Scusi, posso fare una pisciatina da lei?

Viscontessa, 31 Gennaio 2005

Quando la domenica volge al desio e il pigiama ammicca, il campanello di casa suona.

  • Scusi se la disturbo, volevo dirle che sto andando al piano di sopra a stasare il water dell’appartamento di mia madre, vede? Ho comprato l’idraulico liquido….. senta, eventualmente non ci dovessi riuscire, le dispiacerebbe se mia mamma e la badante venissero a fare pipì da lei?

……….

  • Chi era?
  • Niente, il figlio della signora Rosi, dice se possiamo ospitare la mamma e la badante per una pisciatina

……..

Indecisione della domenica pomeriggio: calzettone antiscivolo a pois o pantofola avvolgente gialla? Risuona il campanello.

  • Cof, cof….un disastro! Ho buttato l’idraulico liquido e si è sprigionata una nube tossica di acido sulfurico (?), dal water è ribollita una schiuma bianca tremenda e ora in casa non si respira! Ho dovuto spalancare tutte le finestre ma lei non immagina cosa ci sia lassù…senta volevo dirle che probabilmente non riuscirò a stasarlo per cui boh, non so, dovrò far qualcosa ma non so cosa e poi oggi è domenica. Insomma, vedrà che per un po’ mia mamma e la badante dovranno approfittare del suo bagno, comunque le faccio sapere. Torno su a vedere com’è la situazione.

……..

  • Chi era ancora?
  • Niente, sempre il figlio della signora Rosi, dice che su c’è puzzo di acido sulforico e di merda.
  • Mamma vado a fare la doccia.
  • No tesoro aspetta che forse stasera abbiamo ospiti a pisciare.

…………..

Pigrizia della domenica sera e se per cena ci facessimo portare le pizze? Di nuovo il campanello, troppo presto per le pizze

  • Scusi, le dispiace se io e mia moglie facciamo pipì da lei? Guardi su non si respira, ho lasciato su la mamma e la badante con tutte le finestre aperte ma è un disastro, non si respira!

E sparisce in bagno mentre la moglie si apposta vicino all’uscio e aspetta il suo turno.

Poi lui esce

  • vado a vedere se tu è tutto a posto
  • ma a sua mamma una pisciatina non le scappa?
  • No, no, per ora no grazie, ora vado su e poi le faccio sapere.

La moglie passa in bagno dieci minuti buoni e io comincio a temere seriamente per la mia crema antirughe, poi finalmente riemerge.

-Ah! Che problema signora! Perché io mia suocera me la porterei anche a casa mia finchè non si risolve il problema, ma per la badante non ho posto, non so proprio dove metterla, se potessi trovare qualcuno che la ospita……..

………….

  • Chi era?
  • Niente il figlio della signora Rosi e la moglie che volevano fare una pisciatina da noi e mollarci la badante….che non è cubana.

Si riaffloscia sul divano.

 

Clazettone a pois e pizza, telefono per tre pizze fantasie e vado a gestirmi l’acquolina in bocca.

Suona il campanello, le pizze!!!!

Scusi signora, sempre io, allora abbiamo deciso, ci portiamo via la vecchia e la badante perché su non si respira, grazie comunque, magari tanto il mio numero di telefono lei ce l’ha se su dovesse succedere qualcosa, mi chiami…le faccio sapere.

 

 

sesso droga e rock n’roll

Viscontessa, 28 Gennaio 2005

Quanto segue:

questo fine settimana a partire da oggi, sarò sola per tre giorni.

Dopo lungo, lunghissimo, inenarrabile tempo, il mio consorte se ne va per il fine settimana e io come sempre quando sono da sola mi eccito al solo pensiero.

Sesso, droga e rock n’roll, ho già preso contatti a destra e a sinistra, sicura, certa, irremovibile, che questi giorni saranno giorni indimenticabili da assaporare fino all’ultimo minuto.

La bimba l’ho già sistemata dalla nonna, la casa un casino che tanto son da sola e chi cazzo se ne frega, il cellulare, vivo e attivo come un fermento lattico, lavora a ritmi da miniera per produrre appuntamenti presunti o concreti da riportare nella mia agenda tra asterischi, punti interrogativi, votazioni e fiorellini adolescenziali che piovono sulle parole come gocce di rugiada.

Stamattina doccia di categoria A1, quella con depilazione completa, manicure, pedicure, scrub, creme emollienti, profumi, oli, maschere di bellezza e sbiancante per i denti. Sono uscita da casa che neanche una prostituta di Shanghai!

Categoria A1 che questa è già fatta, non si sa mai cosa può succederti nel corso della giornata e non vorrei perdere tempo ad imbellettarmi nel momento sbagliato.

Il latte volutamente fuori dal frigo, cazzo me frega se il latte va a male? Lo butto nel cesso e vado fuori a far colazione.

Assolutamente si, domattina dormo finchè ce n’è e poi vado a far colazione fuori in quella pasticceria strafiga dalla parte opposta della città.

Che poi domattina stiamo a vedere perché prima di domattina c’è stanotte e chissà cosa può succedere.

Una pizza con Angela ma non è sicura perché magari trovo di meglio e allora niente, ciccia.

Il cinema con Alessandro, ma il cinema che cazzo di trasgressione è! Se trovo di meglio ciccia.

E poi c’è Antonio, Maria, Francesco, Elena…..ma se trovo di meglio ciccia

Tanto ho deciso, esco prima dall’ufficio e corro a casa ad accendere il camino in camera da letto.

L’anno scorso ho dato fuoco al comodino e un tizzone ardente è schizzato sul lettino del cane che è schizzato sul mio letto. Un caldo africano durante la notte, la mattina mi sono alzata che avevo la gola arsa e gli occhi rossi sangue.

"Ci si fa le canne eh?!" disse il mio barrista di fiducia dove alla fine andai a fare colazione, "no, ci si fa il camino" sussurrai con una voce da travestito che lo mise seriamente in allarme.

Che poi erano le sette di mattina perché si dorme finchè ce n’è ai cani con la vescica gonfia non è mai piaciuto e poi la bambina, mia mamma dice che una sera la tiene ma oggi pomeriggio deve andare a cavallo e poi c’è il catechismo e poi c’è il lettone. "Mamma se il babbo non c’è allora vengo a dormire con te nel lettone! ‘Sti cazzi, i bimbi pezzi e core e mica puoi dirgli no piccolina, stasera si tromba per cui niente!

A proposito, gliel’ho detto a Enrico "stasera si tromba chi c’è c’è?" si, mi sa di si, ma mi sa che lui mi ha risposto "ah bene divertiti!" , e poi cazzo! Anche qui in ufficio devo finire questo lavoro e con questo mal di testa mica è facile.

Che quando ho mal di testa vorrei solo buttarmi su Anselmo il divano e dormire per tre giorni finchè mi passa.

Dormire tre giorni su Anselmo, quanto tempo ho detto che starà via marito? Tre giorni vero….mmmm….la pizza con Angela che fatica e anche il cinema, cazzo fa freddo e c’ho mal di testa, magari mi butto un attimo sul divano che poi sto meglio…ah, già, devo rimettere il latte in frigo sennò domattina cosa mi bevo prima di andare a fare la spesa.

mi ricordo

Viscontessa, 27 Gennaio 2005

 

Quello è stato un viaggio strano perché è arrivato all’improvviso in un periodo di transizione come un gattino trovato in un cassonetto dove si buttano via i residui di un trasloco.

Transitavo tra una vita e l’altra e facevo sogni nei pisolini pomeridiani di un albergo a Vienna o Praga o in quello sul lago dove dentro al letto ci trovai degli strani insetti ma la mattina a colazione trovai anche il burro fresco e la marmellata fatta in casa.

Transitavo con amici di cui una con un passaporto americano che mettevamo sempre per ultimo quando dovevamo passare il confine con i paesi dell’est e transitavamo un po’ dove capitava in cerca a volte solo di un gulash o di una birra più buona delle altre.

Tutto sommato transitavamo di buon umore, allegri per quel gattino imprevisto in cui ci eravamo trasformati con le nostre cazzate e transitavamo ridendo del mio sogno su mia mamma che mi aveva fatto piangere un pomeriggio intero.

Transitammo in un giorno di sole in un ristorantino con le tovaglie scacchi e le cameriere con la crestina bianca e il grembiulino immacolato e fu lì tra un boccale di birra e un sogno, un wrustel grigio e inquietante come una giornata di pioggia e una carezza affettuosa come un miagolio, che ci apparve il cartello che indicava Mathausen.

Non fu una scelta facile perché certe morti si rischia di commemorale più per curiosità che non per orrore e non fu una scelta facile perché la serenità dell’animo appare irrispettosa anche quando è spontanea e innocua.

Non fu una scelta facile ma la nostra amica americana, avvezza per razza a sentimentalismi di altro genere, ci convinse a quel luogo di orrore e di morte e ci condusse lei, con leggerezza quasi infantile, all’interno di quel luogo.

Dentro ci perdemmo quasi subito, arrivati in gruppo come cuccioli spauriti, finimmo per seguire ognuno un percorso diverso, un percorso che hai la sensazione ti sia dettato da una coscienza, da una sensibilità, da una curiosità diversa.

Ci rincontrammo fuori, con l’animo greve e le parole che uscivano sussurrate dalle nostre bocche, parole minime, giusto per scegliere la strada che per il resto fu silenziosa per molto tempo.

I miei transiti, per molti giorni, rimasero immobili.

sono malata

Viscontessa, 26 Gennaio 2005

 

Adesso quest’oggi così e senza alcun sintomo apparente mi sono presa la malinconia e in casa non ho niente per curarla.

A gennaio succede, se non ti copri bene, ti ammali e poi c’è anche il caso che ti trascini dietro queste brutte forme malinconiche fino alla primavera.

Sono due giorni, per esempio, che volevo scrivere una cosa sulla Colette e sulla Barbara ma poi a forza di pensare a loro mi sono ammalata anche io e ora non so più come fare per parlare di loro.

Loro che poi di malinconia sono ammalate croniche, l’una con i suoi bianchetti di vino fin dall’alba, l’altra con i suoi denti troppo rovinati per non avere alle spalle un passato di tossicodipendenza.

Colette e Barbara e il loro video poker, si appollaiano lì sullo sgabello di fronte alla macchinetta e aspettano un uomo, qualcuno che le offra qualcosa da bere, un po’ di compagnia o anche solo l’occasione per parlare di qualcosa.

L’una vecchia, brutta e con il suo accento francese, l’altra giovane, sciupata e il suo accento meridionale.

Le trovi sempre lì, Colette guarda fuori e ti racconta del convento dietro alle mura, ti dice che lei ha le chiavi del convento per poter andare a dare da mangiare ad una colonia di gatti che vi risiede, e ti racconta dei molti tesori abbandonati che nessuno si cura di custodire e di quando le cose andavano meglio e non doveva scegliere se mangiare lei o i gatti.

Barbara sorride senza timore di scoprire i denti, quando ascolta qualche vecchio e ruvido operaio che le parla del niente, lei sorride e ogni tanto lo interrompe con una risata infantile sgorgata chissà a da dove.

Una volta che avevo perduto il cane, lo trovò lei e me lo riportò dopo averlo profumato con un’essenza che usava apposta per il suo coniglio nano.

Ogni tanto il suo coniglio nano se lo porta dietro e ogni tanto è triste mentre fuori dal locale si fuma una sigaretta guardando quelle vecchie mura che contengono il convento.

L’arte di sco.pare

Viscontessa, 25 Gennaio 2005

Il mio parco scope, tanto per cominciare, è una cosa delicata, ne possiedo tre, una di saggina, una morbida per la polvere e una più robusta per i tappeti, ma dopo molto tempo e molta manutenzione, mi sono dovuta arrendere all’incessante trascorre del tempo e ho dovuto sostituirle.

Anche le scope invecchiano e nel progressivo spelacchiamento del loro essere, si consuma aihmè il loro destino e il loro vigore.

Quella che preferivo era una scopa di saggina dal manico robusto e i mezzi spicci.

Lavorava rude il pavimento e una volta saldamente impugnata tra le mani, prendeva autonomamente un ritmo regolare e incessante capace di soddisfare anche la casalinga più esigente.

Ma non è una tipa da preliminari, le sottigliezze non fanno per lei, la scopa di saggina bada alla sostanza e se pensi con lei di poterti piegare in cerca di un emozionante granello di polvere sotto al comodino, finirai per rimanerci male.

Lei lavora di grosso, rapida e vigorosa si esaurisce piuttosto velocemente e conclude ogni sua missione con la copiosa perdita di materiale filamentoso.

La scopa per la polvere, invece, è un tipo sofisticato, ha un manico non troppo grosso ma ben proporzionato, è dotata di una peluria morbida e raffinata capace di percepire ogni più piccola particella cosmica del meraviglioso mondo femminile, e ha di solito delle sottili strisce di gomma laterali che le impediscono di commettere misfatti quando nella foga dell’uso, la si sbatte a destra e a sinistra.

Di solito è dotata di un piccolo serbatoio sulla sua sommità che consente di avvolgere le punta del bastone e di riporla comodamente nel ripostiglio dopo l’uso.

La scopa per i tappeti è una vecchia volpe, la cavità cavernosa del suo manico non deve scoraggiare perché una volta impugnato con fermezza, il suo manico di ferro si scalda immediatamente al contatto delle mani e la scopa finisce per aderire talmente bene al palmo della massaia all’opera, che entro qualche minuto lui e lei saranno un tutt’uno con l’ambiente. Una leggera zigrinatura poi, garantisce una presa salda e un movimento rapido e preciso in grado di individuare con sicurezza le esigenze di ogni tappeto.

Antico o moderno che sia.

Le sue setole infatti, progettate per titillare il pelo del tappeto, accarezzano con dolcezza e vigore la peluria del medesimo fino a convincerlo a concedersi al suo suadente ritmo che grazie alla massaia operosa rimarrà sempre il medesimo fino a quando il tappeto sarà esausto e appagato dalle sue carezze.

Le mie scope però sono invecchiate, e così ho dovuto sostituirle con delle colleghe più giovani.

Ci devo ancora lavorare su, per adesso sono piuttosto rigide nei movimenti e fredde nell’appiglio, ma conto nel tempo di acquisire con loro una confidenza tale che mi permetta di renderle malleabili e disponibili alle mie esigenze.

Forse lo uccido

Viscontessa, 24 Gennaio 2005

 

Questa volta ho partorito un mostro.

L’ho resettato sul culo e ho dato vita ad un nuovo tamagotchi, un maschietto che fin dalla nascita mi ha dato un sacco di gatte da pelare.

E’ nato con un po’ ritardo, io mi figlia siamo rimasti ad attendere la schiusa dell’uovo per un tempo che mia figlia ha ritenuto eccessivo tant’è che quando è nato lei era già occupata in questioni educazione domestica con un peluche.

E poi ha sempre mangiato poco e lamentato dolori e debolezze francamente sospette per una creatura così giovane.

Un calvario, ora che è vecchio non ne vuole più sapere di mangiare e si impasticca come un tossico all’ultimo stadio.

La mela la assaggia appena, poi si fa un paio di fialette di vitamine e subito dopo mi va in crisi di astinenza. Ormai ci vogliono almeno tre pasticche di seguito per rimetterlo in piedi.

Naturalmente con la scusa se sta sempre male, non mi studia niente, è più ignorante di un tamagotchi capra e l’intestino non è affatto regolare: mi caca tre volte in dieci minuti e poi niente per ore.

Per non parlare dell’attività fisica che si rifiuta categoricamente di affrontare lamentando malesseri e depressione ogni volta che tento di convincerlo.

Oggi me lo sono portato in ufficio, volevo provare a tenerlo sotto stretto controllo nella speranza che il cambiamento di ambiente gli avrebbe giovato.

Ma non è stato così, inutile nascondersi dietro ad un reset, questo tamagotchi è un tossicodipendente e sto seriamente meditando di farlo fuori con un reset sul culo.

nomi/1

Viscontessa, 23 Gennaio 2005

 

"Gianfilippo ti prego, prendimi qui sul termosifone che tanto è spento"

"Domitilla, ho il cazzo che mi scoppia nei pantaloni, apri le cosce".

Il nome è importante, una volta conoscevo un Marco Maria che voleva giocare al camionista e la cameriera ma quando arrivavo al "Marco Marì, ti apro il panino, tu mettici il wrustel" cominciavo a ridere sguaiatamente e bisogna ricominciare da capo.

Oreste invece mi scriveva lunghe lettere d’amore trasudanti passione da bancarella e sentimenti da discount, ma allora ero ancora abbastanza giovane per apprezzare la fibrillazione da mercatino rionale e se non fosse che poi concludeva i suoi virtuosismi sentimentali con Tuo Oreste, magari avrei anche ceduto all’amore eterno.

Mi immaginavo allora come una robusta signora di mezza età (che allora consideravo essere trent’anni) costretta a parlare del suo Oreste refrattario ai nervetti nella carne e se la refrattarietà ai nervetti mi costringeva alla pietosa presa di coscienza di aver sposato un cretino, non potevo sopportare l’idea che il cretino si chiamasse pure Oreste.

Un Pier Giovanni refrattario ai nervetti sa di un chè di nobile, di chic, di signora magra e bionda che si occupa del suo compagno, ma un Oreste, un Oreste che fa lo schizzinoso con i nervetti della carne, fa lievitare immediatamente la sua compagna di almeno trenta kili e io non volevo correre il rischio.

Gli scissi due righe "caro Oreste addio, il tuo nome mi mette a disagio, non posso farci niente" e mi dedicai alla mia amica Letizia.

Letizia era piccola scura e con profonde occhiaie che segnavano il suo viso, non sorrideva mai perché aveva una dentatura imbarazzante e la singolare conformazione del palato, non le consentiva alcuna possibilità di miglioramento.

Sua sorella Gaia era anche peggio ma se incontravi un Anton Giulio che voleva invitarti a cena fuori e ti chiedeva se avevi un’amica per il suo amico Fosco, sapevi che proponendo una Letizia o una Gaia ad un Fosco, avresti sempre fatto bella figura.

Certo possedere nel proprio parco amiche una Deborah o una Lucilla, è sempre una garanzia di successo che nel scegliersi le amicizie bisognerebbe tenere in considerazione, ma io allora tutt’al più potevo contare su una Manola e una Manola non te la puoi certo giocare con un Anton Giulio qualsiasi!

Magari una Manola ti viene bene con un Orazio, ma io ai tempi della Manola avevo conosciuto un Alfredo e così la Manola non la sfruttai mai come si deve anche se l’Alfredo stesso ebbe ugualmente breve durata.

Alfredo non è un bel nome, provai allora con un Al, con un Dedo, con un Alfry, ma poi arresa di fronte all’inevitabilità dell’orrore, cercai di consolarmi con un Alfredo, Alfredo dove sei cosa fai, ma al dodicesimo mi pensi, quanto mi pensi, l’Alfredo di turno mi mollò per una Caterina e di lui non seppi più nulla.

Formaggi dell’Esselunga

Viscontessa, 21 Gennaio 2005

 

Ieri sera l’ho guardato bene ma la teoria che avevo formulato solo poche ore prima non ha trovato conferma.

Dicevo poche ore prima al mio amico che probabilmente non sono affetta da selettività senile, ma da una grave forma di disinteresse "uomoaffettiva" che non trova consolazione alcuna neanche nel disinteresse "omoaffettivo".

Così, giusto per consolarmi e per dare un senso alle mie tette, gli raccontavo di chi secondo me potrebbe essere interessato alla sottoscritta, ma lo facevo con il tono e la mestizia con cui alcune donne in perenne ricerca del principe Azzurro, raccontano all’amica che forse quel collega che stamattina gli ha detto buongiorno, lo ha fatto con uno sguardo che non si può definire ma che secondo lei vuol dire qualcosa.

L’amica di solito suggerisce un bruscolino nell’occhio e la cosa finisce lì.

Se mi è concesso un paragone, direi quindi un elenco della spesa pieno di prodotti Fidel.

Fatto sta che rientrata in ufficio con il benestare del mio amico che non mi ha degnata di uno sguardo maschile neanche a pagarlo (bastardo! Me la pagherai) ho trascorso il pomeriggio di ieri in meditazione contemplativa del mio collega il quale secondo me rientra nella lista e al quale, giusto per sondare il terreno, ho amorevolmente chiesto, sdraiandomi sulla sua scrivania, se gradiva che gli mettessi in ordine tra i suoi cd.

Lui mi ha risposto che se gli tocco la scrivania mi taglia le manine e ha poi aggiunto di essere sensibile al fascino femminile ma dopo anni di analisi, anche molto meno boccalone di quanto si pensi.

Così ho portato la bimba a cavallo e non appena sono arrivata ho trovato lì in evidente pausa relax, un’altra confezione di formaggio della Fidel della mia lista della spesa e senza pensarci due volte, ho deciso di testare definitivamente la selettività del mio gusto.

Patetica come non mai, l’ho salutato con un entusiasmo fuori dalla norma e prima che lui si riprendesse da cotanta giuliva femmina al suo cospetto, gli ho chiesto se mi offriva un aperitivo al bar.

Cieca di fronte alla consistenza del Caciocavallo, ho deciso che non mi sarei fatta influenzare dalla sua vista e ho contemporaneamente attivato ogni più recondita papilla gustativa del mio apparato orale, per offrirlo in dono all’eventuale sapore di quel formaggio.

Non mi sono risparmiata niente, un manuale della seduzione non avrebbe potuto trovare nessuna testimone migliore dei suoi principi, ho lamentato un certo freddo che lo ha invogliato a prendermi a braccetto, ho sorriso, ho bevuto il suo stesso aperitivo, l’ho ascoltato, lodato, condiviso, consigliato, interrogato. Ogni mia roca risata è stata accompagnata da un lieve reclinar del capo che lasciasse ondeggiare le mie chiome sulle spalle, ogni domanda è stata introdotta da un lieve massagiar di caviglia, ogni movimento è stato agevolato da un accavallar di gambe ed ogni mia parola è uscita dalla mia bocca solo dopo un rapido umettar di labbra.

Un capolavoro, lasciatemelo dire, un vero capolavoro che ha naturalmente condotto il Provolone ad estendere anche alla sottoscritta un invito a cena per stasera con altri amici.

Festosa ho dato il mio consenso e rammaricandomi perché a causa mia aveva fatto tardi ad un appuntamento di lavoro, l’ho rassicurato sulla mia presenza di stasera.

Manco a dirlo, non solo la Mozzarella non ha minimamente sollazzato le mie papille gustative, ma io di andare a cena stasera non ho la minima voglia.

Che poi al di là dell’aspetto fisico il tipo non sembra neanche male, non so, promette bene ma nell’istante in cui mi è apparsa davanti agli occhi la scena di un’eventuale copula conoscitiva, mi sono figurata tutto quel sudare e faticare e ammiccare e godere e parlare, che ha inibito ogni mio interesse al riguardo.

Conclusione, non sono affetta da selettività senile, ma da disinteresse uomoaffettivo.

La cosa è grave.

 

 

Uomo, sei mai andato da una ginecologa? ho detto

Viscontessa, 19 Gennaio 2005

 

Ambulatorio osterico-ginecologico per extracomunitari

Con intermediatrice culturale.

Letta oggi in una ASL

gennaio

Viscontessa, 18 Gennaio 2005

Gennaio è un mese impietoso, te lo ritrovi in mezzo alle giornate e non sai che farne.

Che poi se in mezzo alle giornate ti trovi solo quello, ti fai cogliere dal dubbio di aver messo la testa a posto anzichè i pensieri in un post e la sensazione non è affatto gradevole.

Per sicurezza ho deciso che domani non vado a lavorare.

Gennaio è una fregatura perché fa freddo, fa buio presto e la De Filippi continua imperterrita a condurre Amici, ed è una fregatura perché trascinarsi stancamente tra i reparti del supermercato, non ti regala nessuna emozione.

Al supermercato in gennaio non c’è mai niente di nuovo e a me il Dash profumo alpino mi è già venuto piuttosto sulle palle. Mi piacerebbe che il sig. Dash si inventasse una fragranza nuova magari un Dash allo Chanel n. 5 o un Dash al profumo di detersivo o che la Lines si decidesse a fare degli assorbenti che oltre alle ali, hanno anche il motore e magari qualche optional come l’impianto di riscaldamento.

Invece niente, tutt’al più puoi trovare la trippa con il 20% di sconto o se sei fortunato, le patate arricchite al selenio in offerta tre kili per due. Poi però te le devi portare a casa e son cazzi tuoi.

E poi a gennaio c’è l’inquinamento, ti fumi una sigaretta in mezzo alla strada e ti si inquinano anche i peli del naso, oggi su City (voi ce lo avete City? Quel giornalino che degli sfigati regalano al semaforo mentre stai imprecando per il traffico?) ho letto che a causa dell’inquinamento muoiono almeno 4.000 persone l’anno. Ma secondo me è una statistica vecchia, ora che i fumatori si ritrovano in capannelli agli angoli delle strade, i morti aumenteranno di sicuro e il fumo passivo, nocivo, lesivo e persino un po’ stronzo, verrà incolpato di questa nuova tendenza al rialzo.

L’articolo però non l’ho letto, un’insenatura tra un furgonato e un fuoristrada, ha catalizzato tutta la mia attenzione, adrenalizzando ogni mio pensiero.

Ci facciamo di adrenalina in mezzo al traffico.

Gennaio e il finestrino socchiuso. Se fumi e stai incolonnato in mezzo al traffico puoi tenere tranquillamente il finestrino leggermente aperto. Oggi ad un semaforo un ragazzo voleva pulirmi il vetro poi ha infilato la sua mano nel mio finestrino abbassato e ha cominciato ad accarezzarmi i capelli, gli ho offerto una sigaretta, l’accendino e un euro per impiastricciarmi il vetro.

Ci capitano le emozioni in mezzo al traffico.

Che poi forse, ripensandoci dopo, quello al semaforo era il Ragionier Capuozzo che insoddisfatto dall’abbassamento delle tasse, ha pensato che mentre sta fuori a fumarsi una sigaretta, può sempre arrotondare lo stipendio pulendo i vetri.

Questo spiegherebbe perché portava la cravatta e un paio di guanti di pile.

O forse no, magari quegli indumenti provenivano semplicemente da uno di quei cassonetti per la raccolta degli indumenti usati dove la gente per bene, butta via cravatte, tubini in strass o calzini mangiati dal cane.

I maglioncini in cachemire no, quelli, quando sono finiti, li regala alla filippina insieme alla gratifica natalizia.

Gennaio, il canone rai e il bollo dell’auto, se non avete ancora provveduto affrettatevi!

 

 

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