Adattamento e tolleranza

Viscontessa, 12 Gennaio 2005

(quando ho aperto questo blog non avevo idea di cosa ne avrei fatto. basta guardare il titolo per rendersene conto .

però, strada facendo si incontrano persone che avresti voglia di ospitare a casa tua e anche se ci sono ancora scatoloni un po’ ovunque, il modo di accomodarsi lo si trova uguale.

e quindi ecco, ecco questo post a firma di Enzo Coffani…sshhhh….adesso silenzio che si inizia)

 Questa mattina scrutavo, dalla finestra del mio cesso, il pollaio 4 per 4 per 2,5 in muratura, esternamente tinteggiato di giallastro(noto colore che si ottiene applicando dello scadente giallo opaco per esterni e lasciando riposare per trentanni)mentre all’interno solo imbiancato con della calce. Annesso, un cortiletto cintato da rete metallica cui le galline possono accedere da una sorta di microtunnel. "Pensate alle vostre colleghe in batteria, scriteriate!", ruminavo interiormente. Qualcosa non funzionava più come doveva, laggiù. Le galline avevano smesso di fare l’uovo, con grande disdoro mio e di altre quattro persone." Si vede che sono stressate" dice la zia ma la sua argomentazione non resiste al primo abbozzo di vaglio logico.Nessuna condizione è mutata, quantomeno microcosmica. Ok di macrocosmico c’è stato l’effetto Tsunami e relativo spostamento dell’asse terrestre e, ve lo confesso, per un attimo ho pensato di attribuire a questo macroavvenimento la causa remota del comportamento delle mie pennute scioperate. Tuttavia questa suggestione geomantica aveva il grosso difetto di non essere rimovibile mediante un mio intervento diretto, consegnando la mia alimentazione ad una indefinita e penosa incertezza. Scorato(participio passato contratto di scoraggiato, non contrazione sfinterica mefitica accaduta in un passato prossimo)al pensiero di questo nebuloso avvenire, mi risolsi di fare un sopralluogo ma, beninteso, non con la frettolosità psicopatica ed inutilmente rumorosa della mia vecchia zia che per una curiosa e disgraziata sequela di accidenti non ha mai conosciuto le gioie del sesso, bensì con quel senso di invisibilità felpata e silente di cui nessuno è al corrente e che solo conoscono i guardoni vecchia guardia, i preti mentre si onanismano ascoltando le confessioni di chissàchi, chi ruba sugli autobus e chi medita in collina al primo imbrunire da ormai dodici anni. Percorsi il breve vialetto di pietra lavica che congiunge la cantina al pollaio attraverso il cordoglio di zolle ormai incolte ed in riposo e, giunto al cancelletto-staccionato, occhieggiai all’interno. Ora, non voglio certo negarvi che la sorte depose a mio favore rivelandomi al primo tentativo l’arcano, nondimeno risolsi istantaneamente l’arcano che tanto cruccio accumulava sui miei nervi, del resto così duramente provati dalle anormali condizioni d’esistenza stabilite dalla cosiddetta mentalità moderna. Ebbene, signori, i fatti sono questi: un gattino senza famiglia si era installato nella cassetta ove le mie pennute depongono il meglio del loro essere quotidianamente. Non solo, il trovatello per molti giorni è sopravvissuto alimantandosi di granaglie. Non solo, le galline, che, si sa, sono esseri abitudinari, non hanno fatto altro che andare a deporre quotidianamente il
loro ovetto in fondo al cortile, vicino all\’argine del fiume dove, dopo essermi infilato degli stivali di gomma verde, ho potuto ritrovare una quantità di uova, le più vecchie ormai marce. Il mondo intorno continua a parlarci e, se non lo ascolti, prima o poi ci perdi.



2 commenti a “Adattamento e tolleranza”

  1. utente anonimo Says:

    Bello, Enzo.

    Complimenti davvero.

    Siccome sono un invisibile ospite appollaiato su uno degli scatoloni della Vis (una sorta di residuo da trasloco), mi permetto di farTi una piccolissima osservazione.

    Confido sulla Tua perspicacia e toleranza.

    Dunque.

    Non perderti nell’ampollosità delle parole ridondanti. Mi sono dovuto sforzare per seguirti sino alla fine, eppure la fine, quand’anche fosse venuta prima, valeva tutto il post.

    Io ci sono arrivato “volutamente”. Altri di sicuro si sarebbero fermati prima ed avrebbero perso qualcosa.

    Paoletto

  2. utente anonimo Says:

    Grazie, Paoletto. Il mio scopo precipuo è far sorridere, sorridendomi.

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