sono malata

Viscontessa, 26 Gennaio 2005

 

Adesso quest’oggi così e senza alcun sintomo apparente mi sono presa la malinconia e in casa non ho niente per curarla.

A gennaio succede, se non ti copri bene, ti ammali e poi c’è anche il caso che ti trascini dietro queste brutte forme malinconiche fino alla primavera.

Sono due giorni, per esempio, che volevo scrivere una cosa sulla Colette e sulla Barbara ma poi a forza di pensare a loro mi sono ammalata anche io e ora non so più come fare per parlare di loro.

Loro che poi di malinconia sono ammalate croniche, l’una con i suoi bianchetti di vino fin dall’alba, l’altra con i suoi denti troppo rovinati per non avere alle spalle un passato di tossicodipendenza.

Colette e Barbara e il loro video poker, si appollaiano lì sullo sgabello di fronte alla macchinetta e aspettano un uomo, qualcuno che le offra qualcosa da bere, un po’ di compagnia o anche solo l’occasione per parlare di qualcosa.

L’una vecchia, brutta e con il suo accento francese, l’altra giovane, sciupata e il suo accento meridionale.

Le trovi sempre lì, Colette guarda fuori e ti racconta del convento dietro alle mura, ti dice che lei ha le chiavi del convento per poter andare a dare da mangiare ad una colonia di gatti che vi risiede, e ti racconta dei molti tesori abbandonati che nessuno si cura di custodire e di quando le cose andavano meglio e non doveva scegliere se mangiare lei o i gatti.

Barbara sorride senza timore di scoprire i denti, quando ascolta qualche vecchio e ruvido operaio che le parla del niente, lei sorride e ogni tanto lo interrompe con una risata infantile sgorgata chissà a da dove.

Una volta che avevo perduto il cane, lo trovò lei e me lo riportò dopo averlo profumato con un’essenza che usava apposta per il suo coniglio nano.

Ogni tanto il suo coniglio nano se lo porta dietro e ogni tanto è triste mentre fuori dal locale si fuma una sigaretta guardando quelle vecchie mura che contengono il convento.



9 commenti a “sono malata”

  1. utente anonimo Says:

    oggi invece mi ricordi molto Fabrizio, La città vecchia.

    è un complimento!

    -gianfrusaglia

  2. lattonier_balcano Says:

    io combatto la malinconia mettendomi una (delle due) cravatta e specchiandomi, ma temo sia un rimedio troppo personale per poter essere diffuso

  3. utente anonimo Says:

    Io combatto la malinconia mettendomi una cravatta (delle due che ho) e specchiandomi.

    Purtroppo temo che sia un rimedio oltremodo personale per poter essere diffuso.

    Qualora funzionasse, vi avviso che, allo stesso modo, la malinconia può essere provocata.

  4. utente anonimo Says:

    Da quando so piangere, la malinconia mifa rare visite. Baci, enzo.

  5. lventomarel Says:

    viss torna umana. mi sembrava una macchina da guerra! :)

  6. Viscontessa Says:

    io la malinconia la combatto scrivendo e quando non ho niente da dire, dormo.

    Però, a dire il vero, ieri più che una malinconia perniciosa, avevo un attacco di malinconia fulminante come uno starnuto.

    Le due che descrivo, non so se si era capito e mi viene il dubbio, sono le due puttane del quartiere e quando le incontro con la loro miseria incollata addosso, mi fanno una gran tristezza.

    Vento, perchè macchina da guerra? dì la verità mi immaginavi con la pezzolina in capo a dar la caccia alla polvere :-))

  7. lventomarel Says:

    Al contrario, mi sembrava che fossi perfetta: tutto troppo terribilmente al proprio posto. Adesso c’è anche la macula radiosa della fragilità. Solo un pochino pochino però! :)

  8. utente anonimo Says:

    La malinconia è un emozione importante. Non sciuparla distraendoti, ti permette di sbirciare nel pozzo che hai dentro. Se non ci cadi dentro con la depressione (cosa che mi pare sconsigliabile), la malinconia ti rende migliore. Ritengo sia sintomo di salute: non invidio chi, dritto e sicuro come un militare, vive una vita rapida, certa e, magari, inconsapevole. La tristezza, come la gioia, avvicina al Divino.

    Omix

  9. Viscontessa Says:

    La malinconia è una forma di dolorosa sensibilità che va gestita con equilibrio e parsimonia.

    Il limite è sottile e a volte molto sfumato ma è vero, non invidio neanch’io chi non sa soffrire.

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