mi addormento sempre prima
Viscontessa, 28 Dicembre 2004E’ da qualche tempo che la sera mi addormento tra i tormenti di un dubbio che mi devo sbrigare a risolvere.
Tutto nasce dal supplizio delle mie notti animali che niente hanno a che vedere con un intrigante accoppiamento selvaggio ma riguardano la consuetudine dei miei gatti di appollaiarsi sulla mia testa e dell’abitudine della cagnetta di unghiellare sul pavimento della mia camera in cerca nessuno sa di cosa.
Così la sera, appena condivido il mio cuscino con il gatto, trovo consolazione alla sofferenza delle sue unghie che mi si piantano sulla cavezza, con il pensiero che gli anni passano anche per loro e che presto potrò spargere i miei lunghi capelli biondi (ho tutto il tempo di farli allungare e a tingerli biondi non ci vuole niente!) sul morbido cuscino bianco, finalmente esente da bestiali debiti affettivi.
Un attimo dopo, però, intenerita dal rombare delle fusa feline, mi pento del mio vanitoso desiderio e per por rimedio al mio malanimo, mi tuffo senza indugio nel dubbio che mi tormenta.
Cosa ne sarà del corpo dei miei animali una volta morti?
Devo ammettere che la domanda nasce peregrina giacché mai mi sono domandata che ne sarà del mio corpicino una volta che la mia anima lo avrà finalmente abbandonato dalla mia ingombrante presenza.
Anzi devo dire che io il mio corpicino tutto morto proprio non me lo vedo per cui l’unico desiderio in tal senso che nutro, è quello di farlo sparire dalla vista dei vivi il prima possibile.
Certo ho lasciato disposizione perché si disponga delle mie frattaglie come meglio si crede, ma una volta espletato l’espianto per esempio delle mie orecchie (intonse da forature varie; vera rarità da collezionisti) vorrei sparire sotto terra, dentro ad un forno o in mezzo al mare (ah! Come sono romantica) il prima possibile.
Siccome poi naturalmente faccio parte di quei sessanta milioni di italiani che non hanno mai ricevuto il tesserino come donatore di organi, non posso che affidare questa mia volontà a tutti coloro che mi circondano giacché la mia pigrizia mi impedisce di prendere iniziative atte a condurre il mio corpicino vivo alla sede dell’AIDO per iscrivermi alla loro associazione.
L’altra sera però, durante una cena natalizia, ho appreso che per la religione Indù, la pigrizia è una virtù perché testimonia il distacco spirituale dalle cose e così fingendo una spiritualità che non mi appartiene, ho pensato che come scusa quella del distacco non è male e che d’ora in avanti mi attaccherò come una cozza a questa fantastica interpretazione.
Il giorno dopo colui che mi erudiva sulla religione Indù, è partito per l’India meridionale, sono un po’ in pensiero.
Ma sto divagando.
Dunque dicevo, mi trastullo negli attimi che precedono il mio sonno, con il pensiero di una degna sepoltura animale.
Non che mi preoccupino i gatti, seppellire un gatto, purché sia morto altrimenti diventa una belva, è una cosa piuttosto semplice, ne ho già seppelliti due e una volta ho seppellito pure un piccione di nome Gastone. Devi semplicemente scavare una buca piuttosto modesta e poi infilarci dentro l’animale e sono sicura che la mia amica Roberta non avrebbe alcuna difficoltà a prestarmi un angolo del suo giardino per consentirmi una degna cerimonia funebre.
Ricordo per esempio quando da bambina mi morì la tartarughina d’acqua, la misi in una scatolina e la seppellii sotto i mughetti nel giardino di mia nonna, poi con la ghiaia ricoprii la sua piccola tomba e infine misi la fotocopia della tartaruga raffigurata sulla scatola del mangime, su un bastoncino infilato sulla tomba.
Ma Otto, Otto mi da pensiero, è un cagnaccio di almeno 50 kg e la sua stazza mi impensierisce.
Ecco però a questo punto della mia riflessione di solito mi sono già addormentata per cui questo post non avrà una fine………





28 Dicembre 2004, 12:20
Buona notte…
28 Dicembre 2004, 22:03
Beneamata! Il mio cane Clemente dopo 16 anni di vita all’insegna dello zerbino e rapporti etero-omo-transgender ora spande le sue spoglie vicino al cespo d’alloro, in fondo al mio orto, accosto al muro del pollaio, contro l’argine del fiume. Gli ho voluto bene, ma anche male. Era un bastardino volpino
terrorizzato da tutto e da tutti con una sessualità prorompente financo negli ultimi anni, benchè affetto da svariati edemi cardiaci und polmonari. Perchè ti racconto tutto ciò? Non so, sono soverchiato da un dolore che mai si estinguerà. Enzo coffani
29 Dicembre 2004, 10:50
Enzo, è un piacere leggerti e condividere con te la senilità dei nostri cani :-))