varie ed eventuali

Viscontessa, 30 Novembre 2004

Quest’oggi sarei piuttosto seccata dalle insinuazione che qua e la mi è toccato leggere.

Nell’ordine vorrei elencarne almeno tre, sulla quarta mi riservo di giudicare in futuro.

La prima arriva da una mail, “visto che tutti ti considerano salvatrice della patria” (riferito al mio impegno nel mettere su una comunità virtuale) suona male, soprattutto se un minuto dopo l’incauto scrittore afferma che l’ho fatto passare da cretino.

La seconda arriva da un’accusa di narcisismo che, ben inteso, non c’è niente di male ad essere narcisi. Neanche cretini, aggiungo io. (vedi sopra).

La terza da giunge invece come trackback su un post di Brontolo su MN (qui) dove un commentatore ritiene di commentare le mie parole sul suo blog ma lasciando testimonianza del suo commento anche la dove sarebbe stato più corretto commentare.

In questo caso non mi permetterei di definirlo un cretino anche se l’ottusità con cui affronta certi argomenti, non mi fa ben sperare circa la mia opinione nei suoi confronti.

Certo devo anche ammettere che in quest’ultimo caso, la dove lui festoso racconta di come con la sua compagna affrontino tutto ridendo, mi fa riflettere sulla veradicità di quel detto che vede abbondare il riso sulla bocca degli stolti.

Il tutto nasce da quella che allo sguardo di un cieco appare come un dettaglio senza senso e che mi vede irritata dalla consueta abitudine del mio compagno, di compiacermi vuotandoMI la lavastoviglie.

Poi ci facciamo delle gran risate ma la lavastoviglie non è di mia esclusiva pertinenza e ci terrei, giacchè le spese di casa non sono solo di sua, che ciò fosse ben chiaro.

Risate a iosa, ridiamo talmente tanto che quella porta che a casa di Tony frega per terra e che sua moglie amorevolmente gli rimbrotta, a casa mia non frega mai perché provvedo personalmente al suo assetto ogni qualvolta se ne presenti la necessità.

Credo che mio marito di ciò non si sia mai neanche accorto visto che non provo l’irrefrenabile impulso di condividere con chi mi sta accanto ogni momento della mia esistenza.

Però ridiamo tanto anche noi, eccome se ridiamo, ieri sera per esempio abbiamo lungamente riso sulla sindrome del lunedì quella che il nostro TG5 ci ha confermato essere una malattia piuttosto diffusa che colpisce tutti i lavoratori che al lunedì devono tornare in ufficio (quelli in fabbrica no, quelli sono contenti).

Ne abbiamo lungamente riso perché tra una cenetta preconfezionata e una bottiglia di vino, ho sostenuto che l’unica cura efficace per questa malattia, è quella di farsi l’amante in ufficio in maniera tale che il lunedì, l’ansia di vedersi, abbia la meglio su quella che io credevo essere una reazione più che normale al lavoro.

Poi mi ha caricato (non fraintendiamo) la lavastoviglie e quindi abbiamo nuovamente riso dell’ingenuità con cui alcuni credono che certe cose capitino soltanto agli altri e di come questa forma di ingenuità oltre ad una certa età, non possa che essere catalogata come ottusità.

Siamo la coppia più bella del mondo e ci dispiace per gli altri.

Poi non è che uno le cose le pensa pensando…

Viscontessa, 29 Novembre 2004

Poi non è che uno le cose le pensa pensando di pensarle, è che ti capitano dei pensieri mentre dovresti pensare a altro e ti perdi a pensare che ciò che stai pensando meritava di essere pensato pur essendo assolutamente impensabile pensarlo in quel momento.

E quindi.

Quindi niente, dev’essere di ieri sera la pensata sul mio naso che secondo me cresce, e sulla relazione che si possa riscontrare tra la crescita di un naso e la decrescita delle tette.

Mi piacciono i ragionamenti che seguono un filo logico e non inducato il lettore a perdersi nei miei pensieri.

Chiari e lineari.

E allora tra le tette e il naso ho pensato che non c’è alcuna via di uscita perché se sei bella e intelligente sei una donna pericolosa (direi destabilizzante), se sei bella e scema, le belle son tutte sceme, se sei brutta e intelligente, sei una stronza e se sei brutta e scema “falla anche mordere” (direbbe qualcuno), sei già brutta e scema e non è necessario infierire.

Poi seguendo lo sterno mi sono spinta oltre e sono arrivata a pensare che se la dai e ti innamori sei pericolosa (direi invadente), se la dai e non ti innamori, sei troia, se non lo dai e t’innamori sei una piaga e se non la dai e non ti innamori sei la De Filippi.

E quindi, giù giù verso l’ombelico, mi sono incagliata su altri pensieri che adesso non ho il tempo di approfondire e poi scendi, scendi mi sono anche un po’ distratta……

cazzabubboli e rossetti

Viscontessa, 27 Novembre 2004

Adesso potrei andare qui e scrivere un bel post intitolato “cazzabubboli e marchiazzoni” e raccontare di quella volta che ho visto un cazzabubbolo che mangiava con un marchiazzone.

Oppure potrei parlare di quelle sceme della wind che ti invitano a seguirle al polo nord (sud?) non prima però di aver attraversato l’Alaska a cavallo di un asino geneticamente modificato e con indosso una pelliccia di facocero nano della Bielo-russia.

Oppure potrei parlare della elementare legge di mercato che contrappone alla numerosa offerta di prostituzione di giovanissime ragazze extra comunitarie, una evidentemente altrettanto numerosa richiesta.

Potrei ma non mi sentirei a mio agio perché immagino (presuntuosamente immagino) che le eventuali risposte non sarebbero sgombre da questo temporale che mi aleggia sulla testa ormai da un pezzo.

E così cazzabubbolo nel mio piccolo come quando torni a casa da una giornata lavorativa difficile e ti fai una maschera di bellezza giusto per confermare quella strana sensazione che ti ha pervaso durante tutto il giorno.

Una volta uno a Napoli mi disse “io con le donne non tratto”, girai i tacchi e andai a comprarmi un rossetto.

Un’altra volta uno a Milano mi disse “tenga pure il resto, si compri qualcosa per lei… un profumo….. un rossetto” girai i tacchi e corsi a casa a farmi una maschera di bellezza.

A volte mi facevo anche un aperitivo, altre un collega, il più delle volte entrambe e poi andavo a comprarmi un rossetto.

Poi ci fu uno che mi regalò una scatola con dentro cinquanta rossetti e da allora ho fatto solo maschere di bellezza.

Maschere senza ritegno, bellezza….. insomma.

Secondo me le pubblicità fregano, i rossetti sono molto più fedeli.

amore, facciamolo insieme!

Viscontessa, 24 Novembre 2004

Esistono dei piccoli accorgimenti che fanno quasi tenerezza.

Per distrarmi un po’ da tutto questo urlare silenzioso di una giornata virtuale, pensavo alla pubblicità dell’orologio D&G e alla simpatica trovata pubblicitaria dell’ultimo peto.

Lei deliziosa, per ringraziarlo del regalo ricevuto, si alza per baciarlo e un piccolo, tenero peto abbandona le sue viscere calde e maliziose per depositarsi delicatamente nell’aere.

Lui, più maschio, più potente e galantuomo, per sollevarla dall’evidente imbarazzo del contrattempo, risponde con qualcosa di ben più sonoro e rumoroso, creando con la sua dolce lei una complicità sbarazzina che si manifesta in una risata della coppia e si conclude con la visione in primo piano dei due orologi.

Il piccolo e femminile peto di lei e quello forte e virile di lui

Avrei preferito che dovendo sottostare all’infrangersi di un tabù per motivi economici, non si fosse prediletto quello già macilento dell’educazione, ma quello ben più scomodo e consolidato dei ruoli sociali consentendo anche a lei, nella volgarità dilagante dello spot, di poter esprime il suo intestino con il medesimo fragore del suo compagno.

In secondo piano la porzione di fagioli causa dell’imprevista complicità dei due.

Perché non si pensi che chi porta orologi di quel tipo sia avvezzo a simili oscenità anche se, simili tenere oscenità, possono suggellare l’amore di coppia meglio della benedizione di un prete.

Immagino la faccia di lei quando domani lo racconterà alle amiche……….

Lucia

Viscontessa, 24 Novembre 2004

E’ una cosa vecchia che avevo pubblicato tempo fa ma mi sembra adatta al momento….

Lucia è un mucchietto di ossa e due stracci.

Si è innamorata Lucia e ha lasciato il suo pasello tra i monti per scendere in questo paesotto di artigiani arricchiti.

Ha trovato un lavoro qui, deve rispondere al telefono con quella sua vocina da stracci e deve controllare i conti perché il commerciante non faccia la cresta sugli aghi per cucire a macchina. E’ scrupolosa Lucia, per ogni ago che costa più di 10 lire, telefona al commerciante furbo e chiede una nota di credito, a volte non basta neanche una telefonata e così lei telefona fino a quando non ha quel documento.

Ed è puntuale e coscienziosa, mai un caffè, mai una telefonata personale, mai una parola con un collega e mai anche la pipì, che per non disturbare se la riporta a casa la sera dove l’aspetta il suo amore.

Dopo un po’ Lucia rimane in cinta, conoscendola mi è venuto il dubbio che neanche lei sapesse come è potuto succedere, si dispera e piange ma poi quel suo mucchietto di ossa sembra contento e lei si affeziona all’idea.

E così un paio di mesi prima che nasca Sofia va in maternità e poco prima che Sofia squarci quel suo mucchietto di ossa, le viene una paralisi facciale che le lascerà per sempre un ghigno orribile sul volto.

Io nella storia entro adesso, mi chiamano per un colloquio nell’azienda dell’artigiano arricchito, cercano qualcuno che possa sostituire quel mucchietto di ossa, una sostituzione definitiva perché di Lucia non ci si può fidare: una che resta in cinta così non si sa mai cosa potrebbe combinare.

Lucia non sa niente della mia presenza, e quando torna a lavorare dopo solo tre mesi dal parto e con la piccola Sofia sballottata ogni mattina da una nonna a 50 km dall’artigiano arricchito, mi trova alla sua scrivania.

Lucia non dice niente, sorride con il suo ghigno e il suo occhio lacrimante, si siede ad un altro tavolo e comincia a controllare le sue fatture.

Non dice niente Lucia e non dice niente neanche l’artigiano arricchito, non una parola per sapere come stia la sua piccola o come stia il suo occhio lacrimante.

L’unica che parla è la figlia dell’artigiano arricchito.

Lei parla, parla tutto il giorno, parla della sua delusione per una che resta in cinta così, che aveva detto che figli non ne voleva, e parla di chi lì dentro per un paio di milioni al mese ha partorito sulla scarnitrice della pelle, parla di quell’occhio lacrimante che non è un bello spettacolo da vedere e parla a Lucia che risponde al telefono con una voce che non le piace.

Parla la figlia dell’artigiano arricchito, parla così a lungo e così a sproposito che un sabato mattina il mucchietto di ossa e i suoi stracci, vengono di nascosto a portare una lettera di dimissioni.

E’ tutto in regola, conferma il consulente del lavoro, le dimissioni le ha date lei e quindi non c’è di che preoccuparsi.

Siamo in Toscana, sulla riva di quel fiume dove qualcuno risciacquò i panni, ad uno sputo da quella città simbolo di arte e cultura..

E adesso non parlatemi di mobbing in un posto dove la gente lavora in fabbrica da quando ha quattordici anni.

sono una donna non sono una Fanta

Viscontessa, 23 Novembre 2004
La notizia è strepitosa.
La Vis, Vostra inutile scriba, non può fare a meno di essere orgogliosa della sua condizione di donna.
La notizia è del TG5 di stasera e affronta il delicato caso di donne “evolute”.

Cinque, e dico cinque donne, sono diventate controllori di volo!

A detta del servizio che è durato almeno 10 minuti, questi rarissimi esemplari di donna si occuperanno di gestire in toto la torre di controllo, dal traffico aere alle emergenze, dal traffico automobilistico (dice che sulle piste gira anche quello) a quello umano.
Una delle cinque è anche stata intervistata perchè una notizia così singolare, non poteva concludersi senza l’intervista di ordinanza e cosa ancor più singolare, l’esemplare intervistato, sembrava proprio una donna a tutti gli effetti. Insomma non si notava la differenza tra lei e un più comune esemplare di donna semplice, quella che immagino il cronista vedesse intenta a spignattare tra i fornelli.

Son soddisfazioni, credete!










prima del caffè

Viscontessa, 23 Novembre 2004

Oggi piove e non so come regolarmi.

Non ho seguito il tg di ieri sera e continuo a chiedermi se questa pioggerellina sia un normale fenomeno autunnale o se c’è qualcos’altro che dovrei sapere.

Attendo il prossimo TG rintanata in ufficio e nella malinconica attesa di una corretta informazione, mi chiedo con crescente apprensione cosa ne sarà di Al Bano.

Ho comprato un monolocale accessoriato e molto luminoso per Mister Jingles.

Fa progressi. Stamattina aveva finalmente stracciato la carta che gli avevo sistemato dento alla gabbietta.

Cuore di mamma: sono orogogliosa di lui.

Però tira a destra.

Oggi può essere un gran giorno datti un’opportunità.

il mio topo

Viscontessa, 22 Novembre 2004

Mister Jingles sta così e così.

Sono uscita prima dall’ufficio e sono corsa a casa per vedere come stava.

Era sempre nella zuppiera sotto alla doccia.

Gli ho cambiato casa, l’ho messo nella gabbietta verde da asporto per gli uccellini e ci ho infilato dentro anche la sua cuccetta da cani delle Fashion Polly color giallo e arancione.

L’insieme è gradevole ma lui cammina tirando a destra come le macchine incidentate che ci monti su e vanno sempre da una parte.

Ha mangiato un po’ di semi di girasole ma ha molte difficoltà a spostarsi , gli animali quando stanno male o stanno per morire non mangiano, ma i topi sono speciali: sono secoli che ci vanno in culo a noi umani e ai nostri sistemi di sterminio.

Uomini e topi.

I topi sanno sempre come fare loro, i topi sono più animali degli altri, altro che i maiali.

La fattoria degli animali.

Quando ero piccola raccolsi dei cuccioli di topo, erano nudi e la loro madre era morta sotto alla falciatrice.

Non sono sopravvissuti ma io ci ho provato.

Una volta, da piccola, ho anche covato un uovo di colomba. Una volpe era entrata nella colombaia e aveva fatto una strage. Era rimasto solo un uovo intero e io l’ho covato in tasca del cappotto per due giorni.

Poi si è rotto ma il pulcino dentro era già morto.

Mister Jingles si è rimesso a dormire, respira faticosamente ma respira. Come se respirare fosse essenziale per sopravvivere.

Respira ma non si prepara la cuccetta con il cotone che gli messo nella gabbietta.

Ai topi piace faresi le cucce, una volta se la sono fatta dentro ad una mia scarpa e un’altra dentro al pannello della lavastoviglie.

Poi ho dovuto far fuori i topi e non mi è piaciuto.

Una volta ho investito un gatto o almeno credo, era buio e non sono più riuscita a trovarlo.

I rospi invece no, quelli sono sicura di non averli mai investiti, a febbraio i rospi si accoppiano e stanno in mezzo alla strada con l’espressione svagata.

Ma io lo so e cambio strada. 

Mister Jingles adesso respira normalmente.

Adesso dorme.

Posso andare.

La notizia più allarmante dei TG5 di oggi è…

Viscontessa, 22 Novembre 2004

La notizia più allarmante dei TG5 di oggi è l’epidemia di macabre coincidenze che ha colpito ultimamente la nostra penisola.

Il primo caso accertato è avvenuto qualche giorno fa a Roma, un vigile accorso sul luogo di un incidente, ha purtroppo scoperto che la vittima del medesimo, era il figlio.

Poi è stata la volta di una madre che con la sua autovettura si è trovata di fronte al luogo dove il figlio era appena deceduto a causa di un altro incidente stradale.

La casualità, in questo secondo caso, era già di molto inferiore visto che madre e figlio erano partiti insieme e si dirigevano entrambi nello stesso luogo.

Ma il sensazionalismo vuole la sua parte.

Stasera poi l’unico medico di guardia del paese, era una donna del medesimo paese (ma tu guarda le coincidenze!) a cui è stato portato il fratello in fin di vita, vittima di un incidente avvenuto (ma chi lo avrebbe mai detto!) sempre nel medesimo paese.

Domani, la butto lì, morirà la signora Cesira di 98 anni e affetta da una forma terminale di tumore. Casualmente i suo parenti saranno al suo capezzale al momento del decesso.

il topo narcolettico

Viscontessa, 21 Novembre 2004

E’ successo che per ottenere un briciolo di attenzione da un pellegrino virtuale, ho dovuto come d’abitudine prometterla.

E’ poi successo che alla mia richiesta sulla perla farlocca non abbia risposto nessuno per quanto la corretta soluzione al problema, mi avrebbe permesso di usufruire di un anno di riabilitazione gratuita convertibile in cure estetiche da concordare.

E anche qui non potrò fare a meno di prometterla.

E’ infine successo che oggi pomeriggio abbia trovato un topolino più rincoglionito della sottoscritta quando scrive e che abbia quindi deciso di battere nuovamente le strade del web, in cerca di un aiuto, di uno spunto, di un suggerimento, sul come accudirlo.

Si tratta di un piccolo topolino di campagna che ho preso, a mani nude e senza difficoltà alcuna, nei pressi delle scuderie dei cavalli. Scorrazzava lì un po’ stordito e accompagnato, nel suo zigzagante percorso, dalle urla di una banda di una decina di bambini compresa mia figlia.
La bestiola, come dicevo, si è fatta tranquillamente prendere ed è rimasta tra le mie mani fino al mio arrivo a casa dove l’ho sistemata in una zuppiera, l’ho foraggiata con semini di girasole e l’ho coperta con la cuccetta del cane delle Fashion Polly: bamboline di gomma frutto della nanotecnologia ludica.

Questo succedeva oggi pomeriggio verso le 6 ed è da allora, dopo aver abbondantemente mangiato e bevuto, che si è rintanato nella sua casetta a dormire.

Dorme del sonno tranquillo con cui può dormire un topo, tiene gli occhi chiusi e il musetto in continuo movimento, un leggero fremito attraversa il suo piccolo mantello peloso e le sue orecchie le percepisci in movimento anche da ferme.

Di tanto in tanto passo di lì e lo osservo.

A dire il vero, un paio di ore dopo la sua adozione in casa mia, ho pensato di essermi imbattuta nel popolare Mister Jingles

de Il miglio Verde. Per essere però sicura del fatto che fosse proprio lui, avrei avuto bisogno di un omone di colore di un paio di metri ed essendone momentaneamente sprovvista (anche perché se lo avessi avuto tra le mani lo avrei preferibilmente usato per testare la topa e non il topo) ho pensato che potesse trattarsi di un topo narcotizzato o affetto da narcolessia.

Mi è per esempio venuto in mente che il topolino potrebbe essersi fatto fuori una confezione di Prozac o potrebbe aver assaggio il caffè delle Pina (che fa più o meno lo stesso effetto) o potrebbe essere fuggito da un laboratorio segreto di qualche casa farmaceutica, dove testano per esempio l’effetto delle parole dell’on. Bondi sui topi.

Insomma, adesso c’ho lì questo topo che se la dorme della grossa e l’animo francescano che mi distingue, chiede di sapere se potrò dormire sonni tranquilli o se la bestiola si riprenderà nel corso della notte e andrà infilarsi, magari, nel cassetto dei miei calzini.

Io, che a sognare ancora mi diverto, ho deciso che si chiamerà comunque Mister Jingles.

Poi faccia un po’ lui.


« Post precedenti