senza titolo
Viscontessa, 15 Gennaio 2005
Le mie voglie sessuali sono troppo indisciplinate per poter essere tenute sotto controllo da un regolare rapporto di coppia. Non si tratta del desiderio di altri uomini, ho un compagno che non mi fa mancare niente, ma l’incapacità di domare i miei istinti sessuali durante il regolare corso della giornata, mi crea talvolta situazioni a dir poco imbarazzanti.
Non è sempre così, ci sono giorni in cui è tutto molto semplice, ma ce ne sono altri in cui ho la sensazione che il mio corpo e la mia testa, siano fatti esclusivamente per procurarmi piacere.
In quei giorni particolari mi vesto e mi trucco con più cura, indosso biancheria intima molto ridotta e mi concedo il capriccio di indossare reggiseni che alzino e evidenzino il mio seno. Sopra metto una camicetta leggera e la sensazione di esporre allo sguardo altrui il mio seno, mi procura un languido piacere.
La cosa strana è che il piacere è ancora maggiore se con la fantasia mi immagino seduta alla mia scrivania a seno nudo e immagino che miei capezzoli, turgidi dal piacere, ondeggino tra le mie mani mentre mi accingo a scrivere con la penna tra le dita. Allora, quasi involontariamente, allargo un po’ le gambe e quella lievissima corrente che attraversa le mi cosce, ha il sapore di una carezza maliziosa che interromperà la sua corsa, un attimo prima di raggiungere il mio sesso.
Talvolta, quando sono assalita da questo prepotente desiderio, mi accorgo di ansimare lievemente e le mie dita cominciano ad accarezzare dolcemente la penna, seguendone la lunghezza con scrupolosa dovizia. Poi allargo ancora le gambe sfruttando tutto lo spazio che ho a disposizione sotto alla scrivania e comincio a sfiorami i capezzoli creandomi piccoli sussulti di piacere ogni volta che il mio tocco si fa un po’ più audace.
Oggi era una di quelle giornate e siccome in studio non riuscivo a trovare la giusta concentrazione per godermi ogni mio piccolo gesto, ho salutato gli astanti ignari della mia cupidigia sessuale e sono andata a farmi una lampada.
Ho trovato da un po’ di tempo questo sistema, quando sento che il desiderio è troppo prepotente per essere acquietato con dei semplici e maliziosi gesti compatibili con l’ufficio, mi rifugio in uno di quei camerini con le lampade UVA.
Non il lettino però che limiterebbe i miei movimenti, preferisco le lampada trifacciale, quella da fare comodamente seduti su un’ampia poltrona bianca.
Dopo aver accostato la porticina a soffietto, mi sono levata la camicetta e mi sono accomodata sulla poltrona, tenevo le gambe così strette da sentir pulsare il mio sesso sulle cosce. Poi mi sono rilassata e sotto l’effetto benefico di quel calore ronzante, ho lasciato che il mio corpo si aprisse piano piano alle mie mani.
Quindici minuti è il tempo esatto che avevo a disposizione e avevo tutte le intenzioni di utilizzarlo fino all’ultimo secondo, per procurarmi quell’orgasmo di cui sentivo di aver bisogno.
Ho cominciato inarcuando la schiena perché la lampada scaldasse il mio reggiseno, era come se avessi voluto sentir urlare il mio seno perché lo toccassi e lo strapazzassi, volevo che i miei capezzoli mi chiedessero di essere pizzicati e succhiati e mordicchiati fino quasi a farmi venire così, senza toccarmi.
Poi ho tolto il reggiseno e offrendo i miei capezzoli duri come marmo a quel calore improvviso, ho avuto la sensazione che il caldo avesse sciolto anche il mio sesso.
Ho allargato velocemente le gambe ma non ho ceduto alla tentazione di sfiorare la mia clitoride, se lo avessi fatto sarei venuta subito e non era questo il gioco che mi ero preparata per godere. Con una mano ho spalancato la fessura umida e ho infilato dentro velocemente, due dita dell’altra.
Una involontaria contrazione della vagina, le ha avvolte in un abbraccio umido e piacevolissimo che ho contracambiato subito con istintiva gratitudine, esplorandola in ogni suo più piccolo anfratto. I miei movimenti erano ora vigorosi e circolari, ora lenti ma decisi, adesso più frettolosi ma precisi, le mie dita uscivano ed entravano a loro piacimento come se scivolare in quel tiepido oblio, fosse la loro stessa ragione di essere. Facendo attenzione a non sfiorare la mia clitoride impaziente, accarezzavano ogni ruga del mio sesso con certosina pazienza, le grandi labbra completamente spalancate, erano come l’argine di un fiume in piena che io percorrevo come una canoa affusolata capace di assorbire ogni goccia più piccola goccia.
Fino a quando ho sentito un tepore particolare avvilupparsi completamente intorno alle mie dita… .
Ho estratto lentamente le dita madide e le ho fatte circolare intorno alla clitoride che adesso intuivo gonfia e arrossata come un frutto maturo.
Con tocchi lenti e lievissimi, l’ho corteggiata e coccolata perché mi regalasse una delle sue magnifiche esplosioni, l’ho trattata con tutto il riguardo che spetta all’ospite di riguardo, l’ho accarezzata lievemente per poi strapazzarla amorevolmente fino a quando, riconoscente, si è manifestata in tutta la sua generosità e mi ha regalato uno di quei momenti indimenticabili, che salendomi dalla punta dei piedi, invadono ogni angolo del mio corpo fino ad esaurirsi in una esplosione di piacere ….
Zot…..la lampada si è spenta, mi sono asciugata le dita bagnate ripulendole accuratamente con la lingua mentre a gambe serrate mi godevo gli ultimi atti di quel momento.
Poi mi sono rivestita e sono tornata in ufficio.
Dedico a tutti voi il mio orgasmo sperando che ne sappiate fare un buon uso.
In quei giorni particolari mi vesto e mi trucco con più cura, indosso biancheria intima molto ridotta e mi concedo il capriccio di indossare reggiseni che alzino e evidenzino il mio seno. Sopra metto una camicetta leggera e la sensazione di esporre allo sguardo altrui il mio seno, mi procura un languido piacere.
La cosa strana è che il piacere è ancora maggiore se con la fantasia mi immagino seduta alla mia scrivania a seno nudo e immagino che miei capezzoli, turgidi dal piacere, ondeggino tra le mie mani mentre mi accingo a scrivere con la penna tra le dita. Allora, quasi involontariamente, allargo un po’ le gambe e quella lievissima corrente che attraversa le mi cosce, ha il sapore di una carezza maliziosa che interromperà la sua corsa, un attimo prima di raggiungere il mio sesso.
Talvolta, quando sono assalita da questo prepotente desiderio, mi accorgo di ansimare lievemente e le mie dita cominciano ad accarezzare dolcemente la penna, seguendone la lunghezza con scrupolosa dovizia. Poi allargo ancora le gambe sfruttando tutto lo spazio che ho a disposizione sotto alla scrivania e comincio a sfiorami i capezzoli creandomi piccoli sussulti di piacere ogni volta che il mio tocco si fa un po’ più audace.
Oggi era una di quelle giornate e siccome in studio non riuscivo a trovare la giusta concentrazione per godermi ogni mio piccolo gesto, ho salutato gli astanti ignari della mia cupidigia sessuale e sono andata a farmi una lampada.
Ho trovato da un po’ di tempo questo sistema, quando sento che il desiderio è troppo prepotente per essere acquietato con dei semplici e maliziosi gesti compatibili con l’ufficio, mi rifugio in uno di quei camerini con le lampade UVA.
Non il lettino però che limiterebbe i miei movimenti, preferisco le lampada trifacciale, quella da fare comodamente seduti su un’ampia poltrona bianca.
Dopo aver accostato la porticina a soffietto, mi sono levata la camicetta e mi sono accomodata sulla poltrona, tenevo le gambe così strette da sentir pulsare il mio sesso sulle cosce. Poi mi sono rilassata e sotto l’effetto benefico di quel calore ronzante, ho lasciato che il mio corpo si aprisse piano piano alle mie mani.
Quindici minuti è il tempo esatto che avevo a disposizione e avevo tutte le intenzioni di utilizzarlo fino all’ultimo secondo, per procurarmi quell’orgasmo di cui sentivo di aver bisogno.
Ho cominciato inarcuando la schiena perché la lampada scaldasse il mio reggiseno, era come se avessi voluto sentir urlare il mio seno perché lo toccassi e lo strapazzassi, volevo che i miei capezzoli mi chiedessero di essere pizzicati e succhiati e mordicchiati fino quasi a farmi venire così, senza toccarmi.
Poi ho tolto il reggiseno e offrendo i miei capezzoli duri come marmo a quel calore improvviso, ho avuto la sensazione che il caldo avesse sciolto anche il mio sesso.
Ho allargato velocemente le gambe ma non ho ceduto alla tentazione di sfiorare la mia clitoride, se lo avessi fatto sarei venuta subito e non era questo il gioco che mi ero preparata per godere. Con una mano ho spalancato la fessura umida e ho infilato dentro velocemente, due dita dell’altra.
Una involontaria contrazione della vagina, le ha avvolte in un abbraccio umido e piacevolissimo che ho contracambiato subito con istintiva gratitudine, esplorandola in ogni suo più piccolo anfratto. I miei movimenti erano ora vigorosi e circolari, ora lenti ma decisi, adesso più frettolosi ma precisi, le mie dita uscivano ed entravano a loro piacimento come se scivolare in quel tiepido oblio, fosse la loro stessa ragione di essere. Facendo attenzione a non sfiorare la mia clitoride impaziente, accarezzavano ogni ruga del mio sesso con certosina pazienza, le grandi labbra completamente spalancate, erano come l’argine di un fiume in piena che io percorrevo come una canoa affusolata capace di assorbire ogni goccia più piccola goccia.
Fino a quando ho sentito un tepore particolare avvilupparsi completamente intorno alle mie dita… .
Ho estratto lentamente le dita madide e le ho fatte circolare intorno alla clitoride che adesso intuivo gonfia e arrossata come un frutto maturo.
Con tocchi lenti e lievissimi, l’ho corteggiata e coccolata perché mi regalasse una delle sue magnifiche esplosioni, l’ho trattata con tutto il riguardo che spetta all’ospite di riguardo, l’ho accarezzata lievemente per poi strapazzarla amorevolmente fino a quando, riconoscente, si è manifestata in tutta la sua generosità e mi ha regalato uno di quei momenti indimenticabili, che salendomi dalla punta dei piedi, invadono ogni angolo del mio corpo fino ad esaurirsi in una esplosione di piacere ….
Zot…..la lampada si è spenta, mi sono asciugata le dita bagnate ripulendole accuratamente con la lingua mentre a gambe serrate mi godevo gli ultimi atti di quel momento.
Poi mi sono rivestita e sono tornata in ufficio.
Dedico a tutti voi il mio orgasmo sperando che ne sappiate fare un buon uso.





16 Gennaio 2005, 12:18
non c’è che dire.
e ora, ogni volta che andrò a farmi una lampada trifacciale e mi sdraierò in quella poltrona, e attiverò il massaggio vibrondulatorio, mi verrà da pensare a questo post.
16 Gennaio 2005, 13:42
Anavis Nin?
(Ci siamo svegliate bene, oggi, Madame!)
16 Gennaio 2005, 14:41
abbattuta dal Coubert dell’indignato mi sono buttata sulla Nin
17 Gennaio 2005, 14:07
uh … ma se ti mandassi il curriculum? no eh!
ciao vis
17 Gennaio 2005, 18:06
ecco. lo sapevo che dovevo interrompere la lettura… i bottoni dei miei jeans, ora, sono sparsi per tutto l’ufficio!!!
17 Gennaio 2005, 18:22
ciao Wos, ho parlato alla mia collega di te, è lei che si occupa dei curricula, dice che se ti interessa puoi presentarti nel suo ufficio domattina ,però dopo le undici che prima c’ha da andare dal dermatologo per via della psorisasi che ultimamente, aggravandosi, le ha procurato anche una fastidiosa acne purulenta. Che faccio fisso? :-)))
Trenta, come hai fatto a capire che il perizoma lo avevo trovato su questo post?

’spetta và che i bottoni te li raccolgo io
17 Gennaio 2005, 18:28
vis: come ho fatto a capirlo? bèh… facile… mi ero nascosto dietro la porta a soffietto!!!
17 Gennaio 2005, 18:34
ecco perchè quando sono uscita dalla stanzina ho trovato per terra una fila di bottoni che avrei detto bottoni da jeans!
Domani vado a farmi i baffi, interessa il resoconto? ..ihihihih…..
17 Gennaio 2005, 19:56
certochessì!!! mica sono un pippaiolo dilettante…
18 Gennaio 2005, 11:21
Salute !! E dovevo essere io quello cieco….??! [Omix]
18 Gennaio 2005, 12:10
onanistica.ti amo
marco
rimini
18 Gennaio 2005, 13:17
splendido.

mi son permesso di affiggerlo in ingresso da un amico. ovviamente ingresso di un centro estetico.
18 Gennaio 2005, 16:55
Omix, la verità è che io brancolo nel buio fin dalla nascita!
Ethico, non fare la spiritoso, gli introiti del centro estetico si dividono :-))
19 Gennaio 2005, 11:01
Poi dice che non è vero il detto del pelo di fica che tira più di un carro di buoi.
Sicuramente piacevole.
A prima lettura.
Sì, sono anche un po’ stronzo.