Pubblicato sul blogrodeo di oggi:Scusa se non…

Viscontessa, 12 novembre 2004

Pubblicato sul blogrodeo di oggi:

Scusa se non sono stata capace di prendermi cura di te.

Scusami per la crudeltà con cui una mattina, con le lacrime agli occhi e il dolore nelle viscere, ti ho estirpato dal mio corpo e dal tuo morbido rifugio.

Scusami per queste lacrime e questo dolore che ancora mi porto dentro in ricordo di ciò che non sei mai diventato.

E scusami per essere donna in questa società che non ha pietà dei più deboli e dei più indifesi.

E’ successo per sbaglio, non ti aspettavo, non ero pronta ad affrontare le conseguenze di una vita insieme a te,

Marco non avrebbe capito e io ho avuto paura di perderlo.

Scusami pelo incarnito se ho dovuto estirparti e reciderti, ma avevo promesso a Marco che quella sera gliel’avrei data e non potevo farlo con te che mi deturpavi l’inguine.

Sappi però, che quella mattina ho pianto, ho pianto lacrime di dolore che non dimenticherò mai.

Bastardo

e adesso rialzatevi che la poltrona è di un altro.

Viscontessa, 12 novembre 2004

E’ di un mio post di ieri su OCE
http://http://www.oracamminiamoeretti.com/oce/more.php?id=600_0_1_0_M una riflessione sulla eccessiva presenza nei TG dei servizi sulle previsioni del tempo.

E oggi, nel constatare amaramente che piove sempre sul bagnato, mi rendo conto che del tempo non si parla mai abbastanza.

Dev’essere che di questi tempi più che un basso profilo è proprio auspicabile un profilo filo-berlusconismo capace di dare vita a versioni più o meno raffinate, più o meno smorzate, più o meno cesellate di piccoli Fede televisivi capaci, non più di evitare il Cavaliere, ma di esaltarne le doti e le qualità affinchè, se le tasse non si possono abbassare, si possa almeno alzare il suo indice di gradimento.

Il TG, nella sua presunta libertà di pensiero, si dedicava molto a pensieri evanescenti e inconcludenti come appunto le previsioni del tempo o i consigli su come cucinare una vera cassata siciliana a Mondovì, però, volendo evitare la reverente celebrazione del nostro Presidente del Consiglio, ci consentiva quanto meno di poter sorridere della capacità di Mentana, invero talvolta un po’ forzata, di collegare un omicidio ad un calendario erotico o una cassata alla siciliana alla morte di Arafat.

Per quanto mi riguarda, come ho già detto altrove, sono assolutamente intenzionata a dedicarmi al ricamo al tombolo.

Oggi qui c’è il sole, ma c’è un po’ di vento, forse pioverà.

Tanto è già tutto bagnato.

prego, mettetevi comodi.

Viscontessa, 11 novembre 2004

Le sedie mi piacciono più di tutto per la loro capacità di assecondare un culo.

Non c’è culo che tenga, la sedia lo accoglie favorevolmente e gli consente il dovuto riposo con il dovuto rispetto.

Potendo scegliere preferisco quelle di legno impagliate, mi piacciono quelle rustiche da cucina dove puoi appendere una borsa od un cappello prima di lasciartici cadere sopra sicuro che, quella leggera incavatura dovuta all’impagliatura, aderirà perfettamente anche al culo più modesto.

Quelle imbottite, più pretenziose e delicate, le apprezzo per le morbidezza della seduta pur tuttavia ritenendo che un buon culo non ha bisogno di tutte le premure che l’imbottitura può fornirgli e sicura, per altro, che un rispettoso culo di quelli che possono fare la fortuna di qualcuno, possa anche trovarsi a disagio nello strabordare oltre il limite dell’imbottitura.

Le asfittiche sedie da ufficio con le rotelle, invece, le trovo antipatiche e scomode. La loro ergonomica efficienza unita ai sobri colori che dovrebbero garantire la serietà di chi fisicamente le possiede, mal si conciliano con lo spirito riposante della loro stessa funzione sociale.

Meglio le bianche in formica da ospedale, quelle che quando le sposti emettono uno scricchiolio metallico da far accapponare i denti e che nella loro scomodità, richiamano perfettamente lo spirito di chi le possiede al suo dovere di visitatore di un malato. Le sedie da ospedale sono oggetti essenziali e modesti, umili e penitenti e queste le rende oggetti di cui sbarazzarsi senza remore.

Simpatiche, nella loro presunzioni di chiamarsi sedie, sono invece quelle pieghevoli che nella loro forma abituale, cioè quella chiusa, non riescono a trovare un loro centro di gravità permanente e scivolano regolarmente al suolo rendendole patetiche e commiserevoli nella loro forma piatta. Questo genere di sedie, una volta aperte, le vedi adocchiarsi l’un con l’altra come profughi su un isola deserta. Così aperte sono prive di appigli, di tenuta, di concretezza ed è questo a renderle tenere e commoventi agli occhi del più sensibile culo in cerca di riposo che finirà, potendo, per scegliere un altro modello di sedia. O piuttosto un bidone vuoto.

Nella mia vita ho pubblicamente aperto solo…

Viscontessa, 10 novembre 2004

Nella mia vita ho pubblicamente aperto solo due cose.

Un negozio di abbigliamento per bambini che è fallito sei mesi dopo, e questo blog che aspira a diventare.

Tant’è che non ho ancora sistemato nè il titolo nè la descrizione.

Per adesso, come si conviene quando uno entra in un appartamento nuovo, ho pensato di portarci un po’ di link di luogi virtuali dove spiscetto di tanto in tanto (giusto per marcare il territorio) e domani mi occuperò degli inviti per l’inaugurazione.

Poi, e anche questo è importante, troverò qualcuno in grado di spiegarmi come fare ad inserire delle foto o qualche festone che attiri un po’ di gente.

Sulle aperture in privato vado meglio ma non dispero.

 

 

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