tramonto qualunque

Viscontessa, 21 Novembre 2004

Ne parlavo tempo fa prendendomi gioco di lui e a distanza di poco tempo avrei invece deciso che si può fare.

Parlo del qualunquismo e della tranquilla serenità che ne consegue nel praticarlo.

Avrei pensato, dopo essermi sognata Sgarbi a casa della mia amica Alex che girava nuda mentre io prendevo un antidolorifico e mia figlia me l’ero perduta in piscina, che lasciarsi trasportare sull’onda del va bene qualunque purchè sia, sia un modo affatto nuovo di affrontare la vita.

Tornando quindi al sogno di Sgarbi confusamente riassunto così come si è sviluppato nella mia fantasia onirica mentre mi dedicavo al solito amplesso con Anselmo il divano, mi sono tornata in mente in una giornata di primavera di diversi anni fa.

Indossavo una gonna corta e svasata di seta blu e sotto un paio di calze a rete del medesimo colore.

Ero seduta sul palco dove si era appena conclusa un’asta e meditavo sulla concreta possibilità di defilarmi rapidamente senza lasciare tracce di me.

Ero talmente concentrata sui miei pensieri da non accorgermi che nonostante la gonnellina indossata, stavo seduta a gambe larghe come mi capitava spesso quando l’asta era tutta da preparare e io giravo in pantaloni da lavoro e canticchiavo “sarà quel che sarà” dei Ricchi e Poveri e fu allora che arrivò Sgarbi e mi chiese dove poteva trovare Marco.

La cosa singolare è che io effettivamente in quel momento non sapevo dove si trovava nonostante avrei dovuto lavorativamente saperlo e cosa ancor più singolare fu la mia espressione di estasiata estraneità all’evento che mi portò ad alzare le spallucce e ad assumere con quelle gambe tutte foderate di rete, una posizione invero naturale.

Fu come se in quel preciso momento e in maniera del tutto autonoma dalla mia volontà, avessi deciso che per il resto della mia vita avrei voluto fare la bella statuina e tanto per sottolineare la condizione a cui aspiravo, mi lasciai anche andare ad una risatina stridula subito repressa da una manina con le unghie smaltate di rosso che si posò delicatamente sulle mie labbra.

Sgarbi mi guardò o non mi guardò affatto, la cosa ha poca importanza, ma ricordo invece perfettamente lo sguardo di uno dei miei collaboratori che passando dalle gambe foderate di rete alla mia espressione da ebete donzella in plastica posizione, si fece scappare un sibilo di orrore subito accompagnato da un servizievole aiuto che io invero non avevo chiesto.

Poco dopo fui soprannominata la donna mortadella un po’ per le mie cosce in rete e molto per l’espressione che per giorni contraddistinse il mio sguardo.

La cosa effettivamente durò troppo poco per poter essere annoverata tra uno di quei tanti tentativi di cambio di personalità che pratico con una certa frequenza, ma stamattina, desta con Sgarbi in testa, mi è tornato in mente l’episodio a fulgida testimonianza di un tentativo che, pur miseramente abbandonato in breve tempo, mi regalò per qualche giorno la sensazione di poter essere liberi da vincoli.

E così, sempre in affannosa ricerca di ciò che sono o sono stata e soprattutto potrei essere, ho ritenuto che un certo laico qualunquismo, potrebbe essere una condizione da sperimentare per giungere infine ad una consapevolezza di se stessi superficiale come un graffio.



Faticca immane nella gestione virtuale della…

Viscontessa, 19 Novembre 2004

Faticca immane nella gestione virtuale della giornata, voi direte, e chi se ne frega? direi nessuno ma siccome comunque nel mio peregrino farneticare avrei prodotto qualcosina, pensavo di riportare qua il mio intervento di oggi MN, tralasiano invece per buon gusto, quello che ho pubblicato sul Blogrodeo.

Tant’è, direte voi miei piccoli lettori.

Tant’è dico io che non ho più niente da dire e non sono ancora venuta a capo del mio indovinello sulla perla farlocca.

“Dev’essere per via della Condoleeza Rice e del suo ombelico.

Mi chiedevo l’altro giorno chi avesse mai visto l’ombelico della Condoleeza e se lo sprovveduto fruitore di tale mistica visione si fosse poi domandato se l’ombelico del mondo non fosse proprio lì. O altrove come canticchiava il tarantolato Jovanotti qualche anno fa.

Dev’essere successo mentre di fronte al reparto detersivi per la casa di un supermercato qualunque, ammiravo estasiata il color lampone acido del Chilit Bang, nuovo sgrassatore universale che con un colpo di mitra elimina incrostazioni di grasso millenarie e dev’essere successo nel momento in cui un pietoso ombelico orizzontalizzato dalla cicca e accompagnato da un jeas Fontana (quelli con gli strappi ad arte) ha attraversato il mio campo visivo donandomi l’estasi della Condolezza in top, armata di Cillit Bang e finalmente addolcita e femminile come una mutanda floscia qualunque o una tetta pendula di periferia.

Fatto è che incoraggiata dalla visione onirica ombelicale della Condoleeza e da quella reale della spudorata cicciona del supermercato, ho pensato che fino a quando l’ombelico sarà appannaggio di tutti, non si potrà evitare di concedere all’uomo l’umana pietà derivata dalla sua originaria condizione.

L’ombelico, indiscusso centro di gravità permanente della propria condizione di mammifero, è un bene di appannaggio mondiale ed è con rammarico che non si può fare a meno di notare che anche personaggi come Bush ne devono possedere uno e che quel possesso è il più chiaro e fulgido esempio di una trascorsa condizione fanciullesca, degna, per tanto, dell’umana comprensione.

Estasiata da tanto buon senso e finalmente consapevole del mio destino su questa terra, ho reso partecipe telefonicamente mio marito, della mia intenzione di convogliare le mie indiscusse capacità persuasive verso una campagna di sensibilizzazione al ruolo sociale dell’ombelico e aprendomi una varco con un gesto delle mai tra le impetuose acque minerali del supermercato, l’ho raggiunto in mistica trance sul taxi dove mi aspettava e dove intendevo buttare giù i primi rudimenti per di questo innovativo progetto.

«Taci», mi ha detto in taxi. E d’accordo. Non era la prima volta che qualcuno mi invitava a tacere, dunque avrei potuto accettarlo. Ma è stato il modo, a lasciarmi strana. Mi ha detto taci prima ancora che potessi parlare, prima ancora che il tassista sapesse dove doveva andare. «Taci», ha detto, e si è creato il niente, mentre gli altri da dietro suonavano e sbandavano, pur di evitare il nostro stano intralcio.

Così è finita. Tacendo. Sono salita in taxi e sono scesa subito, restando in bilico tra il fatto e il fare, inutile come un ombelico sulla pancia di Bush.”

Se qualcuno avesse notizie circa l’efficacia del Cillit Bang, è pregato di lasciare qui testimonianza al riguardo.

Prima che vada a far la spesa…..

la zecca e la cozza

Viscontessa, 19 Novembre 2004

Il posto più fastidioso dove può attaccartisi una zecca è l’interno dell’orecchio: non riesci ad infilarci le dita per staccarla e nel toglierla corri il rischio di romperla e lasciarle la testa ben conficcata dentro al tuo orecchio.Girare con la testa di una zecca conficcata nell’orecchio, oltre ad essere fastidioso, è anche mostruosamente out.La zecca nell’orecchio non va.

Le cozze sono degne di tutta la mia più profonda ammirazione, la dignità ittica che contraddistingue la loro evoluzione in cibo non dovrebbe essere infangata dal pan grattato di chi pretende di farle gratinate. Gratinare una cozza, cozza con la loro dignità.

 

 

 

 

 

 

mi ha punto una zanzara

Viscontessa, 18 Novembre 2004

Esistono due tipi di portatori sani di esempi.

Gli ingenui, quelli che quando ti punge una zanzara ti dicono che un loro amico è morto per una cosa simile.

I maligni, quelli che quando ti punge una zanzara ti dicono che avevano un amico che fingeva di essere allergico alle zanzare per lamentarsi e prendere tre giorni di malattia.

Con i primi ti tocchi, con i secondi ci giochi….

 

le vis amiche - donne e animali

Viscontessa, 18 Novembre 2004

Francesca diceva che i miei primi quarant’anni non potevano passare nel totale silenzio della mia vita reale.

Ha prenotato il ristorante, si è fatta i suoi 50 km in macchina per venire a trovarmi e mi ha offerto la cena.

Francesca si è sposta un mese fa ma la fede la tiene in un cassetto.

Francesca ha quarant’anni, di cui gli ultimi 15 di convivenza con un uomo più giovane di lei poi un matrimonio per amore della madre malata e Pluto, un pirania vegetariano di trenta kili che vive in acquario costruito su misura, in mezzo al suo salotto.

Anche Roberta di anni ne ha quaranta, alleva cani e vive da sola in una casa isolata tra le montagne.

Una volta è stata sposata ma la cosa non ha funzionato, ora cerca un uomo bello, ricco, colto, simpatico sordo e muto, purchè affettuoso. Nell’attesa fa l’opinionista a tutto raggio.

Claudia dirigeva una importante galleria d’arte e amava i gatti.

Aveva un marito bello e stupido che lei chiamava cicci e un’intelligenza sopra alla media devoluta alla sua ambizione, poi un giorno ha comprato un cane e ha aperto una galleria tutta sua.

Cicci si occupa di far passeggiare il cane.

Antonella legge libri d’arte e cerca marito. Alle sette e mezza di mattina è già dentro alle scuderie dove dirige una prestigiosa scuola di equitazione e una decina di uomini che si occupano dei cavalli.

Ha il cane più brutto che si possa immaginare ma se non fai un complimento al suo Flick, ti da il cavallo più pestifero della scuderia e ti dice che è “buonissimo”.

Angela ha cinquant’anni e un fisico infelice, non è sempre stata così, trent’anni fa, quando si è sposata, era bellissima. Ora il marito ha deciso di lasciarla e lei ha deciso di aspettarlo convinta che, per nostalgia di Carlo, prima o poi tornerà anche da lei. Carlo è il loro cane.

Patrizia si è alzata una mattina e ha detto al marito che voleva il divorzio.

Senza un perché apparente.

Poi ha preso un aereo ed è volata in Irlanda dove ha finalmente incontrato l’amore vero.

E’ un purosangue dal mantello lucente e lo sguardo fiero, ogni mattina lei corre da lui e mentre lo striglia gli parla della sua vita che fu.

Vis ha sempre avuto il dono di addormentarsi ovunque, una volta le capitò di farlo con la testa appoggiata alla cassa di uno stereo in discoteca.

Da qualche tempo la sua vecchia cagnetta di nome Emma soffre di incontinenza e quando le scappa la pipì si alza dalla sua cestina e si avvia verso la porta finestra del giardino.

Vis ogni notte, quando sente la cagnetta muoversi, si alza dal letto e l’accompagna in giardino.

E aspetta…..

toh fuori piove….

Viscontessa, 17 Novembre 2004

Se potessi scegliere posterei a mezzanotte dopo aver fatto un pisolino su Anselmo il divano (compagno fedele dei miei viaggi onirici) ma siccome Anselmo è un compango geloso e possessivo che dopo avermi posseduta non mi lascia più andare (com’era quella maglietta di Macchianera? “sono zoccola ma mi dileguo”) mi ritrovo a farlo in orari strampalati come la mattina a quest’ora.

“Toh… fuori piove” non è vero c’è il sole ma si può discutere ugualmente.

La mia è una risposta a all’intervento di Giorgia e una riflessione suggeritami amorevolmente da Anselmo mentre riposavo appagata tra le sue braccia.

Giorgia dice che su MN tutto fa discussione e mi chiedevo dove invece potesse essere un’isola felice senza rissa.

Perchè la rissa, in termini di ascolti, paga. 

Paga in televisione, paga in mezzo alla strada, paga in un luogo virtuale.

La rissa e la provocazione sono mezzi piuttosto semplici e volendo anche infantili per attirare l’attenzione, e quando magari sei costretto a vestirti tutto come un palombaro perchè fuori piove e arriva uno che ti dice “sei un cretino perchè fuori c’è il sole” è molto difficile resistere alla tentazione di spaccare sulla testa dello sprovveduto, l’ombrellino faticosamente vinto con i punti della IP.

un cartello sul culo

Viscontessa, 16 Novembre 2004

Ecco, volevo chiudere questa giornata in bellezza.

Che sciocchezza! Mi è venuto in mente di aprire questo blog e di pubblicizzarlo un po’ in giro così mi sono messa sul culo l’indirizzo del blog e sono andata zonzo con questo cartello attaccato dietro con su scritto "chi mi ama mi segua".

E ho seminato sciocchezze come piovesse, ho seminato sciocchezze come chi non ha niente da dire ma non vede l’ora di urlarlo a tutti.

Non sono io.

Vada per la foto che ho fatto in bagno con un quintale di pastoso rossetto sulla labbra e vada anche per il blog e tutte quello che verrà, ma non sono capace di autopromuovermi come un salame nella vetrina di un salumiere o un paio di scarpe in una vetrina, divento impacciata, prevedibile, scontata, inutile e persino antipatica.

Ed è che quando faccio così mi viene mal di testa e mi sento come deve sentirsi una velina quando va a fare un provino in costume a gennaio.

"Chi mi ama mi segua" adesso ce l’ho stampato dietro alla nuca dove un martelletto mi tampina senza sosta e l’autodisgusto mi deprime.

E così ho deciso, mi comporto da star e modero la presenza altrove in modo da avere tempo per tutto il resto che, con rispetto parlando, è un gran bel po’ di resto come i tortellini che ho appena messo al fuoco e devono essere seguiti con amorosa cura.

Da domani Blog rodeo solo con ispirazione e altrui blogs solo in presenza di qualcosa da dire che non sia l’ammiccante sculettare del mio cartello sul deretano.

Così non si può andare avanti, se non mi giro intorno non so più neanche di cosa parlare.

Per adesso, per evitare che rimosso il cartello qualcuno possa sospettare che non mi segua neanche un cane, pubblico la foto di chi mi segue sempre come un ombra….anzi due.

Si vede da qualche parte la foto?

i piedi di riccardo e le perle del guru

Viscontessa, 15 Novembre 2004

Se ne è venuto fuori dallo spogliatoio con quei suoi piedini pelosi. Ciuffi di bruni peli che spuntavano sulle dita dei piedi bianchi dell’inverno.

Se n’è venuto fuori con un paio di jeans e quelle dita timide e timorose che faticavano ad appoggiarsi al suolo.

Riccardo si è rotto una caviglia e tutti i giorni, verso le cinque, viene a fare un po’ di riabilitazione e ride e sorride e chiacchera mentre saltella sgraziato su un tappetino elastico.

Oggi raccontava della fortuna che ha avuto una volta quando ha lasciato il motorino nel garage con le chiavi infilate e nessuno glie lo ha rubato.

Franco sorrideva nervoso e interdetto e vogando per rimettere in sesto una spalla, pareva chiedersi chi mai avrebbe potuto rubare il motorino di Riccardo che stava dentro al garage.

Ma Riccardo e le sue dita pelose ridevano compiaciute e anche la Maria, dentiera e collant bucato da un piede deformato dalla vecchiaia, osservava l’orizzonte come se quel tapis roulant l’avesse davvero dovuta condurre ad una nuova esistenza.

Io, mentre saltellavo su un gradino, guardavo quelle dita ordinate e pelose che saltellavano a loro volta di fronte ai miei occhi.

Dita ordinate e pulite, piedi tranquilli e paciosi che possono portarti un po’ ovunque senza che tu ti debba occupare troppo del loro cammino, peli impertinenti che, liberati dal calzino, annusano l’aria frizzante di vecchiaia e sudore, talloni regolari che non ti comunicano niente e piccoli salti disciplinati che mi ricordavano il tedio dei bambini quando, con le gambe penzoloni, prendono a calci il vuoto e accarezzano la noia.

Poi è arrivato il nostro guru, il nostro maestro di faticosa vita, il nostro futuro di corretta deambulazione e spingendo un bottone lì, buttando un incoraggaimento di là, se ne viene fuori con un quesito che mi ha fortunatamente distratta dai piedi di Riccardo.

Dodici perle dello stesso peso fuorchè una che può pesare più o meno delle altre, con tre sole pesate come individuare la perla farlocca?

E io che mi trovavo da circa mezz’ora ad osservare i piedi di Riccardo per il timore che guardandolo in volto mi sorridesse e mi chiedesse se secondo me era meglio essere ricchi e felici piuttosto che poveri ed infelici, ho fatto mio il quesito e insieme ai piedi di riccardo, stasera mi sono portata a casa anche questo.

Immagino che facendo delle ricerche il risultato possa alla fine saltare fuori, ma siccome così non c’è gusto e il ricordo dei piedi di Riccardo è sempre in agguato, giro a voi il quesito.

Io non ci sono ancora arrivata, voi?

il pelo…nell’uovo

Viscontessa, 15 Novembre 2004

C’è di buono che non devo affrettarmi a preparare la crostata e lo spumantino per festeggiare.
Non aspetto ospiti, sia perchè per un probabile errore tecnico non ho invitato nessuno, sia perchè sono un po’ come Carneide per Don Abbondio.
Vis…vis…chi è costei?
Fatto sta che il mio pelo incarnito ha avuto il suo momento di gloria e se la sua morte tra gli stenti è passata inosservata ai più, la sua futura memoria risplende del luogo virtuale come orgoglio postumo della sottoscritta.
Che poi lo avevo sacrificato per niente giacchè nessun Marco ha di recente frequentato i miei peli pubici, ma dovendo dare un senso al racconto e alla penosa decisione che ho dovuto prendere sul suo conto, mi pareva che giustificare la sua prematura scomparasa con la preventivata visita di un tal Marco, rendesse più onorevole la sua dipartita.
Insomma dedico al mio povero pelo defunto la mia vittoria di oggi del blogrodeo.

pellegrino virtuale fai la carità

Viscontessa, 13 Novembre 2004

Scontrarsi contro la proprio ignoranza è già piuttosto deprimente, prendere atto del fatto che si è anche esseri tecnologicamente inferiori, è anche peggio.


Io avrei, dans bleu (nel blu), deciso di ammettere che l’abito informatico fa il blogger-monaco e stufa del minimal chic adottato per astuzia fino ad oggi, mi piacerebbe poter arricchire questo spazio di materiale gradevole alla vista giacchè le parole, solo parole, non sono certo quelle di un artista.


Avrei già diverse foto e un paio di frasi celebri da utilizzare a mo’ di orecchini per abbellire questo mio delizioso virtual-visino, ma per quanto mi sia impegnata nel comprendere l’arcano linguaggio che alimenta questo luogo, non sono riuscita che a modificare lo sfondo in questo rosa ciclamino che, tra l’altro, non mi pare neanche un granchè.


A questo punto del mio insuccesso esistenziale, avrei bisogno di una mano.


Le soluzioni sono due, invito gli amici e gli chiedo aiuto, oppure tu, spaurito pellegrino del mondo virtuale che passi di qua, mi spieghi come si fa ad inserire le frasi celebri della mia nonna Elena e le foto nude del mio cane Emma.


Vis di ciò ti renderà merito.

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