto una memoria dinamica in grado di evolversi e adattarsi alla nostra attualità .
Gli zingari perseguitati allora sono tutt’oggi considerati una razza inferiore e pur senza arrivare ad ammettere la loro inferiorità , sono ancora trattati con disprezzo, fastidio e paura.
L’odio razziale, mai come ai giorni nostri dalla seconda guerra mondiale in poi, è stato tanto forte e tanto diffuso.
28 Gennaio 2005, 11:54
La funzione del ricordare è, visto che è esperita essenzialmente attraverso i media, fondamentalmente assuefazione. Non altro potrebbe essere visto che trattasi di pure immagini e concetti. Benchè la direzione logica sia nel senso della negazione”Mai più!!” l’effetto psicologico è di abitudine. Deduco, specie in questi tempi, un abuso sospetto di questo orrore massimo quasi come lo si volesse propinare come una sorta di rete di salvataggio alle coscienze che oggi dovrebbero(anche quelle italiane) molto e molto interrogarsi. Com’è rigurgitevole il fatto che non ci sia la memoria dei bambini lasciati morire in Iraq a causa di un criminale embargo farmacologico che dura da 15 anni. E cito solo questo esempio per non diventare didascalico. E’ il basso sentimentalismo, l’agitazione di emozionalità elementari, la grande arma del consenso e, cos’è se non sentimentalismo proporre trasmissioni sulla memoria infarcite di pubblicità ? I germi dell’odio ci sono tutti e seguono i flussi di denaro emessi e garantiti da corporations bancarie neanche tanto oscure ormai. E non sarà uno stronzetto di rituale intervallato dalla zuppa del casale a fermarli.
28 Gennaio 2005, 11:58
Sono Enzo, quello della cagata pazzesca e quello dell’ultimo commento. Baci assai
28 Gennaio 2005, 13:31
Ah, Viss, quanto Ti voglio bene!!!
E quanto è vero ciò che scrivi!!!
Di là ho cercato banalmente di spiegarlo, ma son troppo presi a fare distinguo. No, non è come vorrebbe Cacà il fatto solo dello sterminio pianificato a tavolino. Su tavolini diversi circa 150/200 anni fa veniva pianificato di distribuire coperte infettate di raffreddore o vaiolo ai nativi americani e magari delle pianificazioni non se ne teneva traccia, al pari della zelante popolazione tedesca. Si sa, loro quando fanno una cosa la fanno bene davvero e metodicamente. Non è questo il problema. Hutu e Tutsi, nazisti e fascisti, serbi e croati, i curdi e gli armeni, gli indiani oppure le popolazioni del sud america. L’orrore, il male, la nefandezza umana ha un solo volto e nomi diversi.
Il problema reale è che non ha limiti.
Ecco, noi non dobbiamo dimenticare che la nefandezza umana, a qualsiasi latitudine e longitudine non ha limiti e non dobbiamo dimenticare di operare per il bene.
Io.
28 Gennaio 2005, 14:03
ciao io non sono sicura di sapere chi tu sia, però ti voglio bene anche io.
Ho risposto a cacà in forma anonima che poi se dopo andiamo a prendere il caffè insieme mi fa du palle!!!
28 Gennaio 2005, 15:54
Lo vedi come sei gentile proprio nel momento stesso in cui non sai o non immagini che quell’io sia proprio io!!! Che tristezza …….
31 Gennaio 2005, 17:17
Triste pensare che siamo costantemente “usati”. Usati nel compiere atti e nel pentircene come nel ricordarli, ad uso, consumo e piacimento di qualcuno. Ogni giorno potrebbe essere una commemorazione di qualche orrendo crimine nei confronti dell’umanità, eppure la nostra società, la nostra economia, la nostra educazione sono veicolate al sopruso continuo del prossimo, salvo -per chi ci crede o lo fa- riprendere fiato alla messa della domenica, e poi ricominciare come prima. E’ tutta una porcata. Ciò non toglie, e te ne rendo atto, che calarsi emozionalmente in una particolare situazione possa rivelarsi catartico. Il tuo è stato un momento autentico. Quello propinatoci dai media è solo uno slogan come un altro. Domani ci sarà la petizione per far tornare Del Piero titolare. Usatevi e consumatevi…..
Omix
31 Gennaio 2005, 22:34
Omix, non puoi indugiare troppo a lungo su questo post, è già arrivata l’ora della pubblicità e gli sponsor premono :-))
The show must go on, questo è lo slogan della nostra epoca.