Le sedie mi piacciono più di tutto per la loro capacità di assecondare un culo.
Non c’è culo che tenga, la sedia lo accoglie favorevolmente e gli consente il dovuto riposo con il dovuto rispetto.
Potendo scegliere preferisco quelle di legno impagliate, mi piacciono quelle rustiche da cucina dove puoi appendere una borsa od un cappello prima di lasciartici cadere sopra sicuro che, quella leggera incavatura dovuta all’impagliatura, aderirà perfettamente anche al culo più modesto.
Quelle imbottite, più pretenziose e delicate, le apprezzo per le morbidezza della seduta pur tuttavia ritenendo che un buon culo non ha bisogno di tutte le premure che l’imbottitura può fornirgli e sicura, per altro, che un rispettoso culo di quelli che possono fare la fortuna di qualcuno, possa anche trovarsi a disagio nello strabordare oltre il limite dell’imbottitura.
Le asfittiche sedie da ufficio con le rotelle, invece, le trovo antipatiche e scomode. La loro ergonomica efficienza unita ai sobri colori che dovrebbero garantire la serietà di chi fisicamente le possiede, mal si conciliano con lo spirito riposante della loro stessa funzione sociale.
Meglio le bianche in formica da ospedale, quelle che quando le sposti emettono uno scricchiolio metallico da far accapponare i denti e che nella loro scomodità, richiamano perfettamente lo spirito di chi le possiede al suo dovere di visitatore di un malato. Le sedie da ospedale sono oggetti essenziali e modesti, umili e penitenti e queste le rende oggetti di cui sbarazzarsi senza remore.
Simpatiche, nella loro presunzioni di chiamarsi sedie, sono invece quelle pieghevoli che nella loro forma abituale, cioè quella chiusa, non riescono a trovare un loro centro di gravità permanente e scivolano regolarmente al suolo rendendole patetiche e commiserevoli nella loro forma piatta. Questo genere di sedie, una volta aperte, le vedi adocchiarsi l’un con l’altra come profughi su un isola deserta. Così aperte sono prive di appigli, di tenuta, di concretezza ed è questo a renderle tenere e commoventi agli occhi del più sensibile culo in cerca di riposo che finirà, potendo, per scegliere un altro modello di sedia. O piuttosto un bidone vuoto.