L’arte di sco.pare
Viscontessa, 25 Gennaio 2005
Il mio parco scope, tanto per cominciare, è una cosa delicata, ne possiedo tre, una di saggina, una morbida per la polvere e una più robusta per i tappeti, ma dopo molto tempo e molta manutenzione, mi sono dovuta arrendere all’incessante trascorre del tempo e ho dovuto sostituirle.
Anche le scope invecchiano e nel progressivo spelacchiamento del loro essere, si consuma aihmè il loro destino e il loro vigore.
Quella che preferivo era una scopa di saggina dal manico robusto e i mezzi spicci.
Lavorava rude il pavimento e una volta saldamente impugnata tra le mani, prendeva autonomamente un ritmo regolare e incessante capace di soddisfare anche la casalinga più esigente.
Ma non è una tipa da preliminari, le sottigliezze non fanno per lei, la scopa di saggina bada alla sostanza e se pensi con lei di poterti piegare in cerca di un emozionante granello di polvere sotto al comodino, finirai per rimanerci male.
Lei lavora di grosso, rapida e vigorosa si esaurisce piuttosto velocemente e conclude ogni sua missione con la copiosa perdita di materiale filamentoso.
La scopa per la polvere, invece, è un tipo sofisticato, ha un manico non troppo grosso ma ben proporzionato, è dotata di una peluria morbida e raffinata capace di percepire ogni più piccola particella cosmica del meraviglioso mondo femminile, e ha di solito delle sottili strisce di gomma laterali che le impediscono di commettere misfatti quando nella foga dell’uso, la si sbatte a destra e a sinistra.
Di solito è dotata di un piccolo serbatoio sulla sua sommità che consente di avvolgere le punta del bastone e di riporla comodamente nel ripostiglio dopo l’uso.
La scopa per i tappeti è una vecchia volpe, la cavità cavernosa del suo manico non deve scoraggiare perché una volta impugnato con fermezza, il suo manico di ferro si scalda immediatamente al contatto delle mani e la scopa finisce per aderire talmente bene al palmo della massaia all’opera, che entro qualche minuto lui e lei saranno un tutt’uno con l’ambiente. Una leggera zigrinatura poi, garantisce una presa salda e un movimento rapido e preciso in grado di individuare con sicurezza le esigenze di ogni tappeto.
Antico o moderno che sia.
Le sue setole infatti, progettate per titillare il pelo del tappeto, accarezzano con dolcezza e vigore la peluria del medesimo fino a convincerlo a concedersi al suo suadente ritmo che grazie alla massaia operosa rimarrà sempre il medesimo fino a quando il tappeto sarà esausto e appagato dalle sue carezze.
Le mie scope però sono invecchiate, e così ho dovuto sostituirle con delle colleghe più giovani.
Ci devo ancora lavorare su, per adesso sono piuttosto rigide nei movimenti e fredde nell’appiglio, ma conto nel tempo di acquisire con loro una confidenza tale che mi permetta di renderle malleabili e disponibili alle mie esigenze.





25 Gennaio 2005, 9:39
e poi arrivarono le aspirapolevere… sigh. quelle dei tempi nostri. due secondi: presa infilata, avanti indietro ed è tutto finito..ogni epoca partorisce il suo modo di pulire..
ma
ps: che ridere..
25 Gennaio 2005, 12:20
(Te lo rimetto qui… lì si è sollevato un polverone)
Quand’ero piccola, a casa dei miei, c’erano scope diverse per diversi usi, un po’ come le tue.
Piccole e delicate per le camere da letto, quella più grossa per la sartoria che si riempiva sempre di fili colorati e somigliava ad una parrucca di carnevale, la saggina per i balconi, che fa il lavoro grosso e toglie via la terra. Per i tappeti no… per quelli spazzola, ginocchia a terra ed olio di gomito.
Ci vuole amore per far bene le cose… attenzione, anche per scopare. E se c’è la tuttofare, quella che afferri all’ultimo minuto per togliere le briciole dal tappeto o spazzar via la cenere della sigaretta, c’è poi la specialista del tappeto, che lo strapazza dolcemente, senza danneggiarne i nodi.
Ma anche la polvere ha una sua dignità? A volte me lo chiedo, quando penso al perché c’era una scopa per i bagni, ed una per la cucina, ed una invece per i salotti (a casa mia, col fatto che c’era la sartoria in casa, di salotti ne avevamo tre). E regnava la gerarchia, con le scope retrocesse man mano che perdevano fili ed elasticità.
Ora invece non c’è più tempo, si va di aspirapolvere (anche quello, però, ha la spazzola per il parquet, quella per pavimenti e tappeti). E pelo di cane dappertutto…
E’ un po’ triste, però. E soprattutto, hai meno tempo per pensare, mentre vai su e giù e il rumore (anche in quelli silenziosissimi) ti disturba i pensieri. Che invece ti soprendevano, una volta, con il viso appoggiato al manico…
25 Gennaio 2005, 13:00
questo pezzo è un capolavoro, complimenti
25 Gennaio 2005, 22:26
(E va be’, visto che va di moda riportare…)
Leggo, sono - come sempre di fronte ai tuoi scritti - assolutamente rapita da come tu riesca a creare universi di infinita sensualitá scrivendo di cose quotidiane e banali, una vera giocoliera della parola scritta, con una sensibilitá lessicale (permettimi l’accostamento un po’ surreale di queste due parole) che va sotto la pelle e fa venire i brividi. Non riusciró piú ad avvicinarmi ad una scopa senza fare un sorrisino sornione (una cosa simile mi succede con le melanzane alla parmigiana, chissá com’é…).
Vis, ti ringrazio per avermi regalato questi cinque minuti di sorriso, insieme al quadretto cosí leggiadramente pennellato ad acquerello da riccio, una vera cura rinfrescante e rigenerante per l’anima…
lamaffy
26 Gennaio 2005, 0:56
…mi hai fatto pensare che in questi giorni ho solo scopato e mi son dimenticato di scopare…
26 Gennaio 2005, 12:48
Beh, se non l’hai scritto solo per “essere recensita dai motori di ricerca internazionali (mica cazzi)” è geniale…
sapu
26 Gennaio 2005, 13:14
recensita dai motori di ricerca internazionali? vabbè, ma tu sei davvero perverso!
l’aspirapolvere: scopare senz’anima!
tzè.
28 Gennaio 2005, 13:33
Scopa di saggina, ovviamente e decisamente!
Sempre io.