il mio topo

Viscontessa, 22 Novembre 2004

Mister Jingles sta così e così.

Sono uscita prima dall’ufficio e sono corsa a casa per vedere come stava.

Era sempre nella zuppiera sotto alla doccia.

Gli ho cambiato casa, l’ho messo nella gabbietta verde da asporto per gli uccellini e ci ho infilato dentro anche la sua cuccetta da cani delle Fashion Polly color giallo e arancione.

L’insieme è gradevole ma lui cammina tirando a destra come le macchine incidentate che ci monti su e vanno sempre da una parte.

Ha mangiato un po’ di semi di girasole ma ha molte difficoltà a spostarsi , gli animali quando stanno male o stanno per morire non mangiano, ma i topi sono speciali: sono secoli che ci vanno in culo a noi umani e ai nostri sistemi di sterminio.

Uomini e topi.

I topi sanno sempre come fare loro, i topi sono più animali degli altri, altro che i maiali.

La fattoria degli animali.

Quando ero piccola raccolsi dei cuccioli di topo, erano nudi e la loro madre era morta sotto alla falciatrice.

Non sono sopravvissuti ma io ci ho provato.

Una volta, da piccola, ho anche covato un uovo di colomba. Una volpe era entrata nella colombaia e aveva fatto una strage. Era rimasto solo un uovo intero e io l’ho covato in tasca del cappotto per due giorni.

Poi si è rotto ma il pulcino dentro era già morto.

Mister Jingles si è rimesso a dormire, respira faticosamente ma respira. Come se respirare fosse essenziale per sopravvivere.

Respira ma non si prepara la cuccetta con il cotone che gli messo nella gabbietta.

Ai topi piace faresi le cucce, una volta se la sono fatta dentro ad una mia scarpa e un’altra dentro al pannello della lavastoviglie.

Poi ho dovuto far fuori i topi e non mi è piaciuto.

Una volta ho investito un gatto o almeno credo, era buio e non sono più riuscita a trovarlo.

I rospi invece no, quelli sono sicura di non averli mai investiti, a febbraio i rospi si accoppiano e stanno in mezzo alla strada con l’espressione svagata.

Ma io lo so e cambio strada. 

Mister Jingles adesso respira normalmente.

Adesso dorme.

Posso andare.



Un commento a “il mio topo”

  1. utente anonimo Says:

    Tristezza dei tempi andati e dei paesaggi campestri???
    Mister Jingles dorme ed io son sveglio a lavorare.
    Non trovo più spiegazioni, ma quel che è bello, non trovo più motivazioni.
    Mi trascino stancamente su parole che si inseguono una dietro l’altra e che si concludono con la mia firma.
    Mangio, vivo, respiro, dormo.
    Non sbando a destra.
    Mi è simpatico questo Mister Jingles.

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