patate e cervello
Viscontessa, 19 Dicembre 2004Se devo dirla tutta, mi capita spesso di trovarmi un po’ smarrita nel mondo dei blog.
Deficienze tecniche e mentali, carenze oragnizzative, scarsa conoscenza dei meccanismi che li regolano, insufficienza renaria, sono tra le principali cause dell’inadeguatezza che mi coglie ogni volta che mi muovo da qui.
Spesso mi capita di abbandonare il mio orticello per vedere cosa succede nel campicello accanto, ma la sensazione è sovente quella di imbattermi un qualche cooperativa di coldiretti che pur accettando il mio misero contributo di patate un po’ così, sembrano piuttosto restii a tesserarti coop.
La coop sei tu chi può darti di più.
Fatto sta che l’altro giorno ho partecipato ad un www.blogrodeo.org che però sembra essere naufragato nel nulla, e fatto sta che oggi mi andava di mettere qui il mio contributo di patate un po’ così .
Questo era il tema:
PATARODEO
care anime sensibili ai pixel, scapriolatevi!
questo è un "patarodeo"
(purtroppo, non nel senso della patata..)
nel primo oceanico raduno dell’OpLePost - Opificio di Letteratura Postabile (di cui mi onoro essere fondatrice e, al momento, membro unico) svoltosi nella cabina telefonica sita presso la locale discarica, ho deliberato con me stessa d’impegnarvi nella stesura di una "mistery story con delitto", da elaborare nel rispetto di 3 semplici vincoli - eccoli:
1) la lunghezza del testo dovrà essere contenuta entro un numero tot di caratteri, tale da non debordare oltre la soglia d’attenzione del tipico "lettore-del-lunedì-in-ufficio" - in pratica, non più di 3000 battute
2) in ogni composizione agiranno 6 personaggi (individui, animali, oggetti) il cui nome o la cui professione inizi per le seguenti lettere: O, P, L, E, S, T
3) ogni elaborato potrà contenere, in un punto qualsiasi, la seguente frase: "quando si è escluso l’impossibile, ciò che rimane, sebbene improbabile, deve essere la verità"
la lunghezza del testo dovrà essere contenuta entro un numero tot di caratteri, tale da non debordare oltre la soglia d’attenzione del tipico "lettore-del-lunedì-in-ufficio" - in pratica, non più di 3000 battute
2) in ogni composizione agiranno 6 personaggi (individui, animali, oggetti) il cui nome o la cui professione inizi per le seguenti lettere: O, P, L, E, S, T
3) ogni elaborato potrà contenere, in un punto qualsiasi, la seguente frase: "quando si è escluso l’impossibile, ciò che rimane, sebbene improbabile, deve essere la verità"
4 ore è il tempo disponibile… oppure no!
(apro una parentesi per una prece: apprezzerei sommamente se, una volta tanto, l’assassino potesse essere identificabile con la vittima o, in alternativa, con il lettore…
e qui chiudo la parentesi, chè altrimenti prendete freddo!)
care anime sensibili ai pixel, scapriolatevi!
questo è un "patarodeo"
(purtroppo, non nel senso della patata..)
nel primo oceanico raduno dell’OpLePost - Opificio di Letteratura Postabile (di cui mi onoro essere fondatrice e, al momento, membro unico) svoltosi nella cabina telefonica sita presso la locale discarica, ho deliberato con me stessa d’impegnarvi nella stesura di una "mistery story con delitto", da elaborare nel rispetto di 3 semplici vincoli - eccoli:
1) la lunghezza del testo dovrà essere contenuta entro un numero tot di caratteri, tale da non debordare oltre la soglia d’attenzione del tipico "lettore-del-lunedì-in-ufficio" - in pratica, non più di 3000 battute
2) in ogni composizione agiranno 6 personaggi (individui, animali, oggetti) il cui nome o la cui professione inizi per le seguenti lettere: O, P, L, E, S, T
3) ogni elaborato potrà contenere, in un punto qualsiasi, la seguente frase: "quando si è escluso l’impossibile, ciò che rimane, sebbene improbabile, deve essere la verità"
la lunghezza del testo dovrà essere contenuta entro un numero tot di caratteri, tale da non debordare oltre la soglia d’attenzione del tipico "lettore-del-lunedì-in-ufficio" - in pratica, non più di 3000 battute
2) in ogni composizione agiranno 6 personaggi (individui, animali, oggetti) il cui nome o la cui professione inizi per le seguenti lettere: O, P, L, E, S, T
3) ogni elaborato potrà contenere, in un punto qualsiasi, la seguente frase: "quando si è escluso l’impossibile, ciò che rimane, sebbene improbabile, deve essere la verità"
4 ore è il tempo disponibile… oppure no!
(apro una parentesi per una prece: apprezzerei sommamente se, una volta tanto, l’assassino potesse essere identificabile con la vittima o, in alternativa, con il lettore…
e qui chiudo la parentesi, chè altrimenti prendete freddo!)
E questo era il mio contributo:
Quando arrivò il SEDANO, la POLENTA era già lì da un pezzo. Le OLIVE, sempre pronte a festeggiare ogni volta che se ne presentava l’occasione, salutarono garrule il sedano riservando alla polenta il solito sguardo di rassegnato rimprovero. Più sotto invece, un giovane litro di LATTE, lusingava con movenze fluttuanti un fresco mazzolino di ERBETTE, che al sedano, un tipo smilzo, pallido e piuttosto insipido, piacquero subito per una sorta di affinità elettiva che non avrebbe saputo spiegare. Fu questo probabilmente il motivo che scatenò la gelosia delle olive (regine incontrastate del frigo) e fu questo il motivo per cui le sciagurate cominciarono a prendersi gioco del giovane sedano e della sua singolare capigliatura che svettava verde e tenera tra le grate del frigo. Fatto stà che qualche giorno dopo il sedano e le erbette giacevano esanime in fondo al frigo, mentre il latte, sempre più appesantito nei suoi movimenti, ricopriva, goffo e grumoso, buona parte del taleggio che ora appariva molle e poco odoroso come uno stracchino qualsiasi. La polenta ben protetta dal suo contenitore di vetro, non esitò neanche un attimo ad incolpare le impertinenti olive La polente e le olive rimasero lì ancora per qualche giorno ma quando Vis si decise a mangiarle, le parve di percepire nel loro sapore un retrogusto amaro come quello che da bambina le aveva lasciato la fiaba della ballerina e del soldatino di piombo. 13 Dicembre alle 22:41
Se ne stava chiusa in uno di quei contenitori di vetro ormai da giorni e non si svegliava più neanche all’accendersi della lucina ogni volta che qualcuno apriva il frigo.
Non che i loro destini dovessero mai incontrarsi fuori da lì, ma l’indolenza della polenta era per loro più fastidiosa dello sgradevole odore del TALEGGIO che se non altro si prestava volentieri agli spuntini veloci e agli happy hour.
E fu invece sicuramente la desolazione del sedano che spinse il taleggio, formaggio tutto d’un pezzo, a cercare di consolare il povero sedano che ora giaceva sempre più appassito nel suo angolo di frigo.
- quando si è escluso l’impossibile – le apostrofò – ciò che rimane, sebbene improbabile, dev’essere la verità –
- come avremmo potuto! – gracchiarono piagnucolanti le olive – siamo chiuse anche noi dentro a questo barattolo di vetro, come avremmo potuto muoverci di qua?
Poi qualcuno aprì lo sportello del frigo e un volto umano vi si affacciò dentro….
- VIIIISSSS!! Ma è possibile che non ti fossi accorta che è andata via la luce?!?! Dentro al frigo è successo un disastro!
E non fu mai sicura che quell’amaro dipendesse dall’eccessiva permanenza nel frigo delle olive e della polenta…..
Ci sarebbe poi, tanto per rimanere in tema di blog e pubblicizzare i frutti del proprio lavoro, quest’altra cosa qui:
Pulendo un cervellino di manzo da fare fritto, mi sono un po’ perduta tra molte insenature che ne fanno un organo così particolare.
Il fegato è diverso, è liscio e scuro, scivola tra le mani e se funziona correttamente, assolve alla sua funzione.
La trippa è bianca e spugnosa e i nervetti guizzano vitalità anche da morti.
Il cervello è scuro, protetto dalla sua sottile membrana sanguinolenta, il suo roseo pallore appare dopo un lavoro piuttosto lungo e delicato. La membrana va rimossa, insieme ai grumi di sangue, facendo attenzione a non sciupare la consistenza dello stesso.
Il cervelletto è il più robusto, quasi filamentoso è meno riottoso a farsi libera alla membra protettiva.
Quando la mia vita scorreva come un lungo fiume tranquillo, cucinavo molto spesso il cervello.
Lo facevo per Maurizio.
Mi guardava con quei suoi profondi occhi neri e mi chiedeva "quando mi cucini il cervello?" e io sorridevo divertita perché mio marito, allora, si dimostrava contento di quella strana amicizia tra me e il suo amico.
Il segreto del cervello fritto per Maurizio, consisteva nel non scottarlo prima di friggerlo.
Lo tagliavo delicatamente in pezzetti e lo passavo nell’uovo avendo cura di non farlo spappolare durante l’operazione.
Poi, maneggiandolo pensando a Maurizio, lo ripassavo languidamente nel pan grattato e quindi in padella con molto olio bollente.
Quando era pronto lo portavo in tavola e osservavo compiaciuta i suoi avidi occhi scuri.
Il cuore invece, è completamente diverso, a differenza del fegato che è molle e viscido, il cuore è duro e va cucinato con la salvia avendo cura di tagliarlo in fette molto sottili.
Il cuore, a volte, si dice che è di pietra o di burro (come quando cucinavo il cervello per Maurizio) ma del cuore si sa tutto e per quanto ci piaccia immaginarlo organo portante dei nostri sentimenti, è sempre tra i meandri del cervello che si annidano le nostre emozioni.
Con Claudio il cervello lo cucinavo al cartoccio, "me lo cucini il cervello se vado a comprarlo?" e io, fissandolo negli occhi più azzurri che avessi mai visto, correvo in giardino a cercare il rosmarino.
Il cervello al cartoccio va pulito mantenendolo intatto, per questo si rende necessario che sia freschissimo perché un cervello un po’ invecchiato, anziché frollare come la carne, si attacca tenacemente alla sua membrana protettiva ed è molto difficile convincerlo a mollarla per mostrarsi in tuo il suo tenue candore.
Poi lo si avvolge in foglio di carta argentata con un filo d’olio e un bastoncino di rosmarino e lo si mette in forno per un po’, giusto il tempo di ripulire la cucina dalle tracce di sangue che un cervello tenace lascia inevitabilmente ovunque.
Poi un giorno la mamma di Claudio mi telefonò perché voleva sapere come cucinavo il cervello per il suo Claudio e io, dopo averle passato la ricetta, non ho più cucinato cervello per Claudio e sono passata ai duroni di pollo.
I duroni di pollo vanno ripuliti per benino, vanno lavati molto bene e cucinati in pentola con uno spicchio d’aglio e un po’ d’olio d’oliva, a volte, mentre li mangi, ti accorgi che tra i duroni è capitato lì per caso un cuoricino di pollo, un piccolo cuoricino a forma di ghianda che serve a rilassare le mandibole dalla difficoltosa masticazione dei duroni.
E per un po’ ti rilassi.
I duroni, a differenza del cervello, li trovi nel banco frigo del supermercato dove la gente li acquista da dare al cane.
Il cervello, invece, devi sapere dove andare a comprarlo, devi saperlo cucinare e devi trovare qualcuno che ne apprezzi la delicata consistenza.
E così se ti capita tra le mani un cervello da pulire non puoi fare a meno di domandarti perché sia l’unico organo la cui funzionalità produttiva varia in maniera spettacolare tra un individuo e un altro, pur mantenendo invariata la sua forma e la sua consistenza.
Che per gentile concessione di un pellegrino virtuale, mi è stata invece pubblicata su www.cartaigienicaweb.it
13 Dicembre alle 22:41
Ci sarebbe poi, tanto per rimanere in tema di blog e pubblicizzare i frutti del proprio lavoro, quest’altra cosa qui:
Pulendo un cervellino di manzo da fare fritto, mi sono un po’ perduta tra molte insenature che ne fanno un organo così particolare.
Il fegato è diverso, è liscio e scuro, scivola tra le mani e se funziona correttamente, assolve alla sua funzione.
La trippa è bianca e spugnosa e i nervetti guizzano vitalità anche da morti.
Il cervello è scuro, protetto dalla sua sottile membrana sanguinolenta, il suo roseo pallore appare dopo un lavoro piuttosto lungo e delicato. La membrana va rimossa, insieme ai grumi di sangue, facendo attenzione a non sciupare la consistenza dello stesso.
Il cervelletto è il più robusto, quasi filamentoso è meno riottoso a farsi libera alla membra protettiva.
Quando la mia vita scorreva come un lungo fiume tranquillo, cucinavo molto spesso il cervello.
Lo facevo per Maurizio.
Mi guardava con quei suoi profondi occhi neri e mi chiedeva "quando mi cucini il cervello?" e io sorridevo divertita perché mio marito, allora, si dimostrava contento di quella strana amicizia tra me e il suo amico.
Il segreto del cervello fritto per Maurizio, consisteva nel non scottarlo prima di friggerlo.
Lo tagliavo delicatamente in pezzetti e lo passavo nell’uovo avendo cura di non farlo spappolare durante l’operazione.
Poi, maneggiandolo pensando a Maurizio, lo ripassavo languidamente nel pan grattato e quindi in padella con molto olio bollente.
Quando era pronto lo portavo in tavola e osservavo compiaciuta i suoi avidi occhi scuri.
Il cuore invece, è completamente diverso, a differenza del fegato che è molle e viscido, il cuore è duro e va cucinato con la salvia avendo cura di tagliarlo in fette molto sottili.
Il cuore, a volte, si dice che è di pietra o di burro (come quando cucinavo il cervello per Maurizio) ma del cuore si sa tutto e per quanto ci piaccia immaginarlo organo portante dei nostri sentimenti, è sempre tra i meandri del cervello che si annidano le nostre emozioni.
Con Claudio il cervello lo cucinavo al cartoccio, "me lo cucini il cervello se vado a comprarlo?" e io, fissandolo negli occhi più azzurri che avessi mai visto, correvo in giardino a cercare il rosmarino.
Il cervello al cartoccio va pulito mantenendolo intatto, per questo si rende necessario che sia freschissimo perché un cervello un po’ invecchiato, anziché frollare come la carne, si attacca tenacemente alla sua membrana protettiva ed è molto difficile convincerlo a mollarla per mostrarsi in tuo il suo tenue candore.
Poi lo si avvolge in foglio di carta argentata con un filo d’olio e un bastoncino di rosmarino e lo si mette in forno per un po’, giusto il tempo di ripulire la cucina dalle tracce di sangue che un cervello tenace lascia inevitabilmente ovunque.
Poi un giorno la mamma di Claudio mi telefonò perché voleva sapere come cucinavo il cervello per il suo Claudio e io, dopo averle passato la ricetta, non ho più cucinato cervello per Claudio e sono passata ai duroni di pollo.
I duroni di pollo vanno ripuliti per benino, vanno lavati molto bene e cucinati in pentola con uno spicchio d’aglio e un po’ d’olio d’oliva, a volte, mentre li mangi, ti accorgi che tra i duroni è capitato lì per caso un cuoricino di pollo, un piccolo cuoricino a forma di ghianda che serve a rilassare le mandibole dalla difficoltosa masticazione dei duroni.
E per un po’ ti rilassi.
I duroni, a differenza del cervello, li trovi nel banco frigo del supermercato dove la gente li acquista da dare al cane.
Il cervello, invece, devi sapere dove andare a comprarlo, devi saperlo cucinare e devi trovare qualcuno che ne apprezzi la delicata consistenza.
E così se ti capita tra le mani un cervello da pulire non puoi fare a meno di domandarti perché sia l’unico organo la cui funzionalità produttiva varia in maniera spettacolare tra un individuo e un altro, pur mantenendo invariata la sua forma e la sua consistenza.
Che per gentile concessione di un pellegrino virtuale, mi è stata invece pubblicata su www.cartaigienicaweb.it





20 Dicembre 2004, 13:39
Vis, non so più che dirti, che poi se ti ripeto cosa penso di te dici che esagero.
Ma diamine è difficile restare tranquille davanti a simili genialità.
Mi spieghi perchè non ti ho ancora vista in tv?
Ti abbraccio e ti bacio, perdona l’entusiasmo ma non posso farne a meno.
20 Dicembre 2004, 17:01
carissima, non dubitare, entro pochi giorni mi vedrai sicuramente in tv.
Il direttore della banca, se non mi faccio viva entro qualche giorno, sono sicurà che parteciperà a Chi l’ha Vista. :-)))
(mi raccomando, tu non dire niente!)
20 Dicembre 2004, 19:50
Signora la Marchesa, Lei è strepitosa
21 Dicembre 2004, 14:33
che marchesa!! viscontessa! mica è da tutti essere viscontesse. :-)))